Intimidazioni e mandanti: a chi giovano?

Denunciare e condannare le intimidazioni comunque fatte e comunque motivate è un dovere sacrosanto non solo per chi le riceve ma anche, e forse soprattutto, per quanti sostengono tesi che apparentemente sono appoggiate da questi atti. Per essere espliciti, intimidire le comunità affermando che non ci saranno finanziamenti per chi non accetta il parco è un pessimo servizio reso ai fautori della riserva. D'altra parte, l'intimidazione contro l'assessore dell'ambiente di Villagrande o ora contro la sindaco di Orgosolo arreccano un danno grave a quanti contestano democraticamente la firma dell'intesa per il Parco del Gennargentu. Ma se la qualità di tutte le intimidazioni va stigmatizzata con tutta la forza, esagerarne la quantità può portare a conseguenze grottesche: come quella di contrabbandare la propria incapacità di scegliere come conseguenza del clima di tensione esistente nelle comunità, anziché come causa di essa.
Può capitare di sentire accuse che non muovono denunce per calunnia solo in considerazione della fragilità emotiva di chi le fa e della obiettiva difficoltà a scegliere tra amore per la propria gente e rispetto delle direttive di partito. Accuse di strumentalizzare la gente, di assoldare una platea di scalmanati antiparco, di fomentare i violenti e, siccome il ridicolo non ha limiti, persino di finanziare di tasca propria il viaggio di un centinaio di donne orgolesi per partecipare a un dibattito sul parco in un altro paese. Accuse nelle quali si legge, oltre a un pensiero contorto, ideologicamente portato al sospetto del complotto, un immarcescibile disprezzo per l'intelligenza e l'autonomia di pensiero dei cittadini che si pretenderebbe di amministrare.
La tensione nei paesi del parco c'è e che sia alta lo testimonia anche l'accusa mossa a Baunei al mio amico Pasquale Zucca, ormai storico oppositore del parco statalizzato, di essere un "servo del Wwf", solo perché sostiene che dal no al "Parco nazionale del Gennargentu" bisogna passare al sì ad un altro tipo di parco. Ma è una tensione innescata dall'esterno, non sorta, per partenogenesi, all'interno delle comunità, una disamistade che alcuni sindaci - la constatazione non è mia, ma di loro colleghi - vorrebbero ulteriormente approfondire con un referendum. Ed è una tensione che ha babbi e mamme certe: gli articoli della legge statale 394 e le norme dell'intesa regione-governo. In tutti i dibattiti in cui sono stato testimone o parte in causa - l'ultimo quello di martedì a Orgosolo davanti a seicento persone - nessuno dei fautori dell'intesa ha mai dato risposte certe, tutti sono svicolati, dando al massimo assicurazioni che tutto si può aggiustare e che in caminu s'acontzat càrrigu. Il che, come si può capire, aumenta la tensione, non la seda.
Come se ne può uscire? mi ha chiesto ieri un autorevole fautore dell'intesa il quale, fra i suoi pregi, ha quello dell'onestà intellettuale. Ritirando la firma dell'intesa, che si sta mostrando oggi non solo l'ostacolo più grosso per ragionamenti pacati e discussioni laiche intorno al parco ma che sta addirittura portando al rifiuto generalizzato non di questo parco concreto ma di qualsiasi idea di parco. Quella firma è un incidente di percorso dagli esiti letali: prima se ne renderà conto l'intera classe dirigente sarda, politici, forze sociali, intellettuali e meglio sarà. Siamo ancora in tempo per evitare che la ribellione a una scelta sbagliata si trasformi in una sollevazione al grido di "a su connotu" come 130 anni fa. E siamo, anche, ancora in tempo per adeguare alla civiltà dei nostri monti un progetto di parco che coniughi tre elementi indispensabili: rispetto per i diritti storici delle comunità, crescita economica e sociale, difesa dell'ambiente.
Si tratta di mettere da parte gli insulti, le accuse infondate, le minacce, le ideologie da "ultima spiaggia", le dietrologie idiote, di azzerare le reciproche diffidenze, di reprimere i propri fondamentalismi, di appianare i veri e propri conflitti di frontiera che esistono fra vari paesi. E si tratta di costruire insieme ad ogni singola comunità, rispettandone identità e interessi, quel progetto di riserva naturale, come del resto vorrebbero le pro loco di Ogliastra e i comitati di base che stanno nascendo un po' ovunque. E' un progetto che merita lo sforzo di modestia e di consapevolezza richiesto.