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Cè una singolare e sospetta contraddizione fra gli atti di teppismo riferibili alla questione del parco e la determinatezza con cui comunità e loro amministratori rifiutano la sua istituzione. Sembra paradossale e non lo è: le forme violente di dissenso si manifestano dove energico è il no a questo tipo di parco.
Lultima delibera, unanime, del consiglio comunale di Orgosolo sfiora linsubordinazione: non riconosciamo alcuna validità giuridica - dice - al decreto del presidente della repubblica che mette dentro il parco i nostri territori. Difficile essere più netti di così. Ebbene, la risposta alla delibera è una bomba contro unedificio comunale e una lettera di rivendicazione firmata da un fronte armato anti-parco che minaccia sindaco, amministratori e privati cittadini.
Il netto rifiuto del parco per editto reale è riaffermato dagli amministratori di Orgosolo (insieme ai colleghi degli altri comuni) anche nella manifestazione dei cinquemila a Pratobello. Una posizione non ambigua, apprezzata dai suoi concittadini presenti. Perché, allora, le minacce della scorsa notte e il macabro simbolismo del muflone impiccato? Perché succede in una comunità di cui è assodato il no a questo parco? Che senso ha che gente contraria al parco minacci di morte chi non lo vuole? Il parco non centra nulla e si tratta - dicono alcuni - più semplicemente di misere gelosie imprenditoriali o di vendette personali. Può darsi.
Ma ci sono segnali che fanno pensare a un disegno più sottile. Il primo è proprio il muflone, ucciso, impiccato a un palo e cosparso di gasolio perché sia immangiabile; il massimo dellirrisione. A chi verrebbe in mente di mortificare in questo modo un muflone se non a chi ne ha fatto il simbolo del parco? Fatte le debite proporzioni è come una bomba allaltare della patria. A quale terrorista verrebbe in mente di piazzarla lì, se non a un paranoico patriottardo convinto che quello sarebbe il primo ovvio obiettivo di un nemico della patria? Forse parlare di strategia della tensione applicata al parco è eccessivo, così come irragionevole fu nel passato attribuire a un disegno politico gli attentati agli amministratori e gli incendi estivi.
Che ciò avvenga di proposito o solo inconsciamente, il dato certo è che questi atti tendono a criminalizzare il dissenso popolare contro un progetto, il Parco nazionale del Gennargentu, largamente contestato non solo ma anche per gli inconfessabili interessi personali o di gruppo che lo avvolgono. I portatori di questi interessi sanno molto bene che la sciocchezza commessa da Ronchi ha spostato la quasi totalità dellopinione pubblica verso il no al parco. Ci vuole immediatamente un contrappeso che abbia almeno la stessa presa di immagine. Un muflone ucciso e appeso a testa in giù è un apprezzabile contrappeso? Vedrete di sì. In più ci vuole anche un creatore di bersagli, qualcuno che lasci capire, per dire, che il sindaco di Orgosolo è passata al fronte del no dietro pressioni, facendone così un campione dellambiguità. Ma sul mercato si trova anche questo.
Pubblicato sull'Unione sarda il 18.5.98
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