Campomaggiore,
paesino della Provincia di Potenza e nel cuore della Basilicata, è un tipico
esempio di "paese lucano"; dapprima, feudo, passa da padrone a padrone; poi,
distrutto dagli Angioini, resta, per vari secoli, solo come toponimo fino a
quando, i conti Rendina, originari di Benevento e nobili della corte di
Napoli lo acquistano, nel 1675, ripopolandolo successivamente nel 1741 con
17 famiglie di coloni.
A partire da quest'epoca la storia del
paese è intimamente legata a quella della casa Rendina. Il conte Teodoro
Rendina, con l'aiuto dell'architetto Giovanni Patturelli, discepolo di Luigi
Vanvitelli, costruttore della Reggia di Caserta, ricostruisce nel primo
decennio dell'800 il paese intorno alla casa baronale,
contenendo le
tensioni derivanti dal brigantaggio e dalla questione demaniale, con
l'acquisto della vicina foresta di Cognato ed altri appezzamenti di terreno,
restituendo in tal modo agli abitanti un periodo di lavoro e prosperità. Nel
1848 la popolazione, arrivata nel frattempo a circa 1500 unità, partecipa
insieme ad altri Municipi, ai moti risorgimentali. In tutto il secolo XIX
l'abitato vive una discreta vita economica e sociale finché una paurosa
frana, che comincia a muoversi il 10 febbraio 1885, sconvolge la fiorente
comunità paesana. Infine, dopo alcuni decenni, viene ricostruito a circa 3
km più in alto.
I ruderi del vecchio abitato sono ancora
ben visibili e non sfuggono certamente ad occhi ben attenti di chi percorre
la superstrada Basentana.
Il nuovo centro si caratterizza, come il
vecchio, per la struttura a scacchiera con larghe strade che si intersecano
ortogonalmente. L'originaria tipologia "a schiera" del nuovo abitato è
osservabile nelle vie che si dipartono dalla centrale piazza Zanardelli.
