Un seminario a porte chiuse

In una cosa, sia il presidente della Regione sia gli amministratori provinciali di Nuoro hanno perfettamente ragione: la firma dell’intesa per il Parco del Gennargentu sta tirando fuori tutto ciò che i vari interlocutori avevano in corpo. Viene così fuori il komeinismo dei fautori del parco ad ogni costo, lo stalinismo di chi fra prassi e verità sceglie comunque la prima, l’idiosincrasia nei confronti della stampa non supina né adorante, ma anche l’incapacità al dialogo di quegli oppositori che scioccamente pensano di risolvere qualcosa con le minacce, gli avvertimenti, le bombe per quanto disinnescate. Una forma di contestazione, questa, che diminuisce la credibilità di quanti producono argomenti per coltivare una dissidenza assai ben fondata.
E viene fuori anche un poco nobile intreccio di sordità, cose dette a metà e mezze verità, il tutto ingentilito dalle capacità dialettiche di qualche cronista con pochi dubbi sulle meravigliose sorti e progressive che attendono i nostri monti del dopo parco. Mirella Tatti ha riferito con obiettività su questo giornale che cosa sia successo sabato a Oliena nel seminario a porte chiuse voluto dalla Regione e dalla Provincia di Nuoro. Altri, su altri giornali, no: hanno protervamente piegato la realtà delle cose alle proprie tesi e convinzioni. Fra le quali c’è anche quella, assai singolare, di un complotto anti-parco che vedrebbe uniti bombaroli, autori di scritte minacciose, società di forestazione private, intellettuali con il culto nazional-popolare della lingua sarda: tutti uniti per far fallire l’intesa Palomba-Baratta e dunque il parco.
In verità, a questo complotto prendono parte anche persone insospettabili come il presidente della commissione regionale dell’ambiente Silvestro Ladu e lo stesso funzionario governativo, Massimo Gobbi, venuto a dare l’interpretazione autentica dell’intesa. Ladu ha pubblicamente affermato che l’intesa firmata da Palomba e da Saba “non ha recepito il mandato della commissione né sulla richiesta di modifica della legge 394 né sul principio della libertà di scelta dei comuni”, aggiungendo: “ne ridiscuteremo in Consiglio”. Ma è il funzionario del ministero dell’ambiente che, con le sue interpretazioni destinate a fare il gioco del nemico, si è candidato a capeggiare il complotto per far fallire l’intesa.
La prima: il consiglio direttivo del parco sarà concordato fra la Regione e il ministro che potrà scegliere due ambientalisti e due cattedratici in una rosa di nomi sardi, così che nell’ente parco la maggioranza sarà di sardi. Con ciò confermando che il sistema delle autonomie sarde sarà in minoranza e, dunque, non spetterà ad esso di gestire la riserva. La seconda interpretazione è ancora più drastica e in contrasto con le certezze di Palomba (“L’autodeterminazione dei paesi è assicurata”). Secondo l’esegeta dell’intesa, la delimitazione del parco contenuta nel documento firmato il 29 dicembre a Roma è la base concreta da cui partire e il governo non è interessato a costituire una riserva a macchia di leopardo. Più esplicitamente: un parco che non comprenda la gran parte dei comuni già individuati non si farà.
Del resto, questa è la posizione degli ispiratori della legge 394, i dirigenti del Wwf italiano, i quali hanno sostenuto che un parco del Gennargentu senza i territori dell’Ogliastra non avrebbe più senso. Si dà il caso che già Arzana, Baunei e Villagrande hanno deliberato per il no all’intesa, che le popolazioni di Orgosolo e Urzullei sono decisamente e palesemente contrarie e che difficilmente saranno convinte del contrario dalla lettura autentica dell’intesa fatta dal funzionario del ministero dell’ambiente. Con la protervia di chi non si rassegna, qualcuno potrebbe ancora voler costituire un parco del Gennargentu senza il Gennargentu e del Golfo di Orosei con ottocento metri di coste, ma che si tratti di una cosa seria è arduo dimostrare.
Sabato in Arzana sarà proposto un parco diverso. Si potrà essere d’accordo o in disaccordo con il progetto che verrà illustrato dalle pro loco ogliastrine, ma nessuno potrà continuare a mentire sostenendo che gli avversari dell'intesa sono nemici del parco. Si potrà dissentire dall’idea di un parco intercomunale e preferire, invece, una dizione più adeguata alla grandiosità del bene da difendere, quale potrebbe essere “Parco nazionale sardo” o anche “Parco europeo” e persino una dizione che ne sottolinei la doppia nazionalità: “Parcu natzionale de Gennarghentu-Parco nazionale del Gennargentu”. Ma non si potrà non prender atto che l’intesa del 29 dicembre è uno strumento fallimentare e che varrebbe la pena rinunciarvi. E cominciare seriamente a costruire un parco insieme alle popolazioni che vi abitano e che, complicando l’esistenza a chi già le aveva vendute come anime morte, vogliono continuare a abitarvi.