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La Crous a Castelmagno nei ricordi della Maestra
Margherita Ferreri Aschero


La Crous, la Croce è un piccolo vilaggio del comune di Castelmagno oggi spopolato. Il gruppo di casolari in pietra si affaccia aggrappato alla monatgna su una profonda forra attraversata da un piccolo ruscello che lo separa dall'abitato di Colletto. Qui è nata e vissuta per molti anni la maestra Margherita Ferreri Aschero. In queste parole, raccolte nel 1989 nella sua casa di Verante dove si era stabilita con la famiglia ed era contenta di incontrare qualcuno che parlasse il suo bel castelmagnese, il pensiero corre alla Crous, all'infanzia, al villaggio allora pieno di vita.La mia, come tutte quelle del vallone, era una famiglia contadina. Il lavoro agricolo a Croce era molto duro, soprattutto a causa del terreno scosceso ed accidentato.

Il paziente lavoro dell'uomo l'aveva modellato, terrazzato : i piccoli campi così ricavati erano curati come un giardino. I villaggi del vallone erano tutti popolati da contadini e da pastori : dai campi si ottenevano il fieno, la segala e l'orzo. Questi due erano i soli cereali coltivati sino alla fine dell'Ottocento : così mi raccontava il nonno. In seguito si diffuse anche la coltivazione del frumento, ma dava rese molto inferiori agli altri cereali. A causa dell'altitudine le piante da frutta erano poche : a Croce c'era solo qualche susino, a Cmpomolino era ancora possibile coltivare qualche pianta di melo. Per avere un po di castagne i contadini affittavano i boschi tra Caraglio e Pradleves e in autunno scendevano giù in occasione della raccolta dei frutti.
Alcuni campi vicino al torrente Croce erano irrigabili e venivano utilizzati per gli orti ; crescevano rigogliosi i porri, l'insalata, i cavoli e le cipolle. Nei mesi invernali alla sera ci si radunava nelle stalle per la " vià " sulla paglia. Si raccontavano molte storie e si parlava dei folletti, delle masche, dei sarvan. Se un bambino non si comportava bene lo si impauriva dicendogli : " guarda che viene lo spirito folletto e ti porta nella roccia ! ". La religiosità era molto intensa : la festa patronale di Sant Ambrogio a Colletto e le festività liturgiche erano molto sentite. Da Narbona in occasione delle Missioni molte persone scendevano a Colletto, dormivano nelle stalle per essere presenti in orario alle funzioni. Era parrocco a Colletto, la mia parrocchia, don Galaverna. Non solo era un uomo buono ma era un padre : per la popolazione era anche un dottore. Tutti si rivolgevano fiduciosi a lui : in quei tempi era difficoltoso trovare un medico, andare da Castelmagno a Cuneo era un'impresa. La parrocchia del Colletto comprendeva tutti i villaggi del vallone : Croce, Batuiro, Valliera, Campofei e Cauri. Ne facevano anche parte Campomolino, Einaudi e i due Nerone. Infine apparteneva alla parrocchia anche Narbona collocata nel cuore di una piccola valle laterale.
L'altra parrocchia del comune di Castelmagno, Sant Anna, era costituita da Chiotti, Chiappi e il Santuario di San Magno. La profonda fede della popolazione è anche testimoniata dai numerosi piloni che si incontrano lungo i sentieri. Quello che si trova vicino a Croce, rivolto verso la località Tre Ponti è dedicato al Sacro Cuore e lo fece costruire mio padre quando mi diplomai maestra. Poco lontano da Croce c'è una " barmo " ben esposta al sole. Qui i vecchi come mio nonno e il suo amico Carlou , andavano a riscaldarsi al tepore del sole nei mesi invernali. Io da piccola andavo con lui e mi ricordo che a mezzogiorno appoggiavamo un ginocchio a terra e , rivolti verso la chiesa recitavano l'Angelus Domini. All'età di cinque anni iniziai a frequentare la scuola elementare a Colletto, eravamo tanti in classe. C'erano due maestre. Tutti i bambini portavano da casa la legna per riscaldare la scuola :ho fatto le elementari negli anni 1911, 1912 e 1913, fino alla classe terza che era anche l'ultima. A partire dalla quarta iniziai la frequenza della scuola a Cuneo, nel colleggio della Sacra Famiglia. Ricordo il primo viaggio verso la città : di buon mattino com mio papà scendemmo a piedi fino a Pradleves e, di qui, raggiungemmo Cuneo in carrozza. Terminati gli studi tornai a Castelmagno e insegnai nella mia scuola di Colletto per diciannove anni, dal 1931 al 1950. La gente dava molta importanza alla scuola, seguiva con attenzione i propri figli. Durante il fascismo le maestre furono incaricate di tenere lezioni per gli adulti. Al pomeriggio venivano sempre numerosi, seguivano con impegno. Ricordo ancora la bella intelligenza di una donna, che era anche una ottima mamma.
Nel 1950 per esigenze famigliari lasciai il mio paese. La montagna ormai si stava spopolando. Gli emigranti sulle tracce dei lavoratori stagionali seguirono principalmente tre direttrici : Francia, Torino e Novara. Da Chiappi e da Chiotti emigrarono in particolare verso la Francia, dagli altri villaggi verso Torino. Gli abiatnti di Campofei si diressero soprattutto a Novara per praticare il mestiere di acciugai. Qualche famiglia partì anche per l'America : ricordo una ragazza di Croce che aveva sposato un ex carabiniere. Vissero per un po' a Croce ma essendo la vita difficile raggiunsero in America una famiglia di Cauri già emigrata in quel paese.Ormai sulle mie montagne vive poca gente, io tuttavia le ricordo con nostalgia, parlo ancora bene l'occitano di Castelmagno, non l'ho dimenticato. Sono contenta quando posso scambiare con qualcuno quattro parole nella mia lingua.

Giovanni Martini

La maestra Margherita Ferreri è purtroppo deceduta il 31 agosto scorso a Vernante dove viveva con il figli don Gesualdo, Maria e Luigino, la nuora Luisa e il nipote Gianluca. E ' stata sepolta nel cimitero di Vernante.



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