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Curiosa associazione questa succursale italiana della multinazionale Wwf S.p.A.: riesce ad essere irritante e sgradevole anche quando vuole fare la spiritosa. Spende non so quante decine di milioni per invitare i lettori dei quotidiani continentali a spedire un fax di considerazioni razziste al Presidente della Regione sarda. Li invita a copiare la frase "Incantati, non rapiti", a specificare nel messaggio "Per il Parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei" e a spedire il tutto al capo del governo sardo. E per illustrare questa sua spiritosaggine non trova di meglio se non mettere alberi californiani, come se in Sardegna le foreste aspettassero il parco per crescere.
Il messaggio razzista dei neoniceforiani vuvueffini è sottile, come spesso capita nelle persone colte che sanno dire sporco negro senza mai nominare il nero e la sporcizia. "Il parco potrebbe costituire una vera soluzione al problema dei sequestri di persona in Sardegna, delle violenze, dei vandalismi" scrivono, dopo avere individuato l'area delinquente in 100 mila ettari: dalle leccete del Supramonte alle falesie del golfo di Orosei alle cime del Gennargentu. Un'area sensibilmente più vasta (più di una volta e mezzo) di quella individuata dalla legge. Ma com'è che, secondo loro, si otterrebbe con il parco un risultato non raggiunto da migliaia di uomini della giustizia? Semplice: "Si favorirebbe l'habitat per la fauna selvatica, rendendolo invece difficile per i banditi".
Naturalmente si tratta dei banditi iscritti al loro albo professionale, quelli che, per contratto, scorrono i monti vestiti in mastruca, la lunga barba incolta e l'archibugio in spalla. Con essi, pare di capire, si organizzerebbero trabocchetti, finti scontri a fuoco con i soldati del re, trasferimenti notturni di sequestrati, violenti riti tribali e atti di vandalismo. Il tutto con passaggi obbligati davanti ai capanni in cui i turisti appostati e muniti di binocoli potrebbero osservarli mentre si fanno largo tra la fauna selvatica.
Cialtronate razziste a parte, al Wwf va dato atto, comunque, di una cosa: di esser stato chiaro, con la sua ricca propaganda, su che cosa intenda per parco statalizzato del Gennargentu. Uno strumento di polizia e un luogo di turismo. Nel suo piccolo ma sostanziale trattatello sul Parco, il Wwf cita leccete e falesie, guardie forestali e turisti, fauna e cime montuose. Degli abitanti dei monti neppure una parola per il semplice e buon motivo che sono già stati citati per categorie essenziali: banditi, sequestratori, violenti, vandali.
Anche a me è venuta voglia, così, di mandare un fax a Federico Palomba. Per dirgli che, dopo anni di discussioni, approfondimenti, ragionamenti con le comunità del parco, molti degli avversari delle leggi sarda e italiana sul Parco hanno avuto la soddisfazione di vedere condivise le loro ostilità e il piacere di vedere accolte le loro proposte di modifica delle leggi. E hanno anche apprezzato la prudenza con cui la commissione agricoltura del Consiglio regionale sta trattando la questione. La disponibilità dei fautori del parco a ridiscutere almeno le parti più odiose e antisarde della legge dello stato ha avuto, così, l'effetto di convincere gli avversari della possibilità di avere un parco almeno rispettoso della civiltà dei montagnini.
Il Wwf ha, comente si narat, bortuladu sa banza. E allora, caro Federico, le propongo una soluzione: fra le clausole dell'intesa con Roma, metta anche quella che nessun dirigente del parco del Gennargentu possa provenire dal Wwf. Ci sarà pure una qualche convenzione internazionale contro il razzismo che si possa invocare, no?
Pubblicato sull'Unione sarda il 07/08/95
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