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Quella calabrese è stata definita una cucina povera, con radici contadine, ma dalle sorprendenti varietà. In quest’ambito trova un posto privilegiato la cucina etnica, appartenente alle tre minoranze linguistiche che vivono nel territorio calabrese: l’albanese, la grecanica e l’occitano-valdese. Basata sui prodotti della terra essa cambia col mutare delle stagioni. Appartiene, comunque, al ceppo della "dieta Mediterranea", oggi molto alla moda.

In questi ultimi anni, specialmente per la presenza di un consistente flusso di turisti interessati alla cultura offerta anche dai piccoli centri delle aree interne di questa parte di Calabria, baciata non solo dal sole, sono sorte molte iniziative imprenditoriali, soprattutto a livello familiare, con l’apertura di tanti ristoranti e alberghi, dove l’ospitalità è quella genuina e aperta tipica della gente del Sud ed albanese in modo particolare.

Nel 1987, la cucina degli italo-albanesi ed in particolare quella di Firmo, comune a quella di Lungro, ebbe una solenne investitura da parte dell'Accademia Italiana della Cucina che dedicò un memorabile convivio a Roma.

Venire a Lungro per visitare la sua splendida Cattedrale ricca di pitture, icone e mosaici bizantini, per partecipare alle solenni liturgie nel rito bizantino, per ascoltare i melodiosi canti sacri e popolari, per ammirare lo sfarzoso costume femminile, per aggirarsi tra i dedali di vicoli e le piazze del centro storico, non basta. Bisogna mettersi alla ricerca dei sapori avvicinandosi con curiosità e desiderio per assaporare alcuni dei più tipici piatti della tradizione locale.

Come preassaggio riportiamo la ricetta di due originali pietanze albanesi di pretto sapore orientale, che è possibile gustare nei luoghi di ristoro di Lungro , Firmo ed Acquaformosa, i tre centri di lingua e cultura albanese vicinissimi tra loro.

Shtridhëla – E’ una pietanza che non manca quasi mai nella mensa delle famiglie albanesi, almeno di quelle che sono legate alle tradizioni. E’ un delizioso piatto di pasta fatta in casa, senza l’uso di macchine e strumenti di sorta. Se si ha la possibilità di osservare le donne arbreshe preparare questo particolare tipo di pasta, vengono subito in mente i cuochi cinesi alle prese con i loro "spaghetti di soia": un gioco d’abilità manuale e tanta esperienza alla base di tutto.

Come si preparano. Da un impasto omogeneo e setoso di farina e sola acqua e con l’aggiunta di uova se la posta da ottenere non sarà subito cotta, si formano dei panetti. Uno per volta è bucato al centro con le dita, poi, comprimendo il bordo dell’impasto, si affina sempre più facendolo girare in tondo con la stessa frequenza e velocità. Si ottiene così un serpentone circolare che si assottiglia sempre di più, cospargendolo nel frattempo con un velo di farina. La pasta filata in mano è raccolta a matassa e si raddoppia in modo che i fili si assottigliano ulteriormente. Raggiunta la grossezza voluta, si taglia la matassa ottenendo in tal modo tanti fili di pasta di equa misura. Intanto, in una pignatta di coccio si fanno bollire fagioli bianchi del tipo "cannellino", in acqua e sale. Una volta accertati che la cottura li ha resi cremosi, si mescolano fagioli e pasta, anch’essa cotta, aggiungendo un soffritto di olio aromatizzato con dell’aglio e del peperoncino tritato. Servire ben caldo.

Dromës - Un altro primo piatto, anch’esso un "unicum", tipico dell’oriente anche per il caratteristico nome, molto semplice nella preparazione e squisito nel gusto.

Come si prepara. Un una spianatoia si cosparge un velo di farina sul quale viene asperso dell’acqua con un mazzetto di origano. Si ottengono in tal modo tanti grumi. Il tutto viene raccolto con le mani e setacciato. La restante farina scende, mentre i grumi restano nella superficie del setaccio. Dopo averli lasciati asciugare brevemente, i grumi vengono immersi in un recipiente dove è in ebollizione un saporito sugo di solo pomodoro Si lascia bollire ancora per qualche minuto aggiungendo il solito immancabile peperoncino. Poi si serve fumante in tavola.

Tralasciamo gli altri piatti che, naturalmente, hanno molto in comune con la cucina tipica calabrese e Mediterranea.

Agli amici che navigando approdano in questa isola, suggeriamo di lasciare l’avventura virtuale per una vera vacanza dalle nostri parti anche, e perché no, per gustare la cucina povera ma autentica della gente italo-albanese.

Alfredo Frega