Autore: Stephen King

Titolo: It

Titolo originale: It

Casa Editrice: Sperling & Kupfer

Anno: 1986

 

 

 

 

Chi di voi è stato spaventato dalle mille pagine di “IT” e ha sempre preferito ripiegare sulla comodità del Film alzi la mano.
Sbagliato! Male! Errore!
Il film non ha nulla che non vada, non c’è niente di modificato (o meglio di drasticamente modificato come per esempio “Shining” di Stanley Kubrick che ha stravolto l’omonimo romanzo di King), c’è solo qualcosa di immensamente tagliato. Ed è proprio in quella immensità di tagli che giace l’anima di “IT”. Ivi vi risiede la chiave per riuscire a comprenderlo.
Chi di voi vedendo come va a finire il film non è rimasto schifato da una fine così..., dalla rappresentazione di “IT” alla fine?
Per riuscire a comprenderne il perché o per lo meno per avvicinarvisi bisogna divincolarsi attraverso quel word processor logorroico che Stephen King ha messo superbamente in atto.
Un capolavoro. Un must. Un cult del romanzo horror.
4 anni ci ha messo “il Re” per scriverlo. 4 lunghi anni ma ne è valsa la pena.
Bellissimo il raffronto fra la psicologia dei bambini, da come si conoscono, dal carattere che hanno e la famiglia dalla quale provengono nonché dal diverso modo di affrontare i problemi e il raggiungimento dell’età adulta. Come sono cambiati, le posizioni sociali che hanno raggiunto e un diverso modo (dopo aver raggiunto la maturità) di affrontare la situazione ma soprattutto da notare come la mente umana archivi dei fatti nel dimenticatoio e quando questi inevitabilmente ci rivengono sbattuti in faccia, dai nostri ricordi riaffiori tutto, compresa la melma che inevitabilmente si e depositata dovuta alla chiusura mentale che il raggiungimento dell’età adulta comporta.
Milleduecento pagine e non sentirne minimamente il peso, è questo il grande pregio di questo romanzo. Potete benissimo spezzarlo in 2 libri: la parte dei fanciulli che si conoscono e affrontano It la prima volta, e la parte degli adulti che si ritrovano ad affrontare il loro incubo fanciullesco.
Forse io sono stato ancor di più preso da questo libro per le descrizioni di Derry, per i luoghi dove i bambini giocavano, vicino ai fossi, vicino alle fogne, nei posti più bui e sperduti per elevare il senso di avventura e che dire delle guerre di sassi con i più grandi….ahhhh la campagna lodigiana….ahhhh la mia infanzia……solo che per fortuna io il mio “IT” non l’ho mai incontrato….non ancora.

 

Magno