Periodico di Notizie Comunali e Culturali del Centro Occitano di Cultura "Detto Dalmastro" Edizione online

La BAIO de S. MANH











Pagine in movimento
il Castelmagno
La BAIO de S. Manh
Don Enelio Franzoni
Un Racconto
Dagli Stai Uniti
Monica Garnerone
Rescountrar Castelmagno
Capodanno a Castelmagno

 

Centro occitano di Cultura "detto Dalmastro"

 
 

I privilegi e i doveri delle Compagnie dell'Abate nelle valli Maira e Grana


Copiando, parodiando e quindi dissacrando l'unico modello conosciuto e disponibile di congregazione gerarchica operante sul territorio, vale a dire gli ordini religiosi del clero, la gioventù del medioevo si radunò in compagnie, dette "abbazie degli stolti" (oppure "degli asini", "dei folli"o "del mal governo"), che ne erano la caricatura.
Baìa nelle nostre parlate significa proprio abbazia (a Villar San Costanzo si chiama ancora così l'edificio che fu anticamente sede del locale convento. I discendenti della famiglia che vi abitò per ultima portano ancora soprannome di "qui dla Baìa").
Dalla montagna alla pianura, ogni comunità possedeva la sua congregazione di monaci deputata all'organizzazione e all'amministrazione dei momenti di gioia collettiva e di trasgressione.
Per apprendere quali erano compiti e doveri di queste compagnie di monaci gaudenti, poiché da noi è disponibile scarsa documentazione in merito, è necessario rifarsi alle realtà analoghe più vicine.
Nei limitrofi comuni della valle Maira c'erano, come da noi, le "societas stultorum", "Si vede però che esistevano pure in questi paesi simili compagnie, le quali sotto strane denominazioni avevano per oggetto i sollazzi e l'allegria" (G. Manuel di S. Giovanni: Memorie storiche di Dronero e Valle Maira - Vol.I - Capo decimoquarto)
Negli antichi Statuti della val Maira (Capitula et Ordinamente Vallis Mayranae …) esiste un capitolo (Capitula abbatiarum locorum Lotuli, Cellarum et Almae) dedicato alle prerogative e ai rituali delle Baìe di quei luoghi. Il tutto è contenuto nella supplica che, le suddette Badie, inoltrano nel 1533 al marchese Francesco di Saluzzo, per ottenere l'approvazione dei loro statuti. Ecco quanto sta scritto, nella traduzione del testo, in latino, fatta dal Vayra (P. Vayra: "Un gran decaduto. Il ballo e le sue feste" in "Curiosità e ricerche di Storia Subalpina" Vol. II - Torino 1876):
"Eccellentissimo Principe. Umilmente si espone per parte della gioventù e degli adulti dei luoghi di Lottulo, Celle ed Alma, umili e fedeli sudditi delle società degli stolti e del mal governo di quei luoghi, esser vero che da lunghi e remoti tempi sono soliti deputare ogn'anno in ciascuno dei detti luoghi per esercitar balli, allegrie, conviti ed altri festeggiamenti e solennità, un abbate con ogni potestà solita spettare a tali abbati. Il perchè ora supplicano che all'E. V. piaccia degnarsi d'impartire ad essi licenza, come meglio si potrà fare di diritto, di poter eleggere e deputare un abbate in ciascuno dei suddetti luoghi ogni qual volta ne sarà il caso e ne avranno voglia gli esponenti.
"Di più, che possano i detti abbati od alcuno della società liberamente ed impunemente, ogni qual volta si presenterà il caso che una sposa forestiera passi per uno dei predetti luoghi o se del paese ne esca, andar fuori della villa o terra colle loro società e far barriera ed ogn'altro ostacolo agli sposi che passano o escono la prima volta e di fermarli e trattenerli finché si siano accordati coll'abbate od alcuno dei monaci e che sia lecito alla compagnia di prendersi alcun pegno e ritenerlo finché non saranno d'accordo coll'abbate e sarà stato soddisfatto. Con ciò tuttavia che né gli abbati né i monaci possano domandare ed avere di più che un fiorino per cento sulla somma data in dote e che gli abbati facciano dar colazione agli sposi che passano.
"Di più, che ogni qual volta si presenterà l'occasione che alcuno od alcuna dei prenominati luoghi passi a seconde, terze o quarte nozze od oltre, l'abbate coi suoi monaci e consocii possa liberamente e impunemente fargli la chiabra o baccanali e porlo sull'asino come è d'uso e fargli tutti quegl'altri scherni che gli abbati sono soliti fare in tali circostanze. Però una sol volta ed a condizione che se la persona che passa a seconde nozze vorrà pagare all'abbate due testoni non le si faccia la chiabra nè le si dia altra molestia.
"Di più, che gli abbati abbiano facoltà di poter impunemente e liberamente procedere colle loro comitive al sequestro contro tutti e qualunque persona siano della società o no che abbiano ballato e ricusino di pagare come è di consuetudine nei luoghi circostanti e ciò fino alla somma voluta per la parte di ciascuno dei soci.
"Di più, che gli abbati e chi per essi possano impunemente e liberamente senza licenza dei sindaci e del Consiglio del luogo tagliare, a minor danno, nei boschi comunali i rami necessari per fare i frascati.
"Di più, che gli abbati o chi per essi possano liberamente e impunemente tagliare e prendere nei boschi del comune e impunemente un albero da piantarsi secondo l'uso nel mese di maggio
e come gli abbati colle loro comitive avranno decretato.
"Di più, che se alcuno dei monaci delle accennate abbazie dei predetti luoghi di Lottulo, Celle ed Alma sarà contumace, o ribelle, o disobbediente nel fare alcun che di spettante all'abbazia, l'abbate possa punirlo e condannano a suo libito e che se ricuserà di pagar quello in cui fu condannato possa sequestrargli alcuna cosa e venderla immantinente con facoltà di riscatto fra dieci giorni, ed il pegno vada a profitto degli altri consorti e dell'abbate dell'abbazia.
" Le quali cose tutte piaccia a S. E. di confermare come confidano d'ottenere e che Iddio la conservi e la prosperi".
Così accadeva in Val Maira. Così, analogamente, per ragioni di affinità e di vicinanza, si presume avvenisse anche in valle Grana.
Di molte realtà che ci appartengono non conserviamo traccia nella memoria, ma è sufficiente andare a tirar via un po' di polvere dagli archivi dei nostri comuni per rendere dovuta giustizia a quel che è stato. Si scopre così che Pradleves aveva la sua nutrita truppa di frati festanti che con una lettera del 11 febbraio 1661 inoltrano una supplica alla contessa del luogo Bernardina di Saluzzo affinché permetta loro di continuare la loro attività di promotori di adunanze gioiose. L'Abate e i monaci pradlevesi chiedono alla feudataria del luogo di confermare la tradizione della Baìo ("la vecchia consuetudine e profittar e gioir anche della nova e santa Pace col star uniti allegramente"). Segue la descrizione del rito della nomina del nuovo Abate: "fu, col beneplacito di V.S. Ill.ma fatto li ondeci del mese di maggio, festa parochiale di questo luogo, levato in abbate Ms. Magno Martino habbitante in questo luogo. Il med.mo sia il condottiero e buon guardiano della sudetta squadra et affinché il med.mo tenghi vive le ragioni e prorogative di d.a Badia, col quale fu anche levato in suo Luogotenente Ms. Guivenal Falco ….".
Viene infine formulata la richiesta di poter perpetuare l'usanza della colletta in occasione del carnevale: "…confermi le carighe di detta Abbadia secondo li luoro meriti e capacità, affinché siin maggiormente regolate le accioni di detta squadra, con facoltà anche di poter conforme al solito coletar li abitanti e massime della gallina cadun cappo di casa senza le quali sarebbe essa Badia d'andar in ….".
Anche a Pradleves, come a Castelmagno, a Lottulo, Alma e Celle Macra, tocca alla Badìa gestire lo spazio rituale ludico festivo.
Dai documenti in merito ad un contenzioso sorto tra la Comunità di Pradleves e i Signori Conti di Saluzzo, si ricava che all'inizio del '700 quella Badìa era già scomparsa ("sendo cessata d.a Badìa") e i feudatari reclamavano per loro il diritto alla colletta delle galline.
Pollice verso dunque, aria di fronda o comunque rapporti difficili con la Bahìo da parte dei feudatari, anche a Pradleves come a Castelmagno.

Renato Lombardo, Pradleves (continua-2)

Leggete la prima parte
dell'aritcolo

 

La BAÌO tra folclore e storia


Abbiamo a lungo riflettuto, poi le lettere di Enrico Bertone di Bagnolo ci hanno stimolato a scrivere le nostre osservazioni a riguardo della Baìo di S. Magno.

1) Apprezziamo lo sforzo fatto per la nascita del gruppo folcloristico, molto bello e ben organizzato, ma condividiamo totalmente quanto scrive Enrico Bertone (che non abbiamo il piacere di conoscere personalmente) soprattutto quando sostiene che: "la storica baìo che è un gioiello di tradizione,…con uno stile popolare- contadino che ne fa una cosa rara nell'ambito delle nostre montagne" non deve essere confusa con un gruppo folcloristico, sia pure ricco di figure e di costumi e composto da persone simpatiche ed entusiaste, che ha saputo vivacizzare il paese e favorire l'aggregazione tra i partecipanti: nessuno vuole negare questo merito.

2) Le Baìo dei monaci gaudenti (vedi gli articoli di R. Lombardo) si sono estinte da secoli; ad es. quella di Pradleves già all'inizio del '700 era ormai scomparsa. Quella di S. Magno è sopravvissuta proprio perché si era radicalmente trasformata, diventando un gruppo che ha il compito di vigilare in occasione della solennità del Patrono e rendere onore al Santo.

3) Pertanto se vogliamo che la Baìo storica mantenga la propria identità, essa non può che essere quella descritta dettagliatamente da don Galaverna nel suo libro su S. Magno del 1894.Ne riportiamo alcuni stralci:
"Leggesi nelle antiche ordinanze del Comune di Castelmagno che, pel buon ordine della festa di S. Magno, e per ovviare agli inconvenienti che vi potessero accadere, specialmente di risse, fu istituito un corpo o guardia di dodici uomini, detta comunemente la Baìa … Fu sempre costume che a questo ufficio venissero eletti uomini assennati e di età provetta …
I dodici membri durano in carica un triennio, ed ogni anno, cessando i quattro più anziani, ne vengono eletti quattro altri dal signor Sindaco nel giorno dell'Assunta. Nella festa di S. Magno hanno tutti la propria divisa, che consiste in un bastone ferrato, detto picca o alabarda, ed in un pennacchio, o meglio piumino, essendo di piume preziose, di colore per lo più rosso e di tre maniere diverse. [segue la descrizione delle piume poste sul cappello, diverse a seconda dell'anzianità] … Tutti portano sul petto una coccarda o nappa, ed alcuni nastri di vario colore legati alle alabarde.
I quattro più anziani sono detti Abà … e tra loro d'accordo ne eleggono uno che funzioni da primo Abà, ossia primo capo. Costui solo ha diritto di andare su per la chiesa col cappello in testa, non può portare l'alabarda, e nella processione e nei giri attorno al Santuario segue immediatamente il secondo Abà, che porta lo stendardo di S. Magno."
Segue poi la descrizione delle "Funzioni a cui assiste la Badìa" e del relativo cerimoniale. "Il giorno di S. Magno… il corpo della Badìa in divisa propria al suono della banda, fa un giro intorno al Santuario, precisamente nel sito ove si farà poi la processione. Quindi entra in chiesa per assistere alla messa letta, che dicesi della Badìa …Circa le dieci …si ordina ogni cosa per la processione … In essa il buon ordine è mantenuto dal corpo della Badìa, disposto per ordine di anzianità, cioè in modo che i più anziani restino gli ultimi, presso del clero. … Alla sera … dopo le funzioni di chiesa la Badìa gira ancora nove volte attorno al santuario … Eseguito il primo, gli altri danno luogo al cambio dei cappelli e del gonfaloniere…"
Chi desiderasse conoscerne l'intero contenuto può richiederci le fotocopie (5 pagine del libro di don Galaverna).

4) Facciamo pure osservare che gli abitanti di Castelmagno non erano né nobili, né guerrieri, ma contadini e montanari, quindi avevano vestiti e armi popolari.
Dalla descrizione di don Galaverna si evince infatti che i membri della Baìo non indossavano un costume particolare, tranne il berretto con le piume prima descritte, l'alabarda e i nastri colorati. Così è stato fino a tutto il XX secolo, per oltre 200 anni. Tutto il resto è folclore, che dev'essere ben distinto da ciò che è tradizione storica. Concludiamo ripetendo che è da ammirare il desiderio e l'impegno di far conoscere Castelmagno anche attraverso le innovazioni, purché si tengano nettamente distinti i due gruppi: la Baìo storica ed il gruppo folcloristico. Si è tanto lottato per salvare la tradizione di S.Magno martire-soldato e ce l'abbiamo fatta!. Ora sarebbe un controsenso stravolgere la storica Baìo Rimediare si può. Distinguendo bene, avremo due belle realtà: la storica Baìo (gioiello di tradizione) impegnata ad essere sempre, il più possibile, fedele alla descrizione di don Galaverna nelle forme e nello spirito, ed il nuovo gruppo folcloristico presente in ogni altro momento di animazione, di sfilate, di festa ecc.

Olga e Graziano

 

L'elenco degli articoli sulla Baio de S. Manh contenuti nel sito
e una galleria di immagini sono consultabili nelle pagine del
Centro Occitano di Cultura


Copertina Dal Comun Dachapuiachabal Manifestazioni Chivaechiviene Rassegna stampa Proverbi Storie Lettere



LA VOUS DE CHASTELMANH
Redazione

P.za Caduti, 1 - 12020 Castelmagno (CN)
E-mail:
lavous_de_chastelmanh@hotmail.com