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Indice 15 ottobre 2007 - I figli dei ratti che mangiano OGM 22 aprile 2007 - Bio cavolfiore gigante 31 gennaio 2007 - Le carni di pollo sono ricche di proteine e povere di grassi. 23 settembre 2006 Il rapporto del WWF sugli inquinanti nei cibi 8 agosto 2006 I grassi trans cambiano la forma del corpo 08 luglio 2006 Pollo biologico o di allevamento intensivo? 22 ottobre 2006 - Il valore alimentare delle uova feconde 27 maggio 06 - Sciolto l'enigma: è nato prima l'uovo della gallina 23 maggio 06 - Pesticidi nel piatto 2006: oltre il 40% 05 aprile 2006 Responsabile dell'aviaria è l'allevamento industriale 04 aprile 2006 Che fine ha fatto l'aviaria? 02 marzo 2006 Aviaria: la radice del problema è l'allevamento industriale. 26 febbraio 2006 Aviaria, una psicosi gonfiata ad arte 22 febbraio 2006 Salubrità delle carni e resistenza alle malattie 20-02-2006 Le bugie della RAI sull'influenza aviare 16 febbraio 2006 I Pediatri: "non togliete il pollo dalla dieta dei bambini"
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| 15
ottobre 2007 - I miserandi figli dei ratti che mangiano
OGM
Il lavoro di Irina Ermakova, una scienziata russa, è datato 2005, ma è stato pubblicato solamente il mese scorso sulla prestigiosa rivista Nature Biotechnology. I dati messi insieme da Irina Ermakova, sui ratti figli di madri nutrite con OGM, sono impressionanti: -il 33% dei figli di madri nutrite con soia OGM era un autentico "peso piuma"; animaletti di appena 10-20 grammi di peso. -nessuno dei ratti figli di madri nutrite con OGM, una volta cresciuto, è riuscito a mettere a sua volta al mondo dei cuccioli. Pietro Perrino, dirigente di ricerca del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) presso l'Istituto di genetica vegetale di Bari, accusa che è ben difficile che informazioni come queste finiscano sulle prime pagine dei giornali. "Le ricerche sfavorevoli agli OGM spesso non vengono accettate dalle riviste scientifiche. Oltretutto gli scienziati che le conducono rischiano di uscire dai gruppi di lavoro e dalle commissioni."
Greenplanet.net 14-10-2007 torna all'indice
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| 22
aprile 2007 - Bio cavolfiore gigante
All'azienda agricola "La Casetta" è stato raccolto un cavolfiore gigante del peso di Kg. 5,60 e con un diametro di cm. 35. Naturalmente coltivato e certificato BIOLOGICO !
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| Az. Agr. BIO "La
Casetta" 22 apr. 2007
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31 gennaio 2007 - Le carni di pollo sono ricche di proteine e povere di grassi. Le carni di pollo sono un'eccellente fonte di proteine animali, e contengono grassi in misura molto ridotta. Ma è soprattutto la composizione dei grassi che rende ragione della preferenza per le carni avicole: la buona presenza di acidi grassi insaturi (di acido oleico in particolare) giustifica gli effetti favorevoli che si osservano quando nella dieta le carni rosse sono sostituite con quelle bianche. Una ricerca clinica (pubblicata su American Journal of Clinical Nutrition 2006) ha testimoniato che la sostituzione delle carni rosse con il pollo non solo riduce il colesterolo sanguigno, ma migliora anche il funzionamento del rene nei soggetti affetti da diabete di tipo 2. Le carni avicole sono di facile assimilazione; contengono infatti una minore quantità di tessuto connettivo. Inoltre, le ridotte dimensioni delle fibre muscolari rendono queste carni adatte anche a chi ha difficoltà di masticazione (bambini e anziani) o problemi digestivi.
Vita in Campagna febb.2007 torna all'indice
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settembre 2006 - Il rapporto del WWF sugli inquinanti nei
cibi.
119 le sostanze tossiche trovate negli alimenti esaminati in sette paesi europei. Sono inquinati il pesce, il burro, l'olio d'oliva e persino la carne di renna. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto del WWF. Nei nostri piatti ci sono inquinanti vecchi e nuovi. Gli ftalati, utilizzati per rendere flessibili le materie plastiche, sono stati trovati nell'olio d'oliva, nei formaggi e nella carne. I pesticidi organoclorurati, utilizzati in agricoltura contro gli insetti nocivi ( compreso il Ddt bandito da decenni), sono stati trovati nel pesce, nel burro e persino nella carne di renna. Gli organostannici ( gli antivegetativi, i conservanti del legno) nel pesce. I ritardanti di fiamma (per prevenire la combustione nei tessuti e nel mobilio) erano nella carne e nel pesce. Deve essere seriamente valutato l'effetto di un'esposizione cronica , anche a basse dosi, di un cocktail di contaminanti attraverso la dieta, soprattutto nel feto in via di sviluppo, nei neonati e nei bambini.
Varese news, 23 settembre 2006 torna all'indice
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8 agosto 2006 - I grassi trans cambiano la forma del corpo. I cosiddetti "grassi trans", i grassi saturi idrogenati (ovvero resi solidi), come la margarina e l'olio vegetale, provocano una ridistribuzione del tessuto adiposo nell'addome, modificando in maniera importante l'aspetto fisico. L'aumento del peso corporeo che questi grassi causano si osserva anche con una dieta controllata dal punto di vista delle calorie. Infine si può ricavare che i grassi trans aumentano anche il rischio di diabete. Sono queste le principali conclusioni di uno studio condotto da alcuni ricercatori americani su un gruppo di scimmie. Il confronto è stato effettuato fra un gruppo alimentato con grassi trans e un altro con olio d'oliva. Era noto che i grassi trans aumentavano i livelli di lipopoteine a bassa densità o LDL il colesterolo cattivo; ma lo studio riportato indica che gli effetti sono peggiori di quanto anticipato: anche rischio di diabete, ridistribuzione del grasso, aumento di peso a parità di calorie. Per i consumatori il consiglio è di leggere le etichette con attenzione (La margarina non è un buon ingrediente) e di informarsi presso i ristoranti.
Hylobates Consulting Srl, 17 luglio 2006 torna all'indice
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08 luglio 2006 - Pollo biologico o di allevamento intensivo? Visitare un allevamento intesivo di polli è più convincente di ogni lettura per metterci in guardia prima di consumare a casa o al ristorante il classico pollo arrosto di cui non conosciamo la provenienza. Immensi capannoni dove ogni metro quadrato ospita 14 polli, illuminazione giorno e notte, mangimi additivati con prodotti farmaceutici (antibiotici e chemioterapici) per prevenire la diffusione di germi e virus. Il 50% degli antibiotici prodotti in Europa è utilizzato per gli animali. L'allevamento intensivo ha un ciclo produttivo velocissimo, 40/50 giorni dalla nascita del pulcino. Che si compri già cotto o soltanto macellato, che si allevi o si acquisti in campagna, è importante conoscere la provenienza e le modalità di allevamento. Ogni animale, allevato senza il rispetto delle sue esigenze di benessere, con ritmi, spazi e cibi innaturali non può che portare alla produzione di carne che ha ben poco con il pollo di antica memoria. La produzione biologica modifica completamente la struttura degli allevamenti e riduce drasticamente le produzioni. Il biologico prevede alimentazione biologica e assenza di OGM. Le carni ottenute hanno un sapore differente e la composizione del prodotto viene esaltata dalla forma di allevamento più naturale, che porta ad una maggiore presenza di antiossidanti e vitamina E, la carne è più scura e meno tenera, alla degustazione più gradevole. La carne di pollo intensivo viene quotata alla borsa dei prodotti agricoli circa un euro al chilogrammo, con un euro sullo stesso mercato è possibile acquistare quattro chilogrammi di mais. Con quattro chilogrammi di mais è impossibile allevare un pollo, di conseguenza un pollo di allevamento intensivo difficilmente conoscerà il sapore del mais !!!!!!
Greensite - 08-07-2006 torna all'indice
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22 ottobre 2006 - IL VALORE ALIMENTARE DELLE UOVA FECONDE
l' uovo è una meravigliosa cellula gigante. Contiene molti grassi e appena l'1% di carboidrati. Questi valori sono influenzati dalla razza, dall'età e dall'alimentazione della gallina. Il valore alimentare però non dipende dalla sua composizione chimica ma dalla sua attitudine a costruire tessuti. Ciò che conta è l'attività funzionale, le potenzialità fisiologiche che presentano i suoi componenti. Come il seme di una pianta germinato ha un maggiore valore biologico rispetto al seme non germinato anche l'uovo fecondato (gallato) ha un valore alimentare superiore all'uovo deposto da galline non fecondate. Per confermare queste affermazioni si è proceduto ad una serie di ricerche. Sono stati presi alcuni gruppi di tacchini in crescita e sono stati alimentati nel seguente modo: - un gruppo con miscela di cereali integrata con uova fecondate - un altro gruppo è stato alimentato con la stessa miscela di cereali e la stessa integrazione di uova che però non erano state fecondate. Tutte le uova provenivano da galline della stessa razza, stessa età e stessa alimentazione. Alla fine della prova, i tacchinotti alimentati con uova fecondate avevano un peso superiore a quello dell'altro gruppo del 36 %. Quindi le uova ottenute da pollai dove assieme alle galline è previsto un adeguato numero di galli hanno un maggiore valore nutritivo superiore, un terzo in più, rispetto alle uova non gallate.
Biozootec - 22/10/06 torna all'indice
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27 maggio 06 - SCIOLTO L’ENIGMA: È NATO PRIMA L’UOVO DELLA GALLINA Secondo gli scienziati il Dna originario dei nostri polli era per
forza in un embrione
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23 maggio 06 - PESTICIDI NEL PIATTO 2006: oltre il 40% della frutta è contaminata da pesticidi.
Permangono alcune situazioni preoccupanti, tra le quali un’alta
percentuale di campioni di frutta contaminati (46%), alcuni casi
eclatanti di prodotti con numerosi principi attivi contemporaneamente,
laboratori “pigri” che effettuano controlli esigui e casi di
presenza di sostanze vietate da molti anni.
Ecco in sintesi i dati che emergono dal rapporto Pesticidi nel Piatto 2006 di Legambiente. Sono 9.258 i campioni analizzati nel corso del 2005, ben 697 in più rispetto al 2004, nonostante sia la Calabria che il Molise abbiano dichiarato di non aver svolto analisi. Contaminazioni maggiori nella frutta (46% dei campioni) che nella verdura (15,5%), mentre aumentano i rilevamenti di sostanze chimiche nei derivati (13,7% nel 2004, 14,7% quest’anno). Sebbene dal dossier di Legambiente emerga un leggero miglioramento della situazione italiana rispetto agli anni scorsi, è bene ricordare che l'Italia non si è ancora dotata di un piano di riduzione dell'uso di pesticidi - ricorda Sofia Parente - E' questo uno degli obiettivi del PAN Europe, di cui Legambiente è membro effettivo, e con la quale cercheremo di mettere in atto delle azioni in questo senso, come già accade in molti Paesi Europei. Individuare quali pesticidi ridurre o eliminare e proporre alternative meno dannose per l'uomo e per l'ambiente tramite adeguate leggi europee sarà il filo conduttore della nostra azione comune. Voglio citare uno studio recente condotto dal gruppo di lavoro AAAF (ARPA-APAT-APPA Fitofarmaci) sul contenuto di pesticidi in un pranzo-tipo, dal quale emerge che 39 pranzi sui 50 analizzati contengono da un minimo di 2,4 a un massimo di 10 residui. Si è calcolata poi la quantità dell'ingestione giornaliera di fitofarmaci da parte dell'uomo, del ragazzo e del bambino: nei casi peggiori un bambino assume fino al doppio della dose giornaliera accettabile (ADI) stabilita dall'Unione Europea. Tra i casi eclatanti spiccano un’arancia con ben dieci principi attivi contemporaneamente, due mele rispettivamente con otto e sette residui e due campioni di pere con sei e sette residui. Tra le verdure spicca il caso di un peperone con sette residui e di una zucchina con tre principi attivi tra cui un componente del DDT, sostanza vietata da molti anni. Da segnalare inoltre l’aumento dei controlli sui prodotti biologici che è in generale positiva, con pochi casi di irregolarità, dei quali però non viene specificata la causa. Legambiente, 23 maggio 2006 torna all'indice
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05 aprile 2006 Responsabile dell'aviaria è l'allevamento industriale
Zurigo - L'associazione per la protezione degli animali d'allevamento "Kagfreiland" chiede a Berna di togliere l'obbligo di tenere al chiuso il pollame.
L'organizzazione ritiene che una simile misura non sia più
giustificata per la lotta contro l'influenza aviaria e che i veri
responsabili della diffusione del virus H5N1 non siano gli uccelli
migratori, ma piuttosto le grandi industrie del pollame.
L'organizzazione sottolinea inoltre che la diffusione del virus H5N1 non corrisponde con i dati geografici e temporali sugli spostamenti degli uccelli migratori. I casi di aviaria registrati in Francia, Pakistan, Nigeria, Birmania e Israele hanno tutti interessato grandi allevamenti di pollame al chiuso. Perché il virus possa diventare un agente patogeno altamente contagioso, sono necessari numerosi e rapidi passaggi da un animale all'altro, ciò che è possibile soltanto in grandi allevamenti e in ambienti ristretti, afferma "kagfreiland". Swissinfo, 5 aprile 2006 torna all'indice
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04 aprile 2006 Che fine ha fatto l'aviaria?
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| 02 marzo 2006 Aviaria:
la radice del
problema è l'allevamento industriale.
Il rapporto di GRAIN (org. intern. non governativa) punta il dito contro l' industria transnazionale del pollame come origine della crisi dell'influenza aviara ed è lì che occorre indirizzare gli sforzi per controllare il virus. L'espansione degli allevamenti industrializzati ed i network commerciali hanno creato le condizioni ideali perché emergessero e venissero trasmessi virus letali come l' H5N1. I virus, all'interno di allevamenti densamente popolati, possono rapidamente proliferare e divenire letali. L'aria pesantemente infetta si diffonde poi per chilometri, mentre le reti commerciali diffondono il contagio attraverso vari vettori: pulcini di un giorno, penne, uova fecondate, letame di polli. Devlin Kuyek, di GRAIN, dice che il virus uccide uccelli selvatici, ma è impossibile che sia diffuso da questi. Ad esempio: in Malaysia, il tasso di mortalità causato dall'H5N1 fra i piccoli allevamenti nei villaggi è solo del 5%, indicativo del fatto che il virus fatica molto a diffondersi nei piccoli assembramenti di polli. Le prove che troviamo sempre più, dall'Olanda nel 2003 al Giappone nel 2004 all'Egitto nel 2006 confermano che il contagio della variante letale dell'influenza aviaria si presenta in allevamenti industriali di larga scala e poi si diffonde da lì. Una domanda scottante è perché i governi e le agenzie internazionali,. come la FAO, non stanno facendo nulla per investigare su come gli allevamenti industriali stiano diffondendo il virus? Invece stanno usando la crisi come una opportunità di industrializzazione del settore: mettere al bando i pollai all'aperto, schiacciare i piccoli produttori e rifornire le fattorie con polli geneticamente modificati. Kuyek conclude : QUANDO I GOVERNANTI SI RENDERANNO CONTO CHE PROTEGGERE I POLLI E LE PERSONE DALL'INFLUENZA AVIARIA SIGNIFICA PROTEGGERLI DALL'INDUSTRIA GLOBALE DEGLI ALLEVAMENTI INDUSTRIALI ?
Da: Cultura e società. torna all'indice
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26 febbraio 2006 Aviaria, una psicosi gonfiata ad arte
L'allarme influenza aviaria è una mongolfiera che si sta gonfiando sempre di più. A rifornirla di gas è tutta una serie di figure interessate a vario titolo ad alimentare la psicosi. "I nuovi cervelli", esperti vogliosi di garantirsi visibilità, diffondo notizie più disparate. A ridimensionare l'emergenza è Francesco Chiodo, professore ordinario di malattie infettiva all'Università di Bologna. I cittadini vivrebbero più serenamente se si facesse comprendere loro che la comparsa di mutanti virali in determinate specie, umane o animali, è un fenomeno naturale che è sempre esistito e tale mutazione risulta dannosa esclusivamente per la specie originaria. Casi come i decessi di vari uccelli migratori in alcune regioni della nostra penisola sono "fenomeni annuali" di cui però, stranamente, nessuno si era mai preoccupato prima d'ora. Chiodo ribadisce che scatenare una psicosi partendo da una carogna trovata sulla spiaggi non ha alcun senso. Una eventuale pandemia di influenza è impossibile da prevedere; e, anche se dovesse arrivare, mai e poi mai potrà assumere i connotati della Spagnola che nel 1918 ha ucciso milioni di persone nel mondo. Allora uscivamo da una guerra e non avevamo a disposizione alcun antibiotico. Ora li abbiamo e, poiché non si muore di influenza, ma di complicanze possiamo contrastarle con efficacia. Se ci fosse una maggiore diffusione di notizie scientifiche, invece che di allarmi, si capirebbe che il regno animale non è immune dalle infezioni e che ogni germe ha il suo "parco". Il parco dell'H5N1 rimane veterinario. Per ora non si tratta che di una semplice zoonosi come ce ne sono state ogni anno senza che l'opinione pubblica si smuovesse in questo modo.
Da: Adnkronos salute torna all'indice
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| 22 febbraio 2006 Salubrità
delle carni e
resistenza alle malattie
Gli allevamenti estensivi, con libero accesso al pascolo,
manifestano una maggiore resistenza alle infezioni grazie alla minore
concentrazione di capi. Dott. Maurizio Arduin torna all'indice
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20-02-2006 Le bugie della RAI sull'influenza aviare
In questo periodo, a causa della solita cattiva informazione data dai media, i consumi di carni avicole sono scesi drasticamente, si parla di meno 70%. A questo disastro si sono aggiunti, in questi ultimi giorni, i commenti della RAI che individuano gli allevamenti rurali come i più a rischio di influenza aviare. Produzioni tradizionali come la Polverara, la Bianca di Saluzzo, la Padovana e altre produzioni di elevata qualità sono state di colpo denigrate. Ma queste affermazioni, sciagurate se false, che fondamento di verità hanno? E' proprio vero che gli allevamenti rurali sono a rischio? Per valutare questo pericolo vediamo cosa è successo dal dicembre 1999 all'aprile 2000 quando il virus dell'Influenza Aviare (H7N1) ha colpito le campagne venete e lombarde portando alla morte quasi 14 milioni di capi. Confrontiamo i focolai scoppiati negli allevamenti di galline ovaiole. Consideriamo come rurali e/o biologici quelli con meno di 3.000 galline mentre indichiamo industriali quelli con più di 3.000. I dati dell'epidemia parlano chiaro; se rapportiamo i focolai con il numero delle aziende (fonte ISTAT, Censimento Agricoltura 2000) risulta che sono stati colpiti il 43% degli allevamenti industriali di galline ovaiole contro lo 0,02% degli allevamenti rurali. Con i dati a disposizione dagli Ist. Zooprofilattici e dall'ISTAT si possono riproporre moltissimi esempi di questo tipo e tutti con gli stessi risultati: gli allevamenti a rischio sono quelli industriali mentre quelli rurali sono più sani e salubri. La debolezza genetica degli animali allevati dall'industria, e un metodo di allevamento innaturale (eccessiva concentrazione di animali) rendono gli allevamenti intensivi molto vulnerabili a qualsiasi virus. Le produzioni rurali, con razze a lento accrescimento e con libertà di pascolo, sono ancora le uniche a produrre qualità e sicurezza per i consumatori.
Da: WWW.biozootec.it torna all'indice
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16
febbraio 2006 I PEDIATRI: ‘NON TOGLIETE IL POLLO DALLA DIETA
DEI BAMBINI’ Da: Staibene.it torna all'indice
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