Sito Ufficiale dell'Autrice Sarda
Maddalena Lintas

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Io x Te
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Io x Te
- brano 1 -

Aggiornato il 3.10.2009

[...] Diego era impegnatissimo: la preparazione della tesi l’assorbiva più di quanto lui avesse potuto supporre. Aveva scelto una tesi sperimentale che gli consentiva l’immediato accesso al lavoro e il tempo e l’impegno che richiedeva parevano non dover mai finire.
Le sue visite a casa di Marina si diradarono un po’ e, quando vi si recava, parlava con la sua bambina quasi potesse comprendere le sue difficoltà.
«Perdonami, topolino mio, perdona il tuo papà che è costretto a trascurarti un po’, ma lo fa per te e per la mamma, perché possiamo stare finalmente insieme. Vedrai, piccola, saprò farmi perdonare e ti prometto che noi tre non ci separeremo più.»
La piccola sorrideva, si voltava con le braccine tese verso il papà e le stringeva attorno al suo collo e avvicinava la bocca alla sua guancia come a fargli intendere che capiva ed avrebbe avuto pazienza.

Marina invece, che si era mostrata scontrosa sino a quel momento, avvertiva la mancanza di Diego e già attribuiva il suo comportamento a noia e stanchezza.
Era terribilmente ingiusta.
Tutto normale se se sino a quel momento l’aveva respinto, ma adesso che era lui ad allontanarsi tutto era tragedia. Diego non l’amava più.
Avrebbe voluto dirgli che non poteva stare senza vederlo, che sentiva un vuoto incolmabile quando lui non andava a trovarle; avrebbe voluto pregarlo di passare almeno un attimo, un solo attimo ogni giorno perché lei potesse capire che era nei suoi pensieri, ma l’orgoglio la tratteneva: aveva il cuore traboccante d’amore e da quel cuore sapeva far sgorgare solo dolore.
Avvertiva una inquietante sensazione di disagio ogni volta che si allontanava da Diego e la sua ansia cresceva per un inquieto presentimento sul suo futuro, ma continuava ad agire d’impulso, in maniera assolutamente irrazionale.Ma dove era finito il suo equilibrio, la sua saggezza, il senso di giustizia che sempre avevano accompagnato i suoi passi? L’essere consapevole del suo assurdo comportamento non l’aiutava a crescere; era il timore di perderlo che la rendeva illogica, irrazionale, assolutamente non obiettiva. Si comportava come una bambina capricciosa e viziata cui pareva che la vita ancora non avesse insegnato nulla.

E così lei che non aveva, in tutto quel tempo, accettato di uscire con nessun amico, accettò la corte di Silvio, un giovane che frequentava l’ultimo anno di Medicina ed al quale lei piaceva molto.
Marina si rendeva conto di essere cattiva, ma voleva esserlo ancora di più. Non aveva nulla da rimproverare a Diego, sapeva che lui studiava e nient’altro, ma voleva punirlo per averla abbandonata, perché la faceva soffrire troppo: lui faceva soffrire troppo lei che aveva rifiutato di farsi amare lasciandolo nel più grande tormento!
Silvio le aveva donato la sua fotografia, a lui piaceva farle dei piccoli doni, regalarle dei fiori, ma ogni volta che lei tornava a casa con qualcosa di suo, lo tagliuzzava con le dita, lo riduceva in briciole e ad ogni pezzetto c’era un “Ti odio” rivolto a Diego.
“Ti odio”, “ti odio” ripeteva con rabbia.
“Ti odio, non voglio più vederti, non voglio più avere niente a che fare con te” e il cuore sanguinava e le pareva di sentirlo appassire come un fiore alla fine del suo ciclo vitale.

Un giorno Silvio volle baciarla e lei gli offrì la sua bocca con indifferenza, come se per lei fosse normale farsi baciare da qualcuno che non amava, come se a lei non dovessero interessare i sentimenti degli altri: di Diego, di Silvio...i suoi.
Provò un senso di ripulsa, uno schifo incredibile, una voglia di fuggir via da qualcosa che l’aveva solo amareggiata e per la quale aveva provato solo ribrezzo.
Tornò a casa e cercò di pulirsi, di lavarsi, di cancellare dalla sua bocca le tracce di quel bacio che purtroppo l’avevano sporcata dentro e non fuori, le avevano segnato il cuore non le labbra.
Si era illusa di potersi offrire a qualcuno che non fosse il suo amore adorato, a qualcuno che non sapeva che il suo cuore, il suo corpo, le sue vene, le sue arterie fossero piene di un altro, dell’unico uomo che poteva esistere per lei nella sua vita.
Provò compassione per Silvio quasi che lui avesse potuto vedere il suo schifo e la sua ripulsa; provò compassione per se stessa, si considerò l’essere più spregevole della terra, indegna di essere amata da Diego e, pur consapevole di questo, non disdegnò di farsi accompagnare da Silvio, senza però più farsi baciare, chiedendogli tempo e pazienza a che lei potesse leggere meglio dentro se stessa. La tempesta era ormai nel suo cuore, le pareva di perdere se stessa in questa enorme confusione che cresceva giorno dopo giorno, doveva cercare di riconsiderare i rapporti con Diego se voleva ricominciare a vivere.

Per fortuna gli impegni della scuola e il tempo che le piaceva dedicare alla sua bambina non le consentivano di essere troppo libera tuttavia un giorno accettò di recarsi a teatro con Silvio. Sarebbero rientrati tardi, era ovvio, ma lei ormai agiva d’impulso reprimendo volutamente i moti spontanei del suo cuore.
Quando Silvio la lasciò davanti alla porta di casa, le sfiorò lievemente una guancia con le dita e andò via: aveva capito che Marina amava Diego e non la forzava minimamente, però a lui piaceva la sua compagnia e le stava vicino con molto garbo senza illudersi né sperare.
Marina lentamente chiuse la porta e vi si appoggiò con la fronte e rimase lì per un attimo a riflettere sulla sua stupidità. Non si era divertita, lo spettacolo meritava, ma il suo stato d’animo non era tale da farle apprezzare le cose belle. Poi si voltò e vide Diego, gli occhi quasi neri dalla rabbia, le mandibole contratte e tutto il corpo pronto ad attaccare.
Un attimo, quanto bastò a Marina per capire come ingiusto ed ingiustificato fossa il suo comportamento, per farle avvertire una sensazione di gelo in tutto il corpo. L’aveva combinata grossa e non le restava che attendere e vedere cosa le avrebbe riservato la reazione di Diego. Qualunque fosse la sua reazione lei sapeva che l’aveva meritata.
[...]


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© 2008, Maddalena Lintas