Efesto

Efèsto fu la divinità all'origine del fuoco sotterraneo, poi, più in particolare, di quello domestico e delle fucine degli artigiani. Concepito per partenogenesi da Era o nato, come nella versione omerica, da lei e da Zeus, era raffigurato zoppo, sudicio e goffo nei movimenti, ma dotato di una vigorosa muscolatura delle braccia e delle spalle. La sua minorazione fisica in alcune tradizioni era congenita, in altre attribuita al fatto che dall'Olimpo era stato precipitato nell'isola di Lemno da Era, inorridita per la sua bruttezza, o da Zeus, incollerito perché in una contesa aveva difeso la madre. Prodigioso maestro nell'arte di fondere e di plasmare i metalli, egli stesso lavorava con i Ciclopi a torso nudo e con un berretto in testa (simile a quello degli operai ateniesi) nelle sue fucine sotterranee, dalle quali il fumo usciva attraverso i crateri dei vulcani. Secondo un connubio allegorico tra l'abilità artistica e la bellezza, gli era data come sposa Aglaia, una delle Cariti, o, più comunemente, Afrodite, con la spassosa conseguenza di renderlo oggetto di riso fra gli dei per i suoi infortuni coniugali (sorpresi in flagrante Afrodite con Ares, li cinse con una rete sottilissima, chiamando poi i numi al lubrico spettacolo). Tra le molte e meravigliose opere che gli venivano attribuite c'erano non solo gli splendidi palazzi dell'Olimpo, lo scettro di Agamennone, l'egida di Zeus, le armi di Achille, la collana di Armonia, ecc., ma anche la creazione della prima donna, Pandora, e del genere umano. Il suo culto dall'Oriente attraverso Lemno si diffuse nel VII sec. a.C. nella Grecia, specialmente nelle zone di attività industriale come Atene, dove sostituì quello di Prometeo ed ebbe sede in un tempio innalzato ( V sec. a.C.) in un quartiere popolare della città bassa, nel quale si celebravano le feste chiamate calcee; in seguito passò in Occidente e in particolare nelle regioni vulcaniche dell'Italia centromeridionale (Lazio, Campania, Lipari, Sicilia). Qui Efesto si identificò con l'antico dio locale Vulcano. Il dio è frequentemente rappresentato nell'episodio del ritorno all'Olimpo; appare spesso accompagnato da un corteo di satiri e di ninfe e dallo stesso Dioniso. Solitamente barbato, è provvisto di martello e di tenaglie, tunica corta da artigiano; talora cavalca su un muletto; solo a partire dal V sec. è messa in rilievo la sua deformità, forse per influenza di un dramma satiresco.