SPIGOLANDO

La Radice anno VI N.4 31-12-2000

UN LIBRO... TANTI RICORDI

Quale rappresentante della Congregazione dei Testimoni di Geova di Badolato, invitato da "La Radice" ho partecipato il 23 luglio 2000 alla presentazione del libro "Le porte del silenzio", di Francesca Viscone. Sono quindi lieto di potermi congratulare con la signorina Viscone per l'attaccamento alle proprie radici, al paese dei suoi nonni, di sua madre e un po' anche suo. Io ricordo perfettamente suo nonno, Domenico Menniti ('e Ciurma), che, commerciante di alimentari, merceria, concime e altro, non rifiutava a nessuno la richiesta di credito, assolto nel tempo breve o medio, in denaro o in lavoro nei campi.

Il libro della professoressa Viscone mi ha fatto tornare indietro negli anni, in ricordi che non verranno mai cancellati. Ricordo mio nonno materno, Giuseppe Rudi ('e Turi) che soleva dire: "Se spezzi il ducato o il carrėno noti che grondano sangue." Si riferiva al duro lavoro in miniera nell'America del Nord, o al servizio dei cavalli in Argentina.

L'emigrazione, come sappiamo, per noi non ha avuto sosta dal 1870 in poi: si č fermata obbligatoriamente soltanto durante le due guerre del secolo ventesimo. Dal 1948 č ripresa in modo massiccio. Ricordo gli sconsolati pianti alla partenza di intere famiglie, prima al Girone e poi alla stazione ferroviaria. Tanti di quelli che ho visto partire in quegli anni non sono pių tornati.

L'11 maggio del 1949 č arrivato il turno di mio padre: si č imbarcato a Napoli, con l' Augusta, per l'Argentina. Quel giorno, mentre eravamo al Girone in attesa del vecchio pullman, per la "petta" degli Angeli portavano in spalla don Antonio Caporale, con il coperchio della bara in vetro invece che in legno, e il sole primaverile, attraverso quel vetro, rimandava i suoi raggi sino a noi al Girone. Tornammo a casa, in via Fiorentino. All'ora di cena ci rendemmo conto che eravamo soli, e ci mettemmo a piangere. Un vicino, poi morto in Argentina, venne a trovarci e a distrarci dal dolore e dal pianto: "Che cosa fate?! Non č morto, ma č andato a lavorare per voi." Io avevo tredici anni, mia sorella la pių piccola aveva sedici mesi.

Sono tanti i Badolatesi, partiti o rimasti, che hanno ancora negli occhi l'immagine di scene di questo genere.

Giuseppe Caminiti