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pettirosso

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Laboratorio Etico francescano - Verona

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Il bosco dei pettirossi

Forcella di Olino (1158 mt)
Costa del Palio (1400 mt)
Morterone (1070 mt)
Forcella di Olino (1158 mt)

Con la partecipazione di (in ordine di apparizione):
pettirossi, due caprioli, cuculi, una volpe,
gheppi, fanelli, stiaccini, allodole, prispoloni, fringuelli,
ciuffolotti, averle piccole, poiane, nibbi, cornacchie, un'aquila reale.


capriolo

cuculo

volpe

gheppio

primula

nontiscordardime

ranuncoli

narcisi

rosa selvatica

nocciolo

fanello

stiaccino

allodola

prispolone

fringuello

ciuffolotto

averla piccola

gheppio in spirito santo

poiana

nibbio bruno

cornacchia

aquila reale

      ntrare a far parte di un colore significa assumerne l'essenza, rinascere ad ogni passo nell'energia che la luce scompone creando tutto ciò che ci appare.
Nella virtù di esistere in prossimità delle cose, e non al di sopra di esse, è data anche la facoltà di stare nei colori. E oggi entriamo nel verde, ce ne dipingiamo la faccia e gli abiti, perché così è il percorso che conduce dal bosco della Forcella d'Olino, in Val Boazzo, al passo del Palio, costiera prativa affacciata sulla Valle Imagna, nella bergamasca.

         faggi, grandi, filtrano la luce del sole tra le foglie tenere e il vapore del verde diventa una presenza misteriosa e viva, che non si può fare a meno di respirare.

      uesto è il bosco dei pettirossi, una comunità d'alberi e animali stregata dalla tranquillità, e loro, i minuscoli, rotondi uccelletti dal petto aranciato che tutti conoscono, sono dappertutto. Il pettirosso è un uccellino curioso, sembra di sapere tutto di lui per il fatto di vederlo un po' ovunque, ma anch'esso custodisce piccoli segreti che meravigliano.

      anto per cominciare, è lui la creatura incaricata di testimoniare a tutte le altre che c'è sempre un momento in cui arriva l'inverno ad addormentare ogni cosa che viveva: anche quando il sole ci riscalda e ovunque i fiori sbocciano, dimentichi come noi della stagione fredda, ecco, proprio allora il suo cinguettio limpido verrà a riportare alla memoria i crepuscoli intirizziti di novembre, quando è ormai quasi buio e sugli alberi tutto tace, tranne la sua malinconica voce.
E poi il suo canto, chi può aver dato ad un uccello una nota così assolutamente pura se non una forza misteriosa che vuole dirci qualcosa, perché del resto il pettirosso canterebbe sempre, in ogni periodo dell'anno, se non per aprire al nostro cuore una porta altrimenti invalicabile?
Quando camminando nel bosco si sente il canto di questo uccello, che non è un caso la favola voglia intriso sul petto di una goccia di sangue divino, occorre fare attenzione e decifrare il messaggio.

      tamani i pettirossi non stanno zitti un momento, pare di stare sotto una pioggia di cristalli che cadono dai rami, e la cosa fa riflettere, si capisce di essere in un momento e in un luogo speciale, caprioli fuggono davanti a noi, la voce di un cuculo risuona come fosse chiuso dentro ad una scatola, ma è solo l'eco della vallata, la tana di una volpe giace deserta, la padrona non è in casa, magari osserva nascosta il nostro passaggio.

         non si ode nient'altro che quelle piccoli, chiare voci.
Il bosco si va diradando, in leggera pendenza raggiungiamo la Fonte delle Forbesette, cespugliosa radura chiusa dalle torri del Resegone: un gheppio sfiora le pareti con voli vertiginosi e le primule occhieggiano tra le fessure calcaree inondate di sole.
Un breve tratto ancora nel bosco e finalmente la luce trapela più decisa, il verde si va dissolvendo in una cascata d'azzurro infinito e prati punteggiati di gialli ranuncoli: usciamo allo scoperto, sulla costa del Palio, collana di docili gobbe erbose fortunatamente non invase completamente dai pascoli e quindi in grado di ospitare una vegetazione ricca, morbida di sfumature, nontiscordardime, ranuncoli, narcisi, cespugli di rosa selvatica e nocciolo.

      n ambiente raro, questo del prato a sfalcio misto a cespugli radi, che ospita numerosi uccelli, soprattutto passeriformi e rapaci.
Tra i primi, coloratissimi fanelli,dalla testa e il petto scarlatto, stiaccini dalla livrea aranciata e dal chiacchericcio insistente, allodole e prispoloni persi nel blu dei loro voli canori elaboratissimi, fringuelli, ciuffolotti in visita dalla pineta sottostante e poi loro, le splendide averle piccole, dalle ali color ruggine e la testa grigio perla agguerrita da una nera mascherina, piccole predone del cielo: crudeli e predestinate, quindi innocenti.

      n aria invece un gheppio si tiene appeso al suo spirito santo: nelle correnti limpide di questa giornata le sue remiganti chiare diventano quasi trasparenti.
Una poiana lancia il suo lamento e un nibbio bruno volando si spinge lontano.

      a passeggiata va concludendosi e io mi chiedo qual era il senso del messaggio dell'uccello dipinto dalla goccia di una spina tolta col becco.

      avanti a me due cornacchie si buttano in picchiata su un oggetto a terra, lo sfiorano e poi tornano su, in una folle acrobazia di guerra.
Quell'oggetto, lì a pochi metri, è un'aquila reale, si guarda dalle pettegole, ma non pare a lungo turbata delle loro incursioni.
E' un gigante alato, la testa possente e dorata, i grandi calzari, il corpo massiccio.
Ci scruta con occhio vigile e quando decide che ci siamo avvicinati abbastanza -ma quanto ci ha lasciato avvicinare, intanto!- distende le ali e si alza in cielo.

      'ho rivista dopo, dal basso, sorvolare il bosco attraversato al mattino, il bosco dei pettirossi. Il messaggio non era chiaro, ma forse eravamo entrati tanto nel colore verde da essercene dipinti il cuore, oltre la faccia e gli abiti.
Per questo i pettirossi ci parlavano, per questo l'aquila ci ha così tanto concesso di sé.




      ita Bolzoni