Il razzismo del Wwf (2)



Wwf razzista? Ma quando mai? La constatazione che un suo messaggio pubblicitario per il Parco del Gennargentu esprimeva astio anti-sardo ha toccato i sensibili nervi di uno degli autori della pubblicità, Fausto Nieddu. Malgrado il suo cognome sia irrimediabilmente sardo, il Wwf ha affidato a lui la campagna promozionale: quale migliore dimostrazione che la multinazionale ambientalista non ce l'ha con i sardi?
Mi è capitata fra le mani, in questi giorni, una lettera scritta l'11 agosto 1987 dall'allora massimo esponente del Wwf Fulco Pratesi oggi patron del Parco degli Abruzzi. » una lettera riservata e, dunque, presumibilmente sincera. Ne trascrivo qualche frase, con tutte le virgole e le licenze grammaticali: "Penso sia ora di finirla con il mito del 'buon pastore sardo'. Non vorrei offendere nessuno ma è proprio questo personaggio che ha ridotto, con incendi che non trovano riscontro in nessuna parte del mondo, le foreste dell'isola a un immenso braciere (solo nei due anni passati il numero degli incendi e la loro superficie sono stati nella sola Sardegna quanti in tutto il resto del paese. E sempre i sardi, cacciatori o bracconieri, pastori o agricoltori, hanno distrutto, dal 1960 ad oggi, tutti i daini di Sardegna, tutti gli avvoltoi barbuti, tutti gli avvoltoi monaci, tutte le aquile di mare, tutti i falchi pescatori, tutti i gobbi rugginosi, e hanno portato all'estinzione la foca, il cervo sardo, il muflone, l'avvoltoio grifone".
Che cos'è, di grazia, se non razzismo incriminare "i sardi" di qualcosa che, semmai, ha per responsabili "alcuni sardi"? Sempre "questo personaggio" e sempre in quel periodo aveva accusato i pastori sardi di aver sterminato la foca monaca per ricavarne cosciali e gambali. E questo che cos'è se non razzismo, oltre che straziante bischerata, visto che la pelle di foca è troppo morbida per i gambali dei pastori?
Ma almeno Pratesi, a quel che si sa, si limita ad esprimere a parole la sua preferenza del sardo muflone al sardo uomo. Qualche anno fa The Guardian, un serioso quotidiano inglese, riportò una denuncia orrida, fatta da alcuni disgustati dirigenti del Wwf. Secondo questa denuncia, il Wwf, allora presieduto dal principe Filippo, avrebbe regalato al governo dello Zimbabwe un elicottero con il quale vennero uccisi 57 bracconieri per difendere il rinoceronte nero. Anche altrove, secondo il Guardian, il Wwf avrebbe finanziato "personale, attrezzature, incentivi e armi adeguate" alla lotta contro i bracconieri.
Mentre della lettera di Pratesi sono certo, altrettanto non lo sono, ovviamente, delle denunce dei vuvueffini pentiti. La cosa terribile è che esse siano state ritenute possibili da un giornale come The Guardian. In questo episodio, ritenuto almeno verosimile, il razzismo è sovrastato da un disprezzo più globale: quello per l'uomo che campa nel suo territorio, per lui ragione di vita e per altri oggetto di conservazione e di turismo.
La sezione italiana del Wwf, nel suo messaggio pubblicitario non cita una sola volta i sardi che lavorano nei territori destinati a parco se non come banditi, sequestratori, violenti e vandali. Nieddu, nella sua replica stizzosa, insinua che o si è con il parco del Gennargentu o si è con i banditi. Non vorrei che questo sfrigolare di pale d'elicottero che si sente di tanto in tanto fra Punta Sa Pruna e Codula de Ilune annunci un interesse molto particolare del Wwf. Anche perché, dall'alto, questi animalisti riescono a distinguere benissimo un muflone da una capra; molto meno a classificare se chi cammina su due gambe è un bracconiere oppure no.

Pubblicato sull'Unione sarda il 19/08/95