|
A volte mi chiedo con quale diritto i
traduttori di libri si prendano la libertà di INVENTARE il titolo di un
libro che hanno tradotto. Questo è il caso del “Cattivo Fratello” di Dean
Koontz il cui titolo originale è “From the Corner of His Eye” e capite
bene
che, anche per un non inglesofilo, il titolo è completamente cambiato. Ma
che importanza può avere il titolo nel giudicare un romanzo? Il titolo è
la summa, il frontespizio la porta d’ingresso del romanzo quindi è una
cosa vitale!
Comunque sia lo stravolgimento attuato dal traduttore non intacca
minimamente la bellezza di questo romanzo.
Un romanzo che lascia il segno, un romanzo che non vuole essere puro
intrattenimento ma che, come in TUTTI i libri di Dean Koontz “maturo” (per
intenderci: i primi libri scritti in giovane età sono editi in Italia da
Bompiani, quelli successivi sono editi da Sperling & Kupfer o Sperling
paperback per l’edizione economica), vuole tramandare un’idea dell’autore,
vuole porre interrogativi nuovi nel lettore, vuole farlo pensare, non si
limita ad intrattenerlo: questo è Koontz, questa è la sua magia.
Un’infinità di spunti, 2 modi di vedere la vita: quello di Thomas Vanadium
e quello di Enoch Cain. Entrambi con le loro teorie, entrambi con i loro
modelli di vita e entrambi con i momenti riflessivi dove si compiacciono e
si convincono delle loro scelte. Non è così l’uomo? Non è forse vero che
in base a come si comporta tenta di farsene una ragione?
Il perché dei fatti della vita. Il perché avvengono cose inspiegabili,
coincidenze che ci sembrano casuali (coincidenze appunto!) e noi piccoli
esseri non sappiamo come legarli insieme. Una teoria. Affascinante.
Coadiuvata dalla Teoria Quantistica. Secondo il mio giudizio un po’ tirata
per i capelli però è una grande idea, un’intuizione che fa riflettere.
Ne ho letti di libri di Koontz e questo scritto nel 2000 è la sua prova
migliore. Il suo stile narrativo inimitabile (neanche Stephen King riesce
a re ndere
lo svolgersi della trama in modo così cinematografico), la sua arte nel
delineare i suoi personaggi, vederli crescere pagina dopo pagina.
L’amore, la fede, il bisogno di uno scopo tutti temi tanto cari a Koontz e
poi la psiche umana, come lavora le potenzialità che possiede.
Da qualche parte, mi sembra in un suo libro (se non erro “Desperation”) il
re dell’horror Stephen King dice: “se vi perdete Koontz vi perdete
veramente qualcosa di speciale”.
Ragazzi: dategli retta.
“Junior Cain era un sostenitore dell’autorealizzazione. Credeva nella
necessità di espandere le proprie conoscenze e i propri orizzonti per
riuscire a comprendere meglio se stessi e il mondo. Ognuno è responsabile
della propria qualità della vita”
Dean Koontz, From the Corner of His Eye
Magno
|