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I
privilegi e i doveri delle Compagnie dell'Abate nelle
valli Maira e Grana
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Copiando,
parodiando e quindi dissacrando l'unico modello conosciuto
e disponibile di congregazione gerarchica operante sul
territorio, vale a dire gli ordini religiosi del clero,
la gioventù del medioevo si radunò in
compagnie, dette "abbazie degli stolti" (oppure
"degli asini", "dei folli"o "del
mal governo"), che ne erano la caricatura.
Baìa nelle nostre parlate significa proprio abbazia
(a Villar San Costanzo si chiama ancora così
l'edificio che fu anticamente sede del locale convento.
I discendenti della famiglia che vi abitò per
ultima portano ancora soprannome di "qui dla Baìa").
Dalla montagna alla pianura, ogni comunità possedeva
la sua congregazione di monaci deputata all'organizzazione
e all'amministrazione dei momenti di gioia collettiva
e di trasgressione.
Per apprendere quali erano compiti e doveri di queste
compagnie di monaci gaudenti, poiché da noi è
disponibile scarsa documentazione in merito, è
necessario rifarsi alle realtà analoghe più
vicine.
Nei limitrofi comuni della valle Maira c'erano, come
da noi, le "societas stultorum", "Si
vede però che esistevano pure in questi paesi
simili compagnie, le quali sotto strane denominazioni
avevano per oggetto i sollazzi e l'allegria" (G.
Manuel di S. Giovanni: Memorie storiche di Dronero e
Valle Maira - Vol.I - Capo decimoquarto)
Negli antichi Statuti della val Maira (Capitula et Ordinamente
Vallis Mayranae
) esiste un capitolo (Capitula
abbatiarum locorum Lotuli, Cellarum et Almae) dedicato
alle prerogative e ai rituali delle Baìe di quei
luoghi. Il tutto è contenuto nella supplica che,
le suddette Badie, inoltrano nel 1533 al marchese Francesco
di Saluzzo, per ottenere l'approvazione dei loro statuti.
Ecco quanto sta scritto, nella traduzione del testo,
in latino, fatta dal Vayra (P. Vayra: "Un gran
decaduto. Il ballo e le sue feste" in "Curiosità
e ricerche di Storia Subalpina" Vol. II - Torino
1876):
"Eccellentissimo Principe. Umilmente si espone
per parte della gioventù e degli adulti dei luoghi
di Lottulo, Celle ed Alma, umili e fedeli sudditi delle
società degli stolti e del mal governo di quei
luoghi, esser vero che da lunghi e remoti tempi sono
soliti deputare ogn'anno in ciascuno dei detti luoghi
per esercitar balli, allegrie, conviti ed altri festeggiamenti
e solennità, un abbate con ogni potestà
solita spettare a tali abbati. Il perchè ora
supplicano che all'E. V. piaccia degnarsi d'impartire
ad essi licenza, come meglio si potrà fare di
diritto, di poter eleggere e deputare un abbate in ciascuno
dei suddetti luoghi ogni qual volta ne sarà il
caso e ne avranno voglia gli esponenti.
"Di più, che possano i detti abbati od alcuno
della società liberamente ed impunemente, ogni
qual volta si presenterà il caso che una sposa
forestiera passi per uno dei predetti luoghi o se del
paese ne esca, andar fuori della villa o terra colle
loro società e far barriera ed ogn'altro ostacolo
agli sposi che passano o escono la prima volta e di
fermarli e trattenerli finché si siano accordati
coll'abbate od alcuno dei monaci e che sia lecito alla
compagnia di prendersi alcun pegno e ritenerlo finché
non saranno d'accordo coll'abbate e sarà stato
soddisfatto. Con ciò tuttavia che né gli
abbati né i monaci possano domandare ed avere
di più che un fiorino per cento sulla somma data
in dote e che gli abbati facciano dar colazione agli
sposi che passano.
"Di più, che ogni qual volta si presenterà
l'occasione che alcuno od alcuna dei prenominati luoghi
passi a seconde, terze o quarte nozze od oltre, l'abbate
coi suoi monaci e consocii possa liberamente e impunemente
fargli la chiabra o baccanali e porlo sull'asino come
è d'uso e fargli tutti quegl'altri scherni che
gli abbati sono soliti fare in tali circostanze. Però
una sol volta ed a condizione che se la persona che
passa a seconde nozze vorrà pagare all'abbate
due testoni non le si faccia la chiabra nè le
si dia altra molestia.
"Di più, che gli abbati abbiano facoltà
di poter impunemente e liberamente procedere colle loro
comitive al sequestro contro tutti e qualunque persona
siano della società o no che abbiano ballato
e ricusino di pagare come è di consuetudine nei
luoghi circostanti e ciò fino alla somma voluta
per la parte di ciascuno dei soci.
"Di più, che gli abbati e chi per essi possano
impunemente e liberamente senza licenza dei sindaci
e del Consiglio del luogo tagliare, a minor danno, nei
boschi comunali i rami necessari per fare i frascati.
"Di più, che gli abbati o chi per essi possano
liberamente e impunemente tagliare e prendere nei boschi
del comune e impunemente un albero da piantarsi secondo
l'uso nel mese di maggio
e come gli abbati colle loro comitive avranno decretato.
"Di più, che se alcuno dei monaci delle
accennate abbazie dei predetti luoghi di Lottulo, Celle
ed Alma sarà contumace, o ribelle, o disobbediente
nel fare alcun che di spettante all'abbazia, l'abbate
possa punirlo e condannano a suo libito e che se ricuserà
di pagar quello in cui fu condannato possa sequestrargli
alcuna cosa e venderla immantinente con facoltà
di riscatto fra dieci giorni, ed il pegno vada a profitto
degli altri consorti e dell'abbate dell'abbazia.
" Le quali cose tutte piaccia a S. E. di confermare
come confidano d'ottenere e che Iddio la conservi e
la prosperi".
Così accadeva in Val Maira. Così, analogamente,
per ragioni di affinità e di vicinanza, si presume
avvenisse anche in valle Grana.
Di molte realtà che ci appartengono non conserviamo
traccia nella memoria, ma è sufficiente andare
a tirar via un po' di polvere dagli archivi dei nostri
comuni per rendere dovuta giustizia a quel che è
stato. Si scopre così che Pradleves aveva la
sua nutrita truppa di frati festanti che con una lettera
del 11 febbraio 1661 inoltrano una supplica alla contessa
del luogo Bernardina di Saluzzo affinché permetta
loro di continuare la loro attività di promotori
di adunanze gioiose. L'Abate e i monaci pradlevesi chiedono
alla feudataria del luogo di confermare la tradizione
della Baìo ("la vecchia consuetudine e profittar
e gioir anche della nova e santa Pace col star uniti
allegramente"). Segue la descrizione del rito della
nomina del nuovo Abate: "fu, col beneplacito di
V.S. Ill.ma fatto li ondeci del mese di maggio, festa
parochiale di questo luogo, levato in abbate Ms. Magno
Martino habbitante in questo luogo. Il med.mo sia il
condottiero e buon guardiano della sudetta squadra et
affinché il med.mo tenghi vive le ragioni e prorogative
di d.a Badia, col quale fu anche levato in suo Luogotenente
Ms. Guivenal Falco
.".
Viene infine formulata la richiesta di poter perpetuare
l'usanza della colletta in occasione del carnevale:
"
confermi le carighe di detta Abbadia secondo
li luoro meriti e capacità, affinché siin
maggiormente regolate le accioni di detta squadra, con
facoltà anche di poter conforme al solito coletar
li abitanti e massime della gallina cadun cappo di casa
senza le quali sarebbe essa Badia d'andar in
.".
Anche a Pradleves, come a Castelmagno, a Lottulo, Alma
e Celle Macra, tocca alla Badìa gestire lo spazio
rituale ludico festivo.
Dai documenti in merito ad un contenzioso sorto tra
la Comunità di Pradleves e i Signori Conti di
Saluzzo, si ricava che all'inizio del '700 quella Badìa
era già scomparsa ("sendo cessata d.a Badìa")
e i feudatari reclamavano per loro il diritto alla colletta
delle galline.
Pollice verso dunque, aria di fronda o comunque rapporti
difficili con la Bahìo da parte dei feudatari,
anche a Pradleves come a Castelmagno.
Renato Lombardo, Pradleves (continua-2)
Leggete la prima
parte
dell'aritcolo
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La
BAÌO tra folclore e storia
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Abbiamo
a lungo riflettuto, poi le lettere di Enrico Bertone
di Bagnolo ci hanno stimolato a scrivere le nostre osservazioni
a riguardo della Baìo di S. Magno.
1) Apprezziamo lo sforzo fatto per la nascita
del gruppo folcloristico, molto bello e ben organizzato,
ma condividiamo totalmente quanto scrive Enrico Bertone
(che non abbiamo il piacere di conoscere personalmente)
soprattutto quando sostiene che: "la storica baìo
che è un gioiello di tradizione,
con uno
stile popolare- contadino che ne fa una cosa rara nell'ambito
delle nostre montagne" non deve essere confusa
con un gruppo folcloristico, sia pure ricco di figure
e di costumi e composto da persone simpatiche ed entusiaste,
che ha saputo vivacizzare il paese e favorire l'aggregazione
tra i partecipanti: nessuno vuole negare questo merito.
2)
Le Baìo dei monaci gaudenti (vedi gli articoli
di R. Lombardo) si sono estinte da secoli; ad es.
quella di Pradleves già all'inizio del '700 era
ormai scomparsa. Quella di S. Magno è sopravvissuta
proprio perché si era radicalmente trasformata,
diventando un gruppo che ha il compito di vigilare in
occasione della solennità del Patrono e rendere
onore al Santo.
3)
Pertanto se vogliamo che la Baìo storica mantenga
la propria identità, essa non può che
essere quella descritta dettagliatamente da don Galaverna
nel suo libro su S. Magno del 1894.Ne riportiamo alcuni
stralci:
"Leggesi nelle antiche ordinanze del Comune di
Castelmagno che, pel buon ordine della festa di S. Magno,
e per ovviare agli inconvenienti che vi potessero accadere,
specialmente di risse, fu istituito un corpo o guardia
di dodici uomini, detta comunemente la Baìa
Fu sempre costume che a questo ufficio venissero eletti
uomini assennati e di età provetta
I dodici membri durano in carica un triennio, ed ogni
anno, cessando i quattro più anziani, ne vengono
eletti quattro altri dal signor Sindaco nel giorno dell'Assunta.
Nella festa di S. Magno hanno tutti la propria divisa,
che consiste in un bastone ferrato, detto picca o alabarda,
ed in un pennacchio, o meglio piumino, essendo di piume
preziose, di colore per lo più rosso e di tre
maniere diverse. [segue la descrizione delle piume poste
sul cappello, diverse a seconda dell'anzianità]
Tutti portano sul petto una coccarda o nappa,
ed alcuni nastri di vario colore legati alle alabarde.
I quattro più anziani sono detti Abà
e tra loro d'accordo ne eleggono uno che funzioni da
primo Abà, ossia primo capo. Costui solo ha diritto
di andare su per la chiesa col cappello in testa, non
può portare l'alabarda, e nella processione e
nei giri attorno al Santuario segue immediatamente il
secondo Abà, che porta lo stendardo di S. Magno."
Segue poi la descrizione delle "Funzioni a cui
assiste la Badìa" e del relativo cerimoniale.
"Il giorno di S. Magno
il corpo della Badìa
in divisa propria al suono della banda, fa un giro intorno
al Santuario, precisamente nel sito ove si farà
poi la processione. Quindi entra in chiesa per assistere
alla messa letta, che dicesi della Badìa
Circa
le dieci
si ordina ogni cosa per la processione
In essa il buon ordine è mantenuto dal
corpo della Badìa, disposto per ordine di anzianità,
cioè in modo che i più anziani restino
gli ultimi, presso del clero.
Alla sera
dopo le funzioni di chiesa la Badìa gira ancora
nove volte attorno al santuario
Eseguito il primo,
gli altri danno luogo al cambio dei cappelli e del gonfaloniere
"
Chi desiderasse conoscerne l'intero
contenuto può richiederci le fotocopie (5 pagine
del libro di don Galaverna).
4) Facciamo pure osservare che gli abitanti di
Castelmagno non erano né nobili, né guerrieri,
ma contadini e montanari, quindi avevano vestiti e armi
popolari.
Dalla descrizione di don Galaverna si evince infatti
che i membri della Baìo non indossavano un costume
particolare, tranne il berretto con le piume prima descritte,
l'alabarda e i nastri colorati. Così è
stato fino a tutto il XX secolo, per oltre 200 anni.
Tutto il resto è folclore, che dev'essere ben
distinto da ciò che è tradizione storica.
Concludiamo ripetendo che è da ammirare il desiderio
e l'impegno di far conoscere Castelmagno anche attraverso
le innovazioni, purché si tengano nettamente
distinti i due gruppi: la Baìo storica ed il
gruppo folcloristico. Si è tanto lottato per
salvare la tradizione di S.Magno martire-soldato e ce
l'abbiamo fatta!. Ora sarebbe un controsenso stravolgere
la storica Baìo Rimediare si può. Distinguendo
bene, avremo due belle realtà: la storica Baìo
(gioiello di tradizione) impegnata ad essere sempre,
il più possibile, fedele alla descrizione di
don Galaverna nelle forme e nello spirito, ed il nuovo
gruppo folcloristico presente in ogni altro momento
di animazione, di sfilate, di festa ecc.
Olga e Graziano
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L'elenco
degli articoli sulla Baio de S. Manh contenuti nel sito
e una galleria di immagini sono consultabili nelle pagine del
Centro Occitano di Cultura |
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