Autore: Dean Koontz

Titolo: L'uomo che Amava le Tenebre

Titolo originale: Fear Nothing

Casa Editrice: Sperling & Kupfer

Anno: 1998

 

 

 

 

Eccoci alle prese con una nuova invenzione di un titolo di un libro da parte dei traduttori.
“L’uomo che amava le tenebre” mentre il titolo originale dell’opera di Koontz è “Fear Nothing”.
Innanzitutto il titolo italiano non c’entra un fico secco anzi: dimostra quanto chi glielo abbia dato non abbia capito nulla del romanzo e della personalità di Christopher Snow.
Egli è affetto da una rara malattia genetica chiamata xeroderma pigmentoso che lo rende pericolosamente vulnerabile alla luce. Quindi è costretto a vivere di notte, nell’ombra, come se fosse un rifiuto dimenticato. Invece, grazie all’amore di alcune persone è pronto a combattere il problema o forse sarebbe meglio dire vivere il problema. Una trama snella (una cosa rara nel Dean Koontz dell’ultimo periodo), veloce che si snoda in continui colpi di scena e rivelazioni che metteranno a dura prova il cuore di Christopher.
Non pensate solo allo svolgersi del racconto. Pensate a come davvero deve essere vivere nell’ombra. A come un uomo si debba sentire. A quali vincoli debba sottostare e da quante altre persone debba dipendere. Ciò che un uomo si auspica nel raggiungere l’età adulta è l’indipendenza e se per qualche strano motivo non si puo ottenere a cosa ci si può appellare? A quale tribunale?
La capacità di Koontz è il saper rendere le sue storie reali. Vive. Vere.
Non conosco i dati di vendita di questo autore in Italia ma secondo me è sottovalutato, soprattutto perché non scrive dei semplici romanzi, non racconta solo storie ma lascia nel lettore quella voglia di pensare alle riflessioni che fa attuare ai personaggi.

“Non devo preoccuparmi troppo di ciò che non può essere cambiato. Come tutti noi che ci troviamo in quella tempesta che va dalla nascita alla morte, non posso apportare grandi cambiamenti al mondo, solo piccoli miglioramenti nella vita di coloro che amo e questo significa che, per vivere, non devo pensare a ciò che sono, ma a ciò che posso diventare, non al passato, ma al futuro, non tanto a me stesso, quanto al vivace circolo di amici che mi offrono l’unica luce nella quale sto bene.”
Christopher Snow, Fear Nothing

 

Magno