BOLLETTINO PARROCCHIALE
L e R è v e i l
Luglio 2005
Riflessioni sui
risultati del Referendum
Il risultato è stato uno choc per alcuni, un lieto
evento per altri: certamente una sorpresa per tutti, almeno per le dimensioni
dell’astensione (il 75%!). Ora vorremmo fare qualche riflessione
più approfondita sul significato dell’avvenimento. Riflessioni
fatte con pacatezza, senza lasciarci andare alla scompostezza di alcuni
commentatori, che hanno accusato gli italiani di essere un popolo immaturo,
retrogrado, supino al diktat della Chiesa. Oltre che offensive queste
affermazioni sono contraddittorie. Possibile che un popolo proclamato adulto,
maturo, svincolato dai dettami religiosi al tempo delle lotte per il divorzio e
l’aborto, tutto all’improvviso diventi infantile, retrogrado e
succube del clero? Possibile che lo stesso popolo sia intelligente quando
condivide alcune mie idee e diventi stupido quando ne rifiuta delle altre?
Non può essere accaduto invece che la gente, dopo
aver creduto in buona fede nel passato alle idee dei referendari, e dopo aver
visto le conseguenze negative nella società (denatalità, rottura
crescente delle famiglie che produce nuove povertà) abbia detto:
“Prima di darci di nuovo la zappa sui piedi ascoltando la voce
ammaliatrice delle vecchie e nuove sirene, sperimentiamo per alcuni anni la
legge sulla fecondazione assistita, approvata a grande maggioranza dal
Parlamento, e vedremo in seguito se abolirla o modificarla”?
Ma, secondo me sono accaduti altri tre fatti importanti.
Il primo. L’elettorato ha subodorato qualcosa di strano e di
sospetto nelle parole dei referendari. Forze politiche e sociali, che nel
passato - come abbiamo detto sopra - hanno lavorato per dissolvere la famiglia
introducendo il divorzio e l’aborto (e fra poco proponendo anche il
matrimonio tra omosessuali), all’improvviso si convertono e si fanno
paladini della famiglia e delle nascite dei bambini con metodi artificiali.
Questo ha fatto sorgere il sospetto che dietro a tutto il battage pubblicitario, ammantato di solidarietà
umana (per le coppie infeconde, i bambini, gli ammalati inguaribili) si
celassero invece enormi interessi economici. Più amore per il denaro che
per gli uomini e per la scienza. E poi che cos’è tutto quel
bailamme di mamme-nonne, di uteri in affitto, di banche del seme, di figli
orfani di padre per legge (nella fecondazione eterologa)? Non è meglio
dare meno spazio all’invadenza della scienza e della tecnica e rimanere
più vicini alla natura? Anche i veri ecologisti hanno capito.
Il secondo. In problemi gravi qual’è l’inizio
della vita e il suo significato, il popolo ha dato ascolto più al suo
buon senso naturale che alla supponenza dei politici e alle elucubrazioni dei maîtres
à penser.
Lo sanno tutti che dopo la fecondazione dell’ovulo femminile da parte
dello spermatozoo maschile, lì c’è un embrione umano: in
poche cellule c’è già tutto il programma di un essere
umano, dei i suoi organi, del suo cervello, della sua psiche. L’embrione
che una gatta porta in sé, non è un topo o un cane, ma un gatto.
L’embrione che una mamma porta in sé non è né un
gatto, né un cane, ma un essere umano: per ora è ancora è
in germe, ma è già programmato a diventarlo. Le mamme e i
papà lo sanno, meglio di certi opinionisti e di certi politici.
E poi i referendari sostengono a spada tratta ciò
che invece alla gente sembra una strumentalizzazione dell’uomo e che
Oriana Fallaci chiama “una forma moderna di cannibalismo”:
congelare, svuotare, squartare, uccidere gli embrioni, per trarne pezzi di ricambio
o medicine per curare le malattie. Non è necessario essere filosofi alla
Kant, ma basta il naturale buon senso per capire che “l’uomo non
è un mezzo, ma un fine”.
Il terzo. In questioni fondamentali quali sono l’origine della
vita e il valore della persona umana, sono probabilmente venuti a galla i
valori cristiani più profondi, almeno negli animi non inquinati da
pregiudizi ideologici. E’ risaputo che l’idea della dignità
della persona umana non proviene dalla cultura greco-latina, ma dalla religione
ebraico-cristiana. Per i pagani non era un problema tenere in schiavitù
esseri umani, né uccidere i bambini nel grembo materno, e neppure
ucciderli appena nati. A Roma, per esempio, l’infanticidio era una
pratica normale. I neonati che non erano graditi al padre venivano gettati
dalla rupe Tarpea oppure esposti nei boschi e dati in pasto alle fiere
selvatiche. La leggenda di Romolo e Remo salvati e allevati da una lupa,
ricorda questa triste consuetudine. Ancora non molti secoli fa presso alcune
popolazioni pagane primitive era in uso la pratica dei sacrifici umani,
specialmente di bambini.
Con l’arrivo del Cristianesimo le cose sono cambiate
radicalmente. Ascoltiamo che cosa scrivevano due autori cristiani dei primi
secoli:
«I cristiani - leggiamo nella Lettera a Diogneto - si sposano ed hanno figli come
tutti, ma non abbandonano i neonati».
«A noi - scriveva Tertulliano nell’Apologeticum - è fatto divieto
dell’omicidio una volta per sempre, è proibito soffocare in
embrione una vita appena concepita. L’arresto della nascita non è che
un omicidio affrettato e non c’è alcuna differenza fra il recidere
una vita formata o una vita nascente. E’ creatura umana anche
l’uomo in potenza e tutto un frutto è già nella sua prima
semenza».
“E’ con il messaggio cristiano - commenta il
filosofo moderno Dario Antiseri - che ha fatto irruzione nella mente e nel
cuore degli uomini il principio della inviolabile dignità e
sacralità, sin dal concepimento, di ogni singola persona, creata ad
immagine e somiglianza di Dio”. E’ questo il principio che il mondo
cristiano ha inteso difendere nella recente consultazione referendaria, insieme
a tutti gli uomini di buona volontà.
Candido Montini
Articolo di fondo pubblicato su Le Réveil di luglio 2005
Cari ragazzi...
Cari
ragazzi della Prima Comunione e della Cresima, quest’anno catechistico
è stato è stato una tappa importante della vostra crescita
spirituale. Quando voi eravate piccolissimi, di pochi giorni di vita, senza
rendervene conto incominciavate una vita di relazioni con tante persone, che
poi con l’andare del tempo, avete scoperto essere i vostri familiari e i
vostri amici... Subito non sapevate bene chi erano quelle persone che si
indafarravano attorno a voi, erano volti indistinti, tutti uguali. Vi rendevate
conto soltanto che erano persone che vi volevano bene, che vi parlavano e vi
sorridevano e si prendevano cura di voi. Poi un po’ alla volta avete
imparato a distinguere quei volti: questa è la mamma, questo il
papà, questo il fratello o la sorella, questi i nonni o gli zii, questi
i vicini di casa... E così avete iniziato una vita consapevole di
relazioni con i vostri familiari, i parenti, gli amici, relazioni che si sono
grandemente allargate quando siete andati all’asilo e a scuola...
Però
oltre a tutte queste persone visibili, che avete ben presto imparato a
individuare, sentivate parlare anche di altre presenze misteriose: Dio,
Gesù Cristo, la Madonna, l’angelo custode... Tutte persone
invisibili, ma reali, con le quali era bene mettersi in contatto soprattutto
con la preghiera. Ma come mai tutto questo?
Era
capitato che i vostri genitori avevano ascoltato le parole di Gesù:
“Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite, perché
il Regno dei Cieli appartiene a chi rassomiglia a loro”, e così
essi vi hanno portato a incontrare Gesù, il Risorto, nel Battesimo, e
Gesù quel giorno vi ha accolti a braccia aperte, vi ha stretti al cuore
e vi ha detto: “Io vi amo, voglio farvi entrare nella mia famiglia: il
mio Padre sarà vostro Padre, il mio Spirito verrà ad abitare
dentro di voi, io stesso sarò vostro fratello e amico. E tutti insieme,
noi, le tre Persone divine, e voi, cioè tutti i battezzati del mondo,
formeremo una sola grande famiglia: la Chiesa”.
Cari
ragazzi, da quel giorno Gesù farà di tutto per attirarvi sempre
più nella sua intimità. Nel sacramento della Cresima vi dona una
seconda effusione del suo Spirito che aumenta nel vostro cuore la fede, la
speranza e l’amore per lui e per gli altri uomini.
Poi
nell’Eucarestia si fa lui stesso pane, alimento per sostenerci nel
cammino faticoso verso la casa di Dio. Cari ragazzi, siate fedeli
all’appuntamento che Gesù dà a voi e a tutti i battezzati
ogni domenica alla santa Messa, per nutrirvi della sua parola e del suo corpo,
sacrificato sulla croce.
Gli
amici conservano e rinforzano la loro amicizia soltanto incontrandosi con
assiduità. Se le visite e gli incontri si diradano, un po’ alla
volta la loro amicizia si raffredda e
poi scompare. Che ciò non avvenga tra voi e Gesù. Siate
sempre “amici per la pelle”. Lui non vi tradirà mai, anzi vi
aiuterà a guardarvi dai falsi amici e vi indicherà la vera strada
che conduce alla felicità.
Il
vostro parroco
Articolo pubblicato sul Le Réveil di luglio 2005, nella pagina della
Parrocchia
Su che cosa scommettere la
vita?
« Il Regno dei cieli è simile a... ».
E’ una specie di ritornello che “ritorna” di frequente nei
Vangeli di queste ultime domeniche. Ma che cos’è questo
“Regno dei cieli”? Che interesse ha per noi? Temo purtroppo che
questa espressione, usata frequentemente da Gesù, ci lasci del tutto
indifferenti. E’ come parlare di cose che non ci riguardano,
perché lontane dalla nostra esperienza. Se Gesù ci parlasse di
soldi, di salute, di sesso, di politica o di sport, forse ci sentiremmo
coinvolti... Ma a sentir parlare di “Regno dei cieli”, forse, non
ci fa né caldo né freddo.
E’ proprio da questo sonno esistenziale che vuole
svegliarci Gesù con le due piccole parabole del tesoro nascosto e della
perla di grande valore.
Il tesoro nascosto. Un bracciante, mentre vanga un campo non suo, si imbatte
in un tesoro. Capitava abbastanza di frequente a quei tempi (ma anche in tempi
più vicini a noi) che qualcuno dovendo assentarsi da casa o sentendo
dell’arrivo di eserciti invasori, nascondesse sotto un certo albero i
propri tesori. Se il proprietario moriva, portava con sé nella tomba il
suo segreto e il tesoro andava perduto... a meno che qualche fortunato lo
riscoprisse dopo molto tempo. Come è capitato a quel salariato, che
subito corse a vendere tutto quel che aveva per comperare a caro prezzo un
campo che valeva poco o niente. Ma solo lui conosceva l’enorme valore
aggiunto...
La perla preziosissima. Una cosa analoga capita anche ad
un ricco mercante che traffica in preziosi. Un giorno si imbatte in una perla
straordinaria, come quella di Cleopatra, che valeva centomila sesterzi (oggi
circa due milioni di euro). Egli solo ne capisce il vero valore. Un attimo di
riflessione, poi, come un abile giocatore di azzardo, vende tutti i suoi beni e
compera quella perla, che rappresenta per lui la realizzazione di tutti i suoi
sogni.
Così è il Regno dei cieli - dice
Gesù. Che cos’ è dunque questo “Regno dei
cieli”? E’ prima di tutto Gesù stesso, visto non soltanto
come personaggio storico del passato, ma come “il Risorto”,
“il Vivente”, l’uomo del presente, l’ Uomo-Dio che
desidera entrare in dialogo e in comunione di vita con ogni uomo. Regno dei
cieli è poi la sua parola, il suo vangelo, il suo progetto
sull’umanità e su ognuno di noi, tutto il complesso di rapporti
tra Dio e gli uomini che ci è stato rivelato da Gesù, il cui
insegnamento si distanzia infinitamente da quello di tutti gli altri maestri
religiosi. S. Paolo che ha colto perfettamente il pensiero del Signore, nella
seconda lettura della Messa di oggi parla dell’uomo che è stato
fatto ad immagine di Dio, ma col peccato ha offuscato questa immagine divina.
Allora Dio fin dall’eternità ha predestinato gli uomini a
ricuperare questa immagine, “a essere conformi all’immagine del suo
Figlio”, a partecipare alla sua vita di Risorto e quindi alla gloria futura
insieme con lui.
Dobbiamo riconoscere però che la concretezza del
mondo presente e l’impossibilità di veder chiaro con i nostri
occhi al di là della morte, spesso ci fanno nascere in cuore più
di un dubbio sull’effettiva consistenza delle promesse del Cristo. Ci
è chiesto un atto di coraggio, uno scatto della nostra fede. Dobbiamo
anche noi, come il bracciante e il commerciante della parabola, scommettere la
nostra vita su Cristo. E proprio quando ci sembrerà di aver perso tutto,
ci troveremo ad aver guadagnato tutto, anzi “ il Tutto”.
Candido Montini
Articolo pubblicato su La Vallée Notizie del 30-7-2005