Primi cenni sul carsismo del monte Turigi

Di Massimo Longo

 

Introduzione

 

Lo studio del carsismo, sia superficiale che profondo, del Monte Turigi è frutto di varie ricerche condotte inizialmente dal Gruppo Grotte del CAI di Valdagno sul finire degli anni '60, poi nel 1979 dal Club Speleologico Proteo di Vicenza il quale rilevò una cavità.

Successivamente negli anni tra il 1993 e il 1995 il Gruppo Grotte Schio CAI, dopo le prime ricognizioni, poté subito constatare la peculiarità dell'area svolgendo di conseguenza un'attività di campagna ben più accurata delle precedenti portando così alla conoscenza del Catasto del Veneto sei nuove grotte. Infine, arrivando ai giorni nostri, l'attuale Gruppo Grotte Valdagno sembra voler completare il lavoro svolto finora dai vari G.G. vicentini rilevando ancora delle nuove cavità di recente scoperta, tra cui l'Amarcord che sicuramente è la più complessa. Oggi possiamo tirare le somme su quanto raccolto in questi anni di ricerche pronunciando così alcune considerazioni.


Inquadramento geografico.

 

Il Monte Turigi si trova nell'area Nord orientale dei Monti Lessini appartenenti alla provincia di Vicenza e amministrativamente facente parte del comune di Valdagno. La sua altitudine raggiunge, con versanti medio ripidi, la quota più alta è di 832 metri sul livello marino. A Sud le sue pendici poggiano immediatamente sopra l'abitato di Campotamaso (m. 409); a Nord confina con la Valle del Torrazzo, mentre a Ovest si collega con la catena dei Castiglieri (m. 1133) attraverso l'omonimo passo; infine ad Est scende sul Torrente Agno attraverso il colle di S. Maria di Panisacco.


Geologia del Monte Turigi.

 

Il Monte Turigi situato a Sud dell'abitato di S. Quirico e a Nord della località di Campotamaso, è costituito, dal punto di vista geologico, prevalentemente da due formazioni: quella dei Calcari Grigi e quella del Biancone.

Mentre la prima costituisce parte del versante Nord del monte, fino ad arrivare ad interessare a Ovest quella catena di guglie chiamata Castiglieri, la formazione del Biancone affiora in maniera evidente sui versanti a Sud, a Nord-Est, e anche sulla cima.

Nel passato geologico, queste rocce si sono depositate in particolari ambienti sedimentari. Circa duecento milioni di anni fa' (Giurassico Inferiore) lo smembramento della piana di marea, dove si formò la Dolomia Principale che costituisce da noi le Piccole Dolomiti, portò alla creazione della piattaforma Veneta: un ambiente marino poco profondo limitato da barre costiere in prossimità dei margini. Questi margini collegavano la piattaforma con il bacino Lombardo a Ovest e il bacino Bellunese a Est, ambienti decisamente più profondi.

All'interno di queste barre costiere si sono depositati i Calcari Grigi: complesso stratigrafico costituito da calcari più o meno impregnati di sostanze argillose o materiale organico, ricchi di fossili quali crinoidi, bivalvi, gasteropodi e brachiopodi. Il clima era tropicale e l'ambiente trova delle analogie con quello attuale dell'area caraibica delle Isole Bahamas (piattaforma carbonatica).

La parte interna di questa piattaforma doveva essere parzialmente occupata da aree emerse dove attecchiva una rigogliosa vegetazione tropicale. Lungo questi cordoni di terra talvolta paludosi, potevano spingersi i dinosauri, le cui tracce sono state trovate a Rovereto (Lavini di Marco) e nei Lessini veronesi. Oltre che sul Monte Turigi, dove peraltro i calcari si presentano parzialmente dolomitizzati [sostituzione di ioni Ca2+ da parte di ioni Mg2+ nel CaCO3 con la formazione di Dolomite CaMg(CO3)2], i Calcari Grigi affiorano anche sul Monte Scandolara, Castrazzano e su Cima Marana (da ricordare la località Rialto per i ritrovamenti fossiliferi del Dottor Domenico Dal Lago esposti nell'omonimo Museo di Paleontologia presso la Biblioteca Civica di Valdagno).

Successivamente complessi movimenti tettonici portano al progressivo smembramento e annegamento della piattaforma Giurassica dei Calcari Grigi. Queste vicende creano qui nel Recoarese una lacuna stratigrafica (cioè assenza di documentazione del tempo geologico). Infatti sopra questa particolare formazione rocciosa, si trovano pochi metri di Rosso Ammonitico Veronese, calcare nodulare depositatesi circa centosessanta milioni di anni fa' (Giurassico Medio) in ambiente marino discretamente profondo con fossili caratteristici pelagici (di mare aperto) quali belemniti e ammoniti.

Appoggiato a quest'ultima formazione si trova il Biancone, potente complesso di rocce fittamente stratificate, bianche nella porzione inferiore e poi sempre più grigiastre e nere. Sono sedimenti pelagici che affiorano abbondantemente anche nei dintorni di Valdagno; hanno un'età geologica che va' dalla fine del Malm (circa centoquaranta milioni di anni; Giurassico Superiore) al Cenomaniano (circa settanta milioni di anni fa ; Cretaceo Superiore). E' un calcare finissimo in cui sono conservati microscopici gusci di organismi marini (radiolari, foraminiferi, calpionellidi) e sono presenti noduli, lenti, liste di selce originatesi durante le fasi precoci della diagenesi (cioè di quel complesso insieme di fenomeni chimico-fisici che permettono ad un sedimento sciolto di diventare roccia).

Nella parte superiore del Biancone di età Cenomaniana, si registra un progressivo aumento del contenuto di sostanza organica fino alla comparsa di veri livelli bituminosi in cui non è infrequente ritrovare noduli di solfuri ( marcasite e pirite) e rari Resti di pesci. Nel Biancone, che nel Turigi è parzialmente dolomitizzato, si trovano anche bivalvi, ammoniti e brachiopodi.


Osservazioni sulle morfologie carsiche sia superficiali che profonde del Monte Turigi.

 

Sul Monte Turigi le tracce di erosione carsica sono assai blande, ma ad una attenta analisi i risultati si sono rivelati, anche se non evidenti, assai peculiari.

Visto da lontano il Monte Turigi potrebbe sembrare data la sua forma conica ad un antico vulcano ormai spento, ma anche se la sua natura è indubbiamente costituita da rocce carbonatiche il carsismo sembra celato anche se la montagna è vista da vicino.

Un fatto di sicuro evidente resta la totale assenza di circolazione idrica superficiale. L'apparente contrasto fra una morfologia non carsica e una idrologia carsica si spiega appunto con la frequenza di linee di faglia e di frattura che sono in grado di drenare l'acqua verso il basso. Per questo motivo si può definire il carsismo del Monte Turigi come "Tectocarso" per il forte condizionamento della litologia e della tettonica, ed in particolare dei sistemi di frattura e di faglia.

Tre sono comunque le aree di studio su cui si può fare una logica suddivisione corrispondenti naturalmente a tre terreni differenti.

1. Area dove affiorano i Calcari Grigi o di Noriglio: versante Nord.

2. Area dove affiora il Biancone: versante Sud fino alla parte Nord sommitale e tutta la linea di cresta sino ai Monti Castiglieri (passo del Monte Turigi).

3. Area dove affiorano le rocce Dolomitizzate o Ricristallizzate: zona Sud basale appena sopra alla chiesa di Campotamaso.

Altre tre aree potrebbero essere portate in esame, ma data la loro scarsa diffusione non verranno prese in considerazione in questo lavoro e sono:

1. Area dove affiora la Dolomia Principale: sul versante Nord, dal torrente Torrazzo fino a qualche decina di metri in direzione della cima.

2. Area dove affiora il Rosso Ammonitico: versante Nord dove conta una potenza non superiore al metro.

Area dove affiora la Scaglia Rossa Cretacica: una piccola zona alla base del versante Sud

appena sopra all'abitato di Campotamaso..

 

Calcari Grigi o di Noriglio.

Questa unità rocciosa è costituita da calcari e calcareniti oolitiche, calcari a pellets, calcari a "lithiotis" e a lumachelle, suddivisi in strati di potenza variabile da venti centimetri a due metri, separati da sottili intercalazioni marnose a volte ricche di resti vegetali.

Sul Monte Turigi i Calcari Grigi costituiscono buona parte del versante Nord che scende sulla valle del Torrazzo; però solamente una parte di essi affiora in superficie in quanto si trovano ad essere coperti da coltri eluviali, depositi colluviali e falde detritiche. Alcune valli con una blanda incisione scendono lungo il versante, ma in nessuna di esse si può notare uno scorrimento idrico nemmeno in casi di forte piovosità. Le cavità carsiche non sono state localizzate finora all'infuori di una completamente riempita da "Terre Gialle" che sono probabilmente il residuo della dissoluzione per carsismo di calcari, ricchi di pirite, avvenuta durante il Quaternario.

Come ultima osservazione si può sostenere che i campi solcati sono inesistenti. I fattori che hanno influito negativamente nella loro formazione sono due. Il primo è che il versante si è costituito in tempi relativamente recenti, quindi non c'è stato un tempo sufficiente di esposizione della roccia agli agenti atmosferici. L'altro motivo è che pioggia e neve, scendendo lungo i fianchi del monte, trovi i giunti di strato dei Calcari Grigi praticamente perpendicolari rispetto al loro scorrimento indi per cui, non trovando una superficie continua, la loro tendenza sarà quella di infilarsi oltre che lungo le fratture, anche fra questi giunti creando quindi una dispersione delle acque dalla superficie verso l'interno del monte.

 

Biancone.

Il Biancone è costituito da calcari bianchi a grana fine e a frattura concoide, fittamente stratificati e ricchi di noduli e lenti di selce nera e grigia. Esso affiora su buona parte del Monte Turigi dove, come già detto, si presenta oltre che a straterelli molto fini, intensamente fratturato per cui, in questa fitta rete di minute fessure, l'acqua circola molto lentamente. Come nell'area dove sono presenti i Calcari Grigi, anche qui numerose vallette scendono rettilinee incidendo relativamente il versante del monte. Naturalmente l'idrografia superficiale è assente, ma sicuramente correnti idriche epidermiche (cioè appena al di sotto della superficie) si localizzano in corrispondenza degli assi delle vallette determinando sul fondo di queste l'asportazione per soluzione chimica della roccia e quindi l'approfondimento del fondo vallivo.

Di fatto nel Biancone si assiste ad una dispersione del carsismo in quanto è un calcare impuro fittamente stratificato e, conseguentemente, con una rete di fessurazioni aventi una frequenza centimetro- decimetrica, per cui si avrà un processo dissolutivo assai lento, molto frazionato e fortemente ostacolato dai residui insolubili rispetto ai più puri e stratificamente più potenti calcari giuresi. In questa formazione rocciosa sono conosciute alcune cavità come "Sputopipì" (5189 V VI), "Stuzzichino" (5507 V VI), "Pozzo da Sconvolti" (5508 V VI), "Per la Pelota" (5509 V VI). Le grotte di quest'area sono tutte di corto sviluppo e di modeste dimensioni.

 

Rocce Dolomitizzate o Ricristallizzate.

Questa unità rocciosa si trova sul versante Sud del Monte Turigi appena sopra l'abitato di Campotamaso.

Il processo di Dolomitizzazione o Ricristallizzazione si è sviluppato all'interno delle formazioni del Biancone e della Scaglia Rossa con sacche di limitate dimensioni e con limiti piuttosto netti. Il fenomeno della dolomitizzazione consiste nella conversione di un qualsiasi minerale di carbonato di calcio in dolomite; si ha quindi una fondamentale trasformazione chimica e mineralogica che implica l'introduzione nel sistema di una massiccia quantità di magnesio.

Nel caso del Monte Turigi sembra che questo processo sia da ricondurre ad una diagenesi tardiva, praticamente indipendente dalle litofacies, che rimobilita le soluzioni magnesiache e taglia le unità sedimentarie cretacee e guidata dalle strutture tettoniche. Questa formazione si presenta in grosse bancate, poco coerenti, di aspetto terroso e di tinta giallo-brunastra.

In questa unità rocciosa il versante si fà più ripido: esistono pareti e le incisioni vallive sono più scoscese formando anche alcuni salti con altezza di qualche metro.

 

 

 

Sezione geologica ed ubicazione cavità nel monte Turigi


Cavità

 

Le cavità finora esplorate si trovano localizzate in una zona assai ristretta dove la fratturazione è assai intensa. Si tratta essenzialmente di grotte verticali sviluppatesi lungo delle diaclasi. Le cavità sono caratterizzate da ambienti di dimensioni abbastanza grandi con all'interno notevoli crolli e riempimenti argillosi dovuti all'incoerenza della roccia e all'impurità data dai livelli marnosi contenuti nelle formazioni originarie.

Le più significative sono tutte percorse da una notevole quantità d'aria e sono "Amarcord", "Buso del Sengio Beloto" (1785 V VI) e "Raponzolo" (5188 V VI) che sia per sviluppo spaziale, sia per profondità sono le grotte più rilevanti di tutta l'area del Monte Turigi.

Descrizione delle cavità.

Le cavità finora esplorate e censite sul Monte Turigi si trovano tutte sul versante Sud facente parte all'area carsica cosiddetta V ML 13 (dorsale Trissino-Castelvecchio); il versante Nord invece è parte dell'area carsica detta V ML 10 e attualmente non risulta nessuna cavità conosciuta.

Tutte le grotte sono state posizionate su tavoletta IGM foglio 049 I NO Valdagno.

 

Buso del Sengio Beloto (1785 V VI).
Comune: Valdagno.
Località: Campotamaso.
Longitudine W: 1° 11' 07",8.
Latitudine N: 45° 39' 46",6.
Quota: m. 575.
Sviluppo spaziale: m. 59.
Profondità: m. 18.
Rilievo: C.S.P. Vicenza.

Dopo una breve e ripida discesa con fondo composto principalmente da terra, materiale organico (fogliame secco) e da piccoli ciottoli, si può accedere all'interno della cavità attraverso un comodo pozzo di circa otto metri. Da questo fondo in avanti si potrà notare che tutta la grotta si è formata per allargamento di una diaclasi con direzione Est-Ovest.

Seguendo la frattura verso Est, mediante una breve arrampicata si può raggiungere una zona di più esigue dimensioni ingombra di molti massi staccatisi indubbiamente dalla volta e dalle pareti. Da qui attraverso uno stretto passaggio a cui si deve prestare molta attenzione per la precarietà di molti macigni si può scendere lungo un ripido scivolo detritico per poi proseguire per un tratto in cui le dimensioni sono di cinque metri di altezza per due di larghezza. Dopo una decina di metri si può affrontare un'ultima breve verticale e arrivare così sul fondo della grotta dove ogni tentativo di prosecuzione è vano data una notevole frana che occlude tutto.


Raponzolo (5188 V VI).
Comune: Valdagno.
Località: Campotamaso.
Longitudine W: 1° 11' 06",6.
Latitudine N: 45°39' 50",6.
Quota: m. 638.
Sviluppo spaziale: m. 74.
Profondità: m. 30.
Rilievo: G.G. Schio CAI.

L'imbocco di questa cavità è a forma rettangolare con lati di due e quattro metri. Esso sprofonda verticalmente per oltre sette metri; da questo piccolo piano la grotta scende decisamente con un'inclinazione di circa 50° attraverso un meandro di buone dimensioni puntando verso Est per venticinque metri. Il "Raponzolo" finisce dopo aver sceso una piccola massicciata alta un metro e mezzo costruita, molto probabilmente, dai partigiani che si nascondevano dall'esercito tedesco durante l'ultima guerra. Scesa quindi quest'ultima, la cavità si esaurisce in un piccolo cunicolo praticabile solamente per un brevissimo tratto raggiungendo così la profondità di trenta metri.

A diciotto metri di dislivello dall'ingresso, sotto ad un piccolo scalino del meandro si apre un angusto cunicolo il quale attraverso stretti passaggi con direzione Ovest, da accesso ad un pozzetto che si può scendere per soli quattro metri; qui il fondo si perde in una fessura larga una quindicina di centimetri e fonda forse sei o sette metri.


Sputopipì (5189 V VI).
Comune: Valdagno.
Località: Campotamaso.
Longitudine W: 1° 11' 08",4.
Latitudine N: 45° 39' 49".
Quota: m. 625.
Sviluppo spaziale: m. 8.
Profondità: m. 5.
Rilievo: G.G. Schio CAI.

Si tratta di un stretto pozzetto profondo pochi metri il quale comunica con un intransitabile meandrino con direzione Est-Ovest.

Dopo l'esplorazione l'ingresso della cavità è stato volutamente ostruito in quanto si trovava nelle vicinanze di un sentiero.


Fascina (5506 V VI).
Comune: Valdagno.
Località: Campotamaso.
Longitudine W: 1° 11' 05".
Latitudine N: 45° 38' 48".
Quota: m. 565.
Sviluppo spaziale: m. 9.
Profondità: m. 4.
Rilievo: G.G. Schio CAI.

La "Fascina" è una cavità costituita sostanzialmente da una dolina di crollo profonda quattro metri e con un vano sul fondo basso e largo sviluppatosi in direzione Ovest.


Stuzzichino (5507 V VI).
Comune: Valdagno.
Località: Campotamaso.
Longitudine W: 1° 11' 10".
Latitudine N: 45° 39' 50",2.
Quota: m. 625.
Sviluppo: m. 6.
Profondità: m. 0.
Rilievo: G.G. Schio CAI.

Si tratta di una piccola grotta formatasi indubbiamente fra un giunto di strato che è bloccata da una frana a soli sei metri dall'ingresso. Sicuramente la genesi di questa cavità è legata alla vicinissima "Per la Pelota" (5509 V VI).


Pozzo da Sconvolti (5508 V VI).
Comune: Valdagno.
Località: Campotamaso.
Longitudine W: 1° 11' 09",8.
Latitudine N: 45° 39' 50".
Quota: m. 632.
Sviluppo: m. 12.
Profondità: m. 6.
Rilievo: G.G. Schio CAI.

Innanzitutto questa grotta si trova in uno stato di precaria stabilità. Già all'ingresso, fra l'altro percorso da una buona corrente d'aria, si possono trovare delle pericolanti lastre di Biancone; scesi poi i quattro metri di pozzo si può notare sul fondo della conoide detritica, un cunicolo che punta decisamente verso Sud-Ovest. Questo passaggio ha dimensioni comodamente umane, ma purtroppo per la minaccia di parecchi macigni sia nella saletta precedente che nel cunicolo l'esplorazione non è stata continuata.


Per la Pelota (5509 V VI).
Comune: Valdagno.
Località: Campotamaso.
Longitudine W: 1° 11' 09",9.
Latitudine N: 45° 39' 50",3.
Quota: m. 627.
Sviluppo: m. 53.
Profondità: m. 20.
Rilievo: G.G. Schio CAI.

Questa cavità è sostanzialmente un bel meandro largo da quaranta centimetri ad un paio di metri e alto fino a sei metri che scende all'interno della montagna con un una pendenza pari a quarantacinque gradi per il primo tratto e appena una quindicina nel secondo. L'accesso è tramite due ingressi: quello più basso non è altro che uno scomodo cunicolo in discesa, mentre l'altro è costituito da un breve scivolo da cui si possono scendere con un po' di cautela, tre metri e trovarsi tranquillamente sul meandro. La formazione della grotta è senz'altro dovuta ad una diaclasi con orientamento Est-Ovest; un corso d'acqua ha successivamente provveduto all'allargamento fino all'attuale fondo della grotta dove una nuova frattura perpendicolare alla prima, ha permesso l'inabissamento della via attiva. Oggi quindi la "Per la Pelota" si può ammirare solamente fino all'incrocio delle sopracitate fratture dove vari blocchi franati dal soffitto e dalle pareti occludono ogni prosecuzione. Esternamente il "Pozzo da Sconvolti" si trova proprio in corrispondenza di questo punto.


Amarcord. (non catastata).
Comune: Valdagno.
Località: Campotamaso.
Longitudine W: 1° 11' 06",7.
Latitudine N: 45° 39' 51".
Quota: m. 650.
Sviluppo: m. 128.
Profondità: m. 37.
Rilievo: G.G. Valdagno - CAI.
 

In base alle conoscenze attuali, l'Amarcord è indubbiamente la cavità più complessa del monte Turigi. Al momento della scoperta la grotta presentava solamente un ingresso (1), successivamente, dopo una disostruzione, è stata trovata una nuova entrata a una quota più alta (5).

La cavità è impostata principalmente su due fratture con direzioni Est-Ovest una, Ovest Sud-Ovest verso Est Nord-Est l'altra ed è proprio sull'incrocio di queste che la grotta in profondità si esaurisce in potenti frane.

Entrando dall'ingresso basso si può percorrere una galleria che in breve sprofonda in una zona dove dei macigni incastrati a varie altezze formano con del detrito sia clastico che terrigeno dei ponti. Da qui si può ritornare verso Est o proseguire ancora verso Ovest. Scendendo verso Est si arriva sulla sommità di un pozzo profondo una quindicina di metri


Prospettive di ricerca.

Ai nostri giorni il Monte Turigi si presenta come un terreno ancora da esplorare; a conferma sta il fatto che le cavità finora elencate risultino ubicate tutte su un'area e, perlopiù, molto ristretta rispetto all'intera superficie del rilievo.

In tempi recenti sono state effettuate dal nostro Gruppo Grotte delle ricerche con lo scopo di acquisire dati, il più completi possibile, per portare a termine questa prima parte di studio. Sono state prese in esame altre aree.


Bibliografia.
- Barbieri G. , De Vecchi Gp. , De Zanche V. , Di Lallo E. , Frizzo P. , Mietto P. , Seda R. (1980), Note illustrative della carta geologica dell'area di Recoaro alla scala 1:20000, Società Cooperativa Tipografica Padova.
- Bosellini A. (1996), Le Dolomiti nate da batteri?, da un'intervista di Spampani M. , Le Alpi Venete, anno 50 n. 1, sezioni Trivenete del CAI.
- Carraro F. , Sturani C. (1967), Note illustrative della carta geologica d'Italia alla scala 1:100000, Servizio Geologico d'Italia, Nuova Tecnica Grafica Roma.
- Chamley H. (1993), Sedimentologia, Hoepli.
- Collignon B. (1992), Manuale di speleologia, Zanichelli.
- Forti F. (1988), Invito alla conoscenza delle grotte del carso triestino, Edizioni Linz Trieste.
- Mietto P. , Sauro U. (1989), Grotte del Veneto, Regione del Veneto e La Grafica Ed. , Vago di Lavagno (VR).
- Mietto P. (1993), Elenchi catastali delle grotte e delle aree carsiche del Veneto, supplemento a Speleologia Veneta n. 1