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L'angolo

La donna:tra postfemminismo e avanguardie tradizionaliste (18/06/03)

Chiedersi dove sia finito il femminismo, significa in un certo qual modo riflettere sul ruolo della donna assunto nella società odierna. Lo studio, benché poco serio ed organico, sicuramente riporterebbe tra i suoi dati degli elementi come dire costanti, che di fatto aggiungono poco o nulla a quanto si è già detto o scritto sul gentil sesso. Ad osservare anche in modo distratto l'immagine femminile proposta dai media, dai dati statistici e dalle indagini sociologiche, ci si accorge facilmente  che il potere è essenzialmente concentrato in mani maschili e che l'aspetto estetico continua ad essere, in vari settori, una discriminante potente nel valutare una donna. Dalla caduta del matriarcato, tanto nelle società primitive quanto ai giorni d'oggi, gli stereotipi permangono e sono duri a morire. Il nostro viaggio sul mutevole universo del gentil sesso ci conduce dalla donna tentatrice alla fragile e docile pulzella, che offre la virginea fermezza del suo corpo e del suo cuore al padrone, alla donna angelica, esemplare esempio di virtù e rettitudine, che diventa guida spirituale, in un mondo di maschi, verso il paradiso, alla femmina adescatrice, seducente traino solo verso un inferno che sa di zolfo e di peccato. A voler operare una sorta di cronistoria evolutiva del ruolo femminile ci si accorge come la bellezza ha costituito un passaporto di un certo rilievo per ottenere un posto privilegiato nell'alcova maschile. Belle, belline, bruttine l'imperativo categorico della costante manutenzione fisica sembra continuare ad essere indispensabile per attirare l'attenzione su se stesse. Un vademecum rigoroso ha accompagnato e continua ad istruire tuttora il gentil sesso, nella precisa consapevolezza che non si devono disattendere i suggerimenti legittimati dalla tradizione, per essere una degna rappresentante del genere femminile. Bisogna sorridere, ma non troppo, altrimenti si rischia di passare per stupide; essere ammiccanti, ma non troppo, si può diventare troppo intriganti e quindi pericolose o troppo facili; assumere a piccole dosi un'espressione di candore, che fa tanta tenerezza, ma ovviamente non troppo, altrimenti si diventa praticamente insignificanti. E' sempre consigliabile non manifestare eccessivamente la propria intelligenza. A forza di discutere con competenza di  fissione nucleare, di dissertare sul valore del tempo in  Bergson o sulla fenomenologia casualistica in Borges, o semplicemente attestare di utilizzare la funzione intellettiva non in base al variare mensile degli estrogeni, ma all'uso costante della ragione, il nostro maschio finirebbe per intimorirsi. E' più rassicurante, infatti, decantare solo la propria, eventuale, abilità di massaia. Inoltre, è consigliabile far finta, talvolta, di non capire, pare che funzioni sempre per rinvigorire nel maschio quel misto di senso di protezione e virilità che attrae tanto le donne .Occorre evitare, se per caso o per fortuna, ci si trova ad occupare posti di un certo rilievo, di emulare atteggiamenti maschili, che tendono a rendere particolarmente ridicole; non essere, infine, eccessivamente disinibite nell'abbigliarsi, pena l'essere targate come adescatrici e così, un eventuale atto di sgradevole  insistenza del maschio verrebbe considerato se non giustificabile quantomeno prevedibile. Bisogna ricordarsi sempre che l'uomo è per antonomasia il "cacciatore", quindi le donne in possesso del porto d'armi mettono soggezione. Il libretto delle istruzioni è dunque pronto per agevolare il consenso sociale. Se si disattendono le regole si rischia la perdizione o l'isolamento o l'ironia o ancor peggio si viene valutate come insolite eccezioni. Negli anni 60 le femministe proclamavano la liberazione della donna, chiedevano la parità tra i sessi. Ma quelli erano gli anni della contestazione, dell'"immaginazione al potere", del riscatto sociale, della democraticità della cultura. Le passioni e le idee, di solito, con il tempo si affievoliscono, si colorano di nostalgia, rientrano nell'ordine delle certezze borghesi. Attualmente, sembra che l'ambizione suprema di molte fanciulle sia quella di entrare nell'eldorado mediatico:attrici, veline, comparse, poco importa, l'importante è investire sul corpo e con il corpo. Le donne, ovviamente prestanti, perché il "rancio deve essere rigorosamente abbondante", affollano con immaginifico fulgore le hot-line, i desktop, i calendari, dove la carne e la voce allietano quella parte maschile che vede, nel più o meno esibito voyeurisme, la non troppo tacita conferma della propria sana virilità. Agli antipodi delle nostre splendide ragazze si stagliano sempre più all'orizzonte del nuovo millennio, le donne kamikaze, un "vento divino", che utilizza il corpo, stavolta, in nome dell'amor patrio e disintegra la propria fisicità in nome dell'Idea, miti, un tempo, per lo più rigorosamente maschi e inoltre  le donne col chador,  silenziose ombre, che velano e coprono se stesse. Il corpo continua ad essere merce di scambio. La perfezione della Venere botticelliana, dove grazia, accoglienza, bellezza diventavano strumento di contemplazione del genere femminile, cede il passo alla reificazione nei suoi molteplici e controversi aspetti. La donna, nel suo essere madre e nel suo divenire amante, espone se stessa al pubblico ludibrio. Una volta si esibivano solo i "corpi dei condannati a morte". Un tempo, passato con mestizia il guado dei fatidici "anta", la femmina, dopo aver ceduto il testimone alla novella gioventù, si acquietava nella figura della nonna un po' querula, magari iperansiosa, ma sempre accogliente e, a suo modo, rinnovava la  non sopita maternità, adesso, tra carne tremula e dentiere a prova di traballamenti, si preferisce fare le "velone". Benvenuti, dunque,  nella donna del terzo millennio!