Autore: Dean Koontz

Titolo: Il Cattivo Fratello

Titolo originale: From the Croner of His Eye

Casa Editrice: Sperling & Kupfer

Anno: 2000

 

 

 

 

A volte mi chiedo con quale diritto i traduttori di libri si prendano la libertà di INVENTARE il titolo di un libro che hanno tradotto. Questo è il caso del “Cattivo Fratello” di Dean Koontz il cui titolo originale è “From the Corner of His Eye” e capite bene che, anche per un non inglesofilo, il titolo è completamente cambiato. Ma che importanza può avere il titolo nel giudicare un romanzo? Il titolo è la summa, il frontespizio la porta d’ingresso del romanzo quindi è una cosa vitale!
Comunque sia lo stravolgimento attuato dal traduttore non intacca minimamente la bellezza di questo romanzo.
Un romanzo che lascia il segno, un romanzo che non vuole essere puro intrattenimento ma che, come in TUTTI i libri di Dean Koontz “maturo” (per intenderci: i primi libri scritti in giovane età sono editi in Italia da Bompiani, quelli successivi sono editi da Sperling & Kupfer o Sperling paperback per l’edizione economica), vuole tramandare un’idea dell’autore, vuole porre interrogativi nuovi nel lettore, vuole farlo pensare, non si limita ad intrattenerlo: questo è Koontz, questa è la sua magia.
Un’infinità di spunti, 2 modi di vedere la vita: quello di Thomas Vanadium e quello di Enoch Cain. Entrambi con le loro teorie, entrambi con i loro modelli di vita e entrambi con i momenti riflessivi dove si compiacciono e si convincono delle loro scelte. Non è così l’uomo? Non è forse vero che in base a come si comporta tenta di farsene una ragione?
Il perché dei fatti della vita. Il perché avvengono cose inspiegabili, coincidenze che ci sembrano casuali (coincidenze appunto!) e noi piccoli esseri non sappiamo come legarli insieme. Una teoria. Affascinante. Coadiuvata dalla Teoria Quantistica. Secondo il mio giudizio un po’ tirata per i capelli però è una grande idea, un’intuizione che fa riflettere.
Ne ho letti di libri di Koontz e questo scritto nel 2000 è la sua prova migliore. Il suo stile narrativo inimitabile (neanche Stephen King riesce a rendere lo svolgersi della trama in modo così cinematografico), la sua arte nel delineare i suoi personaggi, vederli crescere pagina dopo pagina.
L’amore, la fede, il bisogno di uno scopo tutti temi tanto cari a Koontz e poi la psiche umana, come lavora le potenzialità che possiede.
Da qualche parte, mi sembra in un suo libro (se non erro “Desperation”) il re dell’horror Stephen King dice: “se vi perdete Koontz vi perdete veramente qualcosa di speciale”.
Ragazzi: dategli retta.

“Junior Cain era un sostenitore dell’autorealizzazione. Credeva nella necessità di espandere le proprie conoscenze e i propri orizzonti per riuscire a comprendere meglio se stessi e il mondo. Ognuno è responsabile della propria qualità della vita”
Dean Koontz, From the Corner of His Eye

Magno