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Delle due una: o gran parte dei consiglieri regionali ignorano larticolo 51 dello statuto sardo o tutti, maggioranza e opposizione, hanno coscientemente voluto delegittimare il presidente della Giunta. Si parla dellordine del giorno che, mercoledì scorso, ha concluso il dibattito sul parco del Gennargentu suscitato, un po fortunosamente, dalla mozione di Pietro Pittalis.
La giunta è impegnata a chiedere al governo la sospensione del decreto istitutivo del Parco in quanto, come prevede larticolo 51, manifestamente dannoso per la Sardegna. Un articolo assai poco frequentato, questo, e curiosamente evocato per un provvedimento la cui responsabilità è a mezzadria dei governi di Roma e di Cagliari. Lintesa del 19 febbraio scorso che contiene il decreto manifestamente dannoso è stata firmata, infatti, sì da Ronchi ma anche da Palomba e da Onida.
Bizantinismi a parte (non sarebbe stato più corretto dare una sfiducia palese, anziché mandare un avvertimento trasversale?), il documento consiliare sancisce una importante vittoria per i paesi inclusi nellarea del parco, per le loro amministrazioni e per i comitati di base che hanno mobilitato a Pratobello più di cinque mila persone. Resta naturalmente da vedere se il governo romano riconoscerà di aver messo alla firma del presidente della repubblica un provvedimento dannoso e, soprattutto, da capire che cosa la Regione farà nel caso in cui Prodi risponda picche. Ma le cose, per il Parco del Gennargentu e per le sue popolazioni, saranno dora in poi assai più chiare.
E lo saranno anche documentalmente nei prossimi giorni, quando Onida pubblicherà il dossier contenente tutte le carte riguardanti questi ultimi tre anni di storia del non parco. Una trasparenza di cui si sente davvero bisogno, se non altro per capire laccanimento con cui alcuni settori del sistema delle autonomie sarde hanno perseguito un cammino che ha portato al grave errore di voler accelerare la firma dellintesa, evocato dallassessore.
Un accanimento che ha tirato dal più profondo dellanimo di alcuni esponenti del-lUlivo un livore incredibile contro il cosiddetto fronte del no e persino contro i cinquemila di Pratobello, variamente accusati di esser antistato, antipolitica, cassa di risonanza delle frange violente e di rifiutare la democrazia. Può darsi che si tratti solamente di ingenua credulità in quanto scritto e detto dalla stampa governativa a proposito della manifestazione popolare. Tantè che i consiglieri presenti a Pratobello, dal forzista Pietro Pittalis al democratico di sinistra Francesco Berria, hanno parlato in tuttaltri termini della loro esperienza.
Ma ci sono, credo, altre fondate preoccupazioni. Che la questione del parco, gestita in maniera asinina da alcuni partiti, abbia fatto maturare gruppi dirigenti capaci di rapportarsi alle comunità e di governare processi complessi di formazione delle decisioni. Questi nuovi gruppi dirigenti insieme alle istituzioni comunali e dentro di esse hanno perso ormai ogni fiducia nella funzione di governo della Regione e di questi partiti.
Pubblicato sull'Unione sarda il 8.5.98
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