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Che per il Parco del Gennargentu le cose sarebbero andate come stanno andando, lo si doveva sapere fin dal 26 giugno di sei anni fa. Da quando lallora assessore dellambiente Salvatorangelo Mereu firmò con il sottosegretario Piero Angelini, il primo atto sconsiderato di questo grande imbroglio.
Tre mesi prima, Sud Tirolo, Lombardia e Trentino avevano anche loro firmato unintesa (per lo Stelvio) con il governo romano. Ma avevano posto come condizione lo smantellamento dellente parco e laffidamento della gestione al sistema delle loro autonomie. I nostri rappresentanti no, loro svendettero senza alcun pudore autonomia e quantaltro avesse a che fare con le sue competenze.
Il contentino fu un comitato paritetico incaricato di definire i vincoli e di perimetrare il parco. Con perfida perspicacia, lo stato dette ai sardi quattro dei sei posti nel gruppo di lavoro che di questo doveva occuparsi e alla provincia di Nuoro la sua presidenza. Uscì fuori da quel gruppo la cartografia che, con qualche aggiustamento, fu approvata lanno scorso a Nuoro dal Comitato istituzionale di coordinamento. Da questo 2 aprile è alla Corte dei conti che la deve registrare prima della pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
Nessun errore, insomma. La perimetrazione del parco è quella voluta da sardi che con la bocca parlavano di libera adesione e con la matita prescindevano dalla volontà dei comuni. Già, ma quali sardi hanno ingannato i loro conterranei? Chi ha vanificato la battaglia fatta da Palomba e da Onida con il Ministero per assicurare che dentro il parco entrassero solo i paesi formalmente favorevoli e che nulla vi entrasse di quelli contrari?
Il patatrac è fatto, spingendo undici dei quattordici soci fondatori del parco ad uscirne, come a dire che il 71 per cento del parco originario ne è fuori. I tre rimasti (Fonni, Aritzo e Seui) e i nove che hanno ottenuto di entrarvi rischiano di vedere vanificata la loro adesione a un parco che non ha neppure più un nome, visto che non cè più il Gennargentu né il golfo di Orosei. I responsabili di questo sfacelo se la vedranno con i loro elettori se non con i carabinieri. Ora importa uscirne.
Per rispettare il sacrosanto diritto delle comunità di stare dentro o fuori un parco, non vedo altro se non la istituzione di un parco con i soli paesi che vi aderiscono, indipendentemente dallestensione, o un atto di coraggio che vada al di là della sospensione decisa ieri. Il ritiro, cioè, della firma da unintesa pasticciata e persino pericolosa per la pace sociale nelle nostre comunità. Si elabori insieme ad esse un vero programma di sviluppo che coniughi la prosperità con la difesa dellambiente. Si promuova il turismo, vendendo il parco che cè per la straordinaria bellezza cui nessun parco virtuale può aggiungere alcunché. Il Parco, quello istituzionale, potrà nascere in futuro a due condizioni: che a proporlo sia una classe dirigente credibile e che a costituirlo siano in libertà i cittadini titolari almeno del diritto di non essere imbrogliati.
Pubblicato sull'Unione sarda il 18.4.98
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