La strega del Biferno

 

Anteprima

La cena "a lume di candela" fu ottima e gli restituì molte delle energie perse durante l'escursione sul monte di quella mattina. Rimase seduto al tavolo per un po' di tempo torturando con l'unghia alcune briciole di pane, con il pensiero continuamente rivolto alle strane vicende di quel giorno.
"Avete intenzione di tornare lassù domani?"
La voce calda e soffice era quella di un uomo vestito di nero, in piedi vicino al tavolo, con il volto cereo parzialmente illuminato dalla flebile luce della candela. Dopo un primo attimo di terrore Fulvio fu assalito da un forte sentimento di rabbia verso quell'estraneo che gli aveva causato un ennesimo spavento: "Qui si divertono tutti a spaventarmi!" - pensò con rabbia.
"Non penso che questo sia un argomento che debba riguardarla, signor...?" - Disse infine nella maniera più scortese che gli riuscì di fare.
"Non sono il Signore, ma un suo umile servo" - disse l'altro con fare bonario mentre prendeva una sedia per accomodarsi.
"Ma prego, si sieda, non faccia complimenti!" - Sbottò Fulvio in tono ironico.
"Sono Don Luciano!" - L'uomo fece perno sui gomiti che aveva poggiato sul tavolo per avvicinare il suo viso a quello del giovane.
"Ah, si! Ho già sentito parlare di lei" - E così dicendo girò involontariamente il suo sguardo verso la donna che da dietro il bancone lanciava occhiate piene di terrore. Anche il prete la guardò ed alzò esageratamente il tono della voce:
"Avrei proprio voglia di un bel bicchiere di vino rosso!." La cosa sortì i suoi effetti, poiché dopo pochi istanti il vecchio proprietario già versava abbondantemente il contenuto rossastro di una caraffa in un bicchiere.
"Ho saputo del suo...ehm...diciamo interesse per le nostre montagne" - Continuò questi dopo aver afferrato la mano del vecchio che incautamente stava portandosi via la caraffa con il suo prelibato contenuto.
"Eh si!, l'amore per la natura mi porta spesso ad avventurarmi in luoghi isolati alla ricerca di un contatto...."
La mano del prete afferrò il suo polso in maniera tanto improvvisa da farlo, suo malgrado, trasalire. Quel volto attraversato da profonde venature rosse si fece penosamente serio e quella presa sempre più forte. Fulvio stava quasi per urlare dal dolore che quella stretta gli procurava, ma non riusciva a staccare gli occhi dallo sguardo eccitato del prete.
"Stia molto attento dottore, questa montagna è...stregata!" - Tuonò questi con una voce che pareva giungere da luoghi lontani. La donna emise un grido di terrore mentre con la mano destra continuava a segnarsi il petto.
"Non capisco!" - Ribatté in tono vago Fulvio, il quale sembrava essere molto più impressionato dalla rapidità con la quale il suo interlocutore mandava giù interi bicchieri di vino, che da quell'ultima affermazione.
"Forse è il caso che le racconti una storia." - Disse il prete mentre cercava faticosamente di sbottonarsi il colletto bianco in modo da liberare la gola da un qualcosa che poteva, in qualche modo, impedire quell'abbondante flusso di fluido rosso. Così Fulvio, che stava per abbozzare un garbato rifiuto, si ritrovò, suo malgrado, in balia di quell'uomo che aveva già iniziato a raccontare la sua storia...
"Tanti anni fa, non distante dal luogo in cui ci troviamo ora, viveva una nobile famiglia: il marchese, sua moglie ed i loro due bambini. Non dirò i nomi per rispetto verso quella sfortunata famiglia."
"E sai quanto me ne importa!" - Pensò Fulvio appoggiando un gomito sul tavolo e facendo ricadere sul palmo aperto della sua mano la testa, che gli sembrava così pesante da essere sul punto di staccarsi dal collo.
"La marchesa possedeva una delicata bellezza che univa ad un'enorme bontà d'animo; aveva sempre una parola buona per tutti. Spesso la si vedeva distribuire giù in paese (di nascosto dal marito) soldi, vestiti, cibo o, anche solo carezze e sorrisi a tutti coloro i quali le si avvicinavano in cerca di un aiuto. La gente si chiedeva come avesse potuto una signora così bella e fine sposare un uomo così cattivo, volgare e scontroso quali era il marito. Era chiaro a tutti che l'unica cosa che legasse la marchesa al marito fosse l'amore per i propri figli che mai e poi mai avrebbe voluto vedere soffrire. Il marchese, a modo suo, era molto innamorato di sua moglie, anche se non riusciva a perdonarle questa sua eccessiva generosità che riteneva stupida ed ingenua. Lei non sopportava quei modi rozzi di lui che la facevano arrossire dalla vergogna." Fulvio, sfinito com'era, iniziava a sentire i sintomi della stanchezza e non riusciva quasi più a mascherare i suoi sbadigli quando, alzando i suoi occhi gonfi di sonno sul volto del prete, rimase colpito dallo strano sguardo che egli ora aveva mentre diceva:
"Poi un giorno accadde un fatto molto strano!" La fiamma della candela, spinta da un misterioso alito di vento, traballò riflessa nelle pupille dilatate del suo interlocutore; la sua voce si fece improvvisamente cupa, adatta a quella tenebrosa atmosfera. Fulvio ebbe la strana sensazione che altre persone avessero ora preso posto a quel tavolo, accanto a lui: la candela si spense!
"Cosa avvenne dunque?" - Chiese infine Fulvio ad alta voce, come per farsi coraggio e si affrettò a riaccendere la candela.
"Un giorno, mentre il marchese camminava per la strada che porta al paese, fu avvicinato da una vecchia donna, da tutti temuta per la sua terribile fama: la ritenevano responsabile di tutte le disgrazie che, da parecchi anni, avevano colpito i poveri abitanti del paese. Nessuno seppe mai cosa lei volesse, ma fu vista da alcuni più volte aggrapparsi alla giacca del ricco signore e sempre da lui respinta in modo violento finché non finì sbattuta per terra tra la polvere. I pochi presenti alla scena raccontarono di aver visto, in quel momento, roteare paurosamente gli occhi della vecchia mentre gli indirizzava frasi incomprensibili. Alzò infine le mani al cielo e poi, lentamente, voltò il capo in una maniera che nessun essere umano può riuscire a fare. Indicò, così, colui che aveva osato toccarla e lo minacciò ripetutamente con frasi del tipo "Non te la passerai liscia!", oppure "Maledirai di essere venuto al mondo!" Quasi subito un violento temporale si abbatté sulla zona: grosse nuvole di fuliggine, come enormi archi scagliavano frecce infuocate che lasciavano profondi solchi sul terreno. Dovettero passare molte ore prima che la tempesta si placasse. Ad ogni modo tutto questo non fu sufficiente ad impressionare un uomo come il marchese il quale, dopo alcuni giorni, aveva già dimenticato quello che lui aveva definito: uno spiacevole inconveniente! Un bel pomeriggio di sole, la marchesa avvisò il marito che ne avrebbe approfittato per fare una passeggiata con i bambini fino ai piedi del massiccio." - Così dicendo il prete indicò quella rocciosa massa scura che riposava tranquilla al di la della vetrata e pareva, anch'essa, intenta ad ascoltare quelle parole -
"Quello stesso pomeriggio il marchese dovette fare un salto al paese per spedire alcune lettere di una certa importanza. Giunto in paese gli accadde di rivederla! Quella vecchia pazza era lì davanti a lui e nonostante questi cercasse di ignorarla cambiando direzione, non poteva fare a meno di ritrovarsela sempre davanti. Alla fine dovette andare a sbatterle addosso e fissarla negli occhi. Quegli occhi, come due enormi palle di vetro, gli rifletterono un'immagine terrificante: quella di sua moglie e dei suoi figli fluttuanti nel vuoto in una sorta di caduta libera verso le radici della terra. Dopo alcuni istanti si risvegliò da quella specie di stato ipnotico nel quale era caduto e si ritrovò da solo al centro di una piccola strada isolata. Questa volta persino un uomo scettico come lui rimase turbato da quanto gli era appena accaduto. Uno strano senso di angoscia si era ormai impossessato del povero marchese il quale decise di tornarsene subito a casa. Il sole intanto, come ferito dalle tenebre che incalzavano prepotentemente, si tinse di rosso e sparì velocemente dietro la montagna, lasciando una scia di sangue nel cielo. Nonostante l'ora tarda, sua moglie ed i suoi figli non erano ancora tornati a casa. Questo fatto alimentò i suoi timori: iniziò a pensare a tutto quanto gli era successo quel giorno, temendo un tragico collegamento con quell'agghiacciante visione. Le ore passavano mentre l'inquietudine cresceva. Doveva fare qualcosa! Ma ormai fuori, sulla valle, erano calate le pesanti ombre della sera; avrebbe dovuto aspettare le prime luci dell'alba. Dio solo sa quanti tormenti e quali pensieri passarono per la testa del disperato marchese, ma sicuramente non gli permisero di rimanersene tranquillo ad aspettare visto che alla fine decise di non perdere neanche un altro minuto: il giorno dopo avrebbe potuto essere troppo tardi. Una piccola figura iniziò, così, a salire tra quelle enormi rocce con una lanterna ed una lunga fune che doveva servire nel caso in cui, come lui temeva, fossero caduti rimanendo intrappolati in una di quelle profonde gole." A questo punto il prete alzò il bicchiere con la mano destra scotendolo leggermente e socchiuse gli occhi, in modo da lasciare un piccolo spiraglio. Attraverso le ondulazioni di quel liquido rosso, vedeva il volto teso di Fulvio:
"Non fece più ritorno! L'intera famiglia fu come inghiottita da questa montagna e nessuno ne seppe più nulla." Riabbassò lentamente il bicchiere: aveva riaperto le sue palpebre e stava fissando Fulvio con le sue pupille scure, dalle quali si diramavano numerose venature rosse. Anche il cielo terso mostrò le sue venature che furono immediatamente accompagnate da fragorosi boati ed ancora una volta un freddo alito di vento smorzò la candela. Fulvio ebbe la sensazione che quella strana presenza che aveva fino ad allora avvertito avesse ora deciso di abbandonarli e sentì come un senso di sollievo, mentre il prete terminava il suo triste racconto e lui, per l'ennesima volta, riaccendeva la candela.
"Molte persone che durante tutti questi anni si sono avventurate tra le pieghe del massiccio, hanno raccontato di aver udito un suono simile al lamento di un uomo oppure il grido di una donna o, a volte, il pianto monotono di bambini, provenire dagli abissi del monte." Fulvio, che era stato per tutto il tempo fermo a fissare il prete, era letteralmente in preda ad un vorticoso turbinio di emozioni che scuotevano il suo corpo.
"Io non ho sentito nessuna voce lassù!" - Disse infine con un filo di voce. L'espressione sul volto del prete mutò allora improvvisamente e si fece dura come le sue parole:
"Andatevene via, prima che sia troppo tardi!" Fulvio si prese per un attimo la faccia tra le mani, poi fissò a lungo in direzione dell'ampia vetrata:
"Non posso!" - Fu la sua laconica risposta.

 

La trama!