L'assessore sculaccapopoli

È problematico un uomo di governo (una donna nel nostro caso) che riesca, come la dottoressa Maria Ausilia Fadda, a raccogliere tanta unanimità di giudizi quanta ne ha collezionato lei. In poco più di sei mesi è riuscita a mettersi contro l’universo di chi d’ambiente vive e non è un dettaglio, visto che proprio l’ambiente dovrebbe governare. Vi troviamo fautori del parco del Gennargentu e suoi avversari, amanti dell’avifauna e pescatori di stagno che vorrebbero disperdere i cormorani, ambientalisti anti-caccia e cacciatori, armaioli e quanti vorrebbero il disarmo di tutti. E ancora amministrazione comunale di Talana, forestali di Gairo, sindaci del Sulcis e sono sicuro di dimenticare qualche altra categoria. Da tutti un’unica e corale domanda: si dimetta.
Fiza de sa mala sorte o figlia di quella strana teoria che vede un governante coraggioso in chi fa cose “antipopolari”? Chissà? forse le due cause si mescolano, anche se mi sa tanto che predomini la seconda. È pur vero che l’assessore dell’ambiente si è trovata sulle spalle questioni, come la forestazione, il sistema dei parchi e delle riserve regionali, la modifica degli equilibri biologici negli stagni, il Parco del Gennargentu e altro che le precedenti giunte hanno preferito lasciare in lascito agli eredi. È anche vero che, al pari dei suoi colleghi, sta subendo gli effetti della legge sulla incompatibilità tra consiglieri e assessori. Ed è vero infine che governare una nazione come quella sarda è notevolmente diverso dall’emanare ordini da un ufficio amministrativo.
Giocano in queste faccende i caratteri personali, gli atteggiamenti culturali, l’amore o il disamore per la politica, la considerazione personale della “massa”, la capacità di coerenza tra il programma generale di governo e i programmi personali. Tutte cose che sarebbero considerate attenuanti in un individuo qualsiasi, ma che peggiorano la qualità di un governante. Uno scatto di nervi di uno qualunque di noi ha effetti in chi ci deve sopportare. Lo scatto di nervi di un governante il quale minaccia di non dare soldi per la forestazione a quei comuni che non vogliono “entrare nel parco” ha effetti devastanti sull’intera società comunitaria. La furbizia di chi utilizza metodi dilatori pur di non fare il proprio dovere ha effetti diversi se si tratta di un privato cittadino o se si tratta invece di un governante: moralmente non c’è molta differenza, ma i danni dell’uno e dell’altro comportamento non sono commensurabili.
E ancora: un governante che viene sottoposto a valanghe di critiche e di accuse, magari infondate, non può concedersi il lusso di star zitto, di non rispondere, di far finta che la cosa non lo riguardi. Certo, un governante dà preliminarmente conto del suo operato al parlamento che lo ha eletto, ma se a questo si limita rischia di innescare un gioco perverso: la maggioranza non può sconfessare un membro del governo senza aprire una crisi dell’intero governo. E così la solidarietà, che è una buona cosa, si trasforma in copertura per paura del “peggio”: esser coinvolti nella crisi. Se è vero chi si governa in nome e nell’interesse del popolo, il popolo andrà pur sentito. In questo caso non solo non si va a sentirne gli umori: ci si tappa le orecchie per non udire le urla di chi cerca di comunicare.