Ben venga la città dei pastori



Ci sono voluti quasi sei anni, ma all’improvviso, qualche giorno fa a Urzullei, Regione e oppositori alla legge 394 istitutiva del Parco del Gennargentu hanno preso a dialogare. Nel dibattito svoltosi davanti a centinaia di abitanti del paese, sono usciti, l’una e gli altri, dai monologhi autoreferenti e hanno cominciato ad affrontare i problemi, anzi il problema: se quella legge dello stato, la 394 appunto, facilitasse o al contrario complicasse la gestione e l’uso delle risorse presenti nel territorio attraverso il metodo del parco.
La risposta del cosiddetto fronte del no è nota: non solo complica ma rende impossibile la nascita della grande riserva. La novità viene dall’assessore dell’ambiente, il cui portavoce ha reso pubblico un documento conosciuto ai sindaci ma, singolarmente, non ai loro amministrati. È quello che Pasquale Onida ha consegnato al ministro dell’ambiente e nel quale, per la prima volta, la Regione afferma che quella legge non va e deve essere globalmente riformata. E non solo negli articoli che da anni sono contestati dalle comunità: quello che affida alla burocrazia ministeriale la maggioranza nell’ente di gestione, quello che riserva al ministro la nomina del suo presidente e quelli che sottraggono potestà e competenza agli enti locali, compresa quella urbanistica.
La legge va riformata - secondo Onida - nella sua filosofia vincolista e riservista calata dall’alto. È un riconoscimento implicito delle buone ragioni di quanti in questi sei anni alla legge si sono opposti. Da qui le strade si divaricano, ma forse meno di quanto si pensi. Secondo la Regione, è possibile introdurre da subito, nelle more della riforma complessiva, delle modifiche alla legge che vadano nella direzione richiesta dalle comunità. Secondo gli oppositori alla legge, preliminare è il ritiro dell’intesa che il governo sardo e quello di Roma hanno firmato nel dicembre 1995.
Sembrano posizioni ancora distanti, ma non è così. Sei anni di scontri spesso aspri hanno portato al reciproco riconoscimento di una volontà comune di mettere in uno stesso progetto difesa dell’ambiente e prosperità economica nel rispetto di quell’indipendenza dei montagnini la quale ha fatto sì che - come riconosce Onida - qui ci siano “le radici profonde della nostra identità di sardi”. A ben vedere, infatti, trent’anni e più di lotta popolare contro il Parco del Gennargentu sono anni di resistenza alla insopportabile pretesa di governanti italiani e sardi di affidare a una consorteria di burocrati, tecnici e ambientalisti la gestione di uno degli elementi fondanti l’identità nazionale: l’ambiente in cui si vive.
Il riconoscimento che così non deve essere e così non sarà sposta il dibattito sul terreno delle cose da fare per trasformare quest’area in una “moderna città territoriale ambientale”, come è stato detto nel dibattito, una “città dei pastori” che coniughi qualità di vita e quantità di servizi ed occasioni di prosperità. Un percoso è già stato individuato dai comitati popolari contro la 394: i sindaci di tutti i paesi prendano l’iniziativa di riunirsi per fare un censimento di tutte le opportunità che, parco o non parco, ci sono nelle leggi e nei progetti dell’Unione europea in materia di corretto utilizzo dell’ambiente. Stabiliscano fra di loro priorità, processi e percorsi per la progettazione di un nuovo modello di civiltà fondato sulla gestione e uso delle risorse ambientali. Contrattino questo piano a tutti i livelli possibili. Si facciano cioè classe dirigente. Se poi qualcuno vorrà chiamare parco questa “città dei pastori” faccia pure. L’importante è che non tenti di imporgli gli amministratori.

Pubblicato sull'Unione sarda il 27.4.97