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L'intesa firmata ieri da Palomba e da Baratta per la istituzione del Parco del Gennargentu contiene sicuramente protocolli segreti che ne rovesciano il senso. Altra spiegazione non riesco a trovare per il grido di vittoria lanciato da Palomba e Saba: "Il ministro ha accolto gran parte delle richieste dei comuni", anche perché sarebbe disdicevole pensare che due gentiluomini come loro tentino di imbrogliare la gente. Così, quando per esempio si legge nel primo articolo dell'intesa, che l'ente parco è istituito "con le modalità di cui all'articolo 9 della legge", è chiaro che non è vero, che le modalità di nomina dell'ente parco non saranno quelle del famigerato articolo 9 della legge statale n. 394.
Quest'articolo, per chi ancora non lo sapesse, stabilisce che dei 12 componenti solo cinque rappresentino le autonomie locali e sette siano nominati dal governo italiano. La maggioranza, dunque, risponde direttamente a Roma e si sostituisce ai consigli comunali e alla regione in materia urbanistica e paesaggistica. Tutti i comuni, chi con maggiore chi con minore determinazione, hanno deliberato tre anni fa per chiedere la modifica di quest'articolo nel senso che alle autonomie fosse riservata la maggioranza nell'ente parco. La stessa richiesta è stata avanzata recentemente dalla commissione ambiente del Pds e da quella regionale dell'agricoltura e l'una e l'altra oggi silenziose forse perché conoscono i protocolli segreti.
Proviamo a immaginare che cosa contengono? Potrebbe esservi previsto, per dire, che il governo si impegna a nominare due ambientalisti sardi e magari due cattedratici con cognome sardo, in maniera che per i primi cinque anni siano i sardi ad avere la maggioranza nell'ente parco. Un contentino a un sentimento di nazionalismo volgare che non sposta la questione, visto che in Sardegna operano alcuni fra i più fieri oppositori dell'autonomia delle comunità, come ampiamente dimostrato dalla firma di questa intesa. Ed è, anche, un marchingegno ridicolo, posto che dopo cinque anni, al rinnovo dell'ente, questi accordi sottobanco potranno agevolmente essere ignorati.
Ma c'è di peggio. Non solo vengono ignorate le risoluzioni dei comuni; è travolta anche quella della commissione regionale dell'agricoltura: "Nel parco sono compresi solo ed esclusivamente i territori di quei comuni che manifestano esplicita volontà di aderirvi". Nell'intesa - in quella palese, almeno - nulla c'è che richiami questo principio. Il perimetro del parco - è scritto all'articolo 3 del documento firmato da Palomba - è determinato entro sei mesi con decreto del presidente della Repubblica "e comprende le aree individuate" con la legge regionale 31/89, nonché i territori esterni "per i quali i comuni interessati chiederanno l'inserimento" nel parco.
L'autodeterminazione sbandierata dalla Giunta regionale riguarda dunque solo ed esclusivamente i comuni "esterni", i quali, quando si dice la magnanimità, possono persino decidere di restare fuori. Quanto ai 14 comuni predestinati, essi sono comunque "compresi" nel parco. Niente, nell'intesa Palomba-Baratta, prevede una qualche forma di pronuncia dei comuni e meno che mai gli effetti di atti formali, adottati o dai consigli comunali o dalle popolazioni con referendum. Resta, ovviamente, il fatto che nessun governo romano e nessuna appendice sarda potranno mai costringere le comunità a entrare in un parco che non vogliono. Il problema è, semmai, capire se l'accusa di terrorismo lanciata ieri dal ministro Baratta contro gli oppositori a questa intesa sia solo una infelice boutade o preannunci la volontà del governo di inviare truppe contro i terroristi a difesa di quest'aborto di parco.
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