Domande & Risposte

Risposta alle domande pubblicate (1)

( ultimo aggiornamento di questa pagina 7/12/01 )


Scopo di questa sezione NON è quello di fornire diagnosi o indicazioni di cura via Internet, ma di offrire informazioni relative alle patologie ed ai metodi di diagnosi, cercando di chiarire eventuali vostri dubbi.

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D: Sono a rischio di avere un tumore?

R:  Il carcinoma della mammella è la principale causa di morte, in Europa, nelle donne tra i 40 ed i 64 anni: ogni anno nei paesi dell’Unione Europea provoca circa 75.000 decessi. E’ il tumore più comune nel sesso femminile e la sua frequenza è in continuo aumento: nel 1980 si sono avuti complessivamente in Italia oltre 20.000 nuovi casi di tumore all’anno, diventati 30.000 nel 1990. Per l’anno 2.000 le stime prevedono oltre 40.000 nuovi casi all’anno. Sebbene sia sempre più frequente il riscontro in donne relativamente giovani, l’incidenza del tumore aumenta considerevolmente con l’età. Pertanto, tutte le donne presentano un elevato rischio di sviluppare un carcinoma della mammella: infatti, circa 9 o 10 donne su 100, nel corso della loro vita, verranno colpite dalla neoplasia.

D: Quali sono i fattori di rischio?

R: I fattori di rischio più comunemente accettati sono l’età, un precedente tumore della mammella, la familiarità, una precedente biopsia della mammella anche con esito benigno, mestruazioni precoci e/o ancora presenti dopo i 50 anni, non avere avuto figli o aver avuto il primo figlio dopo i 30 anni, una precedente radioterapia al torace.

 D: Come si fa a prevenire il tumore?

R: Numerosi studi sono attualmente in corso per quanto riguarda gli aspetti genetici, abitudini di vita, chemioprevenzione. Attualmente la prevenzione si attua con l’effettuazione periodica della mammografia, l’unico esame in grado di stabilire una diagnosi precoce.

 D: Perché la diagnosi precoce è importante?

R: E’ importante perché quanto prima viene scoperto il tumore, migliore sarà la prognosi.

Se un tumore viene scoperto e curato quando ha dimensioni inferiori od uguali ad un centimetro, le possibilità di sopravvivenza dopo 15 anni sono superiori al 90%.

Tumori di grosse dimensioni hanno invece probabilità di sopravvivenza decisamente inferiori.

D: E’ vero che la mammografia è molto dolorosa?

R: Una adeguata compressione della mammella è molto importante per una corretta esecuzione dell’indagine. Esiste una notevole variabilità individuale: alcune donne segnalano un discreto dolore, altre non sentono assolutamente nulla. Si tratta comunque di un dolore sopportabile e di breve durata.

D: Perché per fare la mammografia il seno deve essere compresso?

R: Perché comprimendo la mammella eventuali lesioni possono essere più correttamente riconosciute. Una insufficiente compressione della mammella può causare il mancato riconoscimento del tumore alla mammografia. 

Inoltre se la mammella è compressa la dose di radiazioni somministrata per l’esame è inferiore. 

D: Se mi schiacciano forte il seno mi possono provocare un tumore?

R: No, è assolutamente falso che la compressione del seno possa provocare un tumore.

D: Quali sono i segni di tumore?

R: Ogni cambiamento a livello della mammella deve essere sottoposto all’attenzione di un medico. I segni più comuni di tumore sono costituiti dalla presenza di un nodulo nel seno, la secrezione ematica dal capezzolo, un indurimento o un affossamento della cute della mammella, modificazioni o rientramento del capezzolo, la presenza di linfonodi ingranditi a livello dell’ascella. Talvolta il carcinoma può manifestarsi con una infiammazione (mastite) della mammella. Occorre sottolineare che non sempre il tumore si manifesta con segni clinici, l’effettuazione della mammografia periodica ha lo scopo di diagnosticare, se possibile, un eventuale tumore prima che questo diventi clinicamente evidente.

 D: Quando va fatta la mammografia?

R: Le linee guida dell’American Cancer Society consigliano l’effettuazione della mammografia una volta l’anno per tutte le donne al di sopra dei 40 anni. Donne con rischio particolarmente elevato di tumore (come quelle positive ai test genetici per i geni BRCA1 e BRCA2) dovrebbero consultare un medico per iniziare i controlli mammografici più precocemente.

D:  Sono una ragazza di 19 anni e da quando sono piccola ho un seno un po' strano: non ho un capezzolo ben definito ma quasi spezzettato e con delle aperture visibili. Devo allarmarmi?

R: Non è semplice darle una risposta attendibile in quanto occorrerebbe effettuare una visita senologica. Poiché l'anomalia che lei segnala è presente da molti anni non si tratta certamente di una patologia evolutiva. Le aperture visibili che lei segnala sono normali nel capezzolo. Non mi pare pertanto che debba allarmarsi. Le consiglierei comunque di rivolgersi al suo medico curante per effettuare una visita senologica.

D:  Vorrei sapere cos'è ed in cosa consiste l'agoaspirato e l'esame istologico.

R: Per agoaspirato si intende l'esecuzione di un prelievo, utilizzando un ago sottile, di alcune cellule di una zona sospetta. Le cellule prelevate vengono successivamente sottoposte ad esame citologico (o esame istologico nel caso di prelievo di un frustolo di tessuto) da parte dell'anatomo patologo che esprime quindi un giudizio circa la presenza di eventuali alterazioni nelle cellule (o nel tessuto) esaminate.

Il prelievo può essere effettuato con guida clinica nel caso di lesione palpabile; nel caso di lesione non palpabile (e quindi diagnosticata in base ad un esame ecografico e/o mammografico) sarà necessario eseguire il prelievo con guida ecografica o mammografica.

Sul nostro sito, alla sezione "diagnosi - biopsia" potrà trovare ampie e dettagliate informazioni sull'agoaspirato; inoltre alla sezione "interventi" potrà trovare la documentazione fotografica di come si eseguono alcune procedure di agoaspirato ed agobiopsia.

D: Una variazione evidente di dimensione di una delle due mammelle puo' essere sintomo di tumore al seno? Ho due casi in famiglia di tumore al seno: mamma all'età di 58 anni e nonno materno all'età di 70 anni. Attualmente sto assumendo la pillola contraccettiva:  può essere correlata al problema?

R: Una variazione evidente di dimensione del seno, specie se monolaterale e di recente insorgenza, deve essere valutata dal medico curante e sottoposta a visita senologica.

Dopo la effettuazione della visita, indispensabile per fornire un parere, il medico curante potrà darle indicazioni riguardo alla necessità di eseguire ulteriori accertamenti diagnostici. In base alla sua età (che non conosco) potrebbe comunque essere utile l'esecuzione di accertamenti diagnostici periodici (consulti in proposito il sito alla sezione "diagnosi - che esami fare").

A riguardo del problema della assunzione della pillola contraccettiva, esiste notevole discordanza in letteratura. Una analisi effettuata nel 1996 su oltre 50.000 casi di carcinoma (Collaborative Group on hormonal factors in breast cancer, Lancet 347, 1996) aveva concluso che durante l'uso e nei 10 anni successivi all'interruzione dell'assunzione della pillola vi è un piccolo aumento di rischio, che tende a diminuire con l'interruzione. Non vi è più aumento di rischio dopo 10 anni dalla interruzione.

D: Ho un fibroadenoma al seno di cm 3.5 da un anno. Mi hanno consigliato di toglierlo. Può degenerare in un tumore maligno? Può assorbirsi o rimpicciolirsi? (27 anni)

R: Il fibroadenoma è una delle lesioni benigne più comuni della mammella.E' un nodulo solido, a margini regolari, mobile e generalmente asintomatico. Può variare in dimensioni da pochi mm a parecchi centimetri. Il fibroadenoma non costituisce un fattore di rischio per il tumore maligno. La diagnosi è spesso clinica (se palpabile), la conferma è generalmente data dalla esecuzione di una ecografia. Qualora vi siano dei dubbi diagnostici può essere indicata l'esecuzione di una agobiopsia.Generalmente viene consigliato l'intervento chirurgico solo in casi particolari: lesione molto grossa, danno estetico, problema psicologico, dubbio diagnostico.

D: Sono affetta da cisti al seno benigne. Vorrei sapere se oltre all' ago aspirato ci sono cure da fare per evitare che queste cisti si moltiplichino e si ingrandiscano.

R: Le cisti al seno, se la diagnosi è certa, sono di frequente riscontro e non rappresentano una vera patologia: pertanto come tali non richiedono alcun trattamento. La terapia può essere indicata unicamente nei casi in cui le cisti diventino sintomatiche, cioè diano dei disturbi importanti. Questo può accadere in caso di sanguinamento, infezione, rottura. La semplice aspirazione può essere eseguita in questi casi o quando sussista un dubbio diagnostico (in genere per l'aspetto ecografico) sulla vera natura della cisti.

D: Mia moglie ha subito da circa un mese una quadrantectomia alla mammella destra per un carcinoma invasivo di ca 2,5 cm. Ora ha iniziato la chemioterapia, successivamente dovrà sottoporsi a radioterapia. Come può la radioterapia  riuscire a sterilizzare eventuali foci tumorali residui senza danneggiare notevolmente anche il parenchima sano?

R: L'effetto biologico delle radiazioni ionizzanti è il risultato finale di una serie di fenomeni di varia natura, che si compiono in una successione di tempo più o meno rapida.

Il risultato definitivo sul quale si basa l'impiego delle radiazioni ionizzanti nella terapia dei tumori è l'estinzione totale della popolazione cellulare neoplastica; poiché tale effetto si esplica inevitabilmente anche sulle popolazioni cellulari normali, lo scopo del radioterapista è quello di ricercare in quali condizioni (distribuzione della dose nel tempo, impiego di radiazioni con elevata efficacia biologica relativa, ripartizione spaziale della dose tra tumore e tessuti sani ) si può realizzare la distruzione completa del tumore inducendo invece solo danni reversibili alle cellule e ai tessuti sani.

Inoltre, la possibilità di agire selettivamente sul tumore deriva da meccanismi complessi di varia natura quali:

* La maggiore sensibilità intrinseca delle cellule tumorali alle radiazioni

* Le cellule risultano più sensibili nella fase immediatamente precedente o durante la mitosi (fasi in cui più frequentemente si trovano le cellule tumorali )

* Le cellule risultano più sensibili con tensioni di ossigeno più elevate, cioè nelle aree più vascolarizzate (situazione comune nelle aree tumorali)

D: Desidererei sapere se possibile se la medicina omeopatica é in grado oggi di curare un carcinoma alla mammella.

R: Il tumore della mammella è una malattia estremamente eterogenea, esistono tumori grandi e tumori piccoli, molto aggressivi e poco aggressivi, con tendenza a dare metastasi e con meno tendenza a dare metastasi.

Non è possibile quindi individuare un'unica  cura per il carcinoma della mammella in generale. Per ogni tipo, stadio e grado di tumore esistono terapie diverse. In molti casi queste consentono la guarigione completa, in altri si tratta solo di palliazione.

Le terapie principali comprendono la chirurgia, la radioterapia, la chemioterapia e l'ormonoterapia, spesso associate tra loro.

Tra queste terapie non rientra la medicina omeopatica, almeno con un ruolo preminente.

D: In caso di cancro al seno dopo l'intervento quali sono le analisi indispensabili per trovare eventuali metastasi e con che cadenza vanno fatte?

R: I mezzi di indagine tradizionalmente impiegati nel follow-up del carcinoma della mammella sono:

La visita, attraverso l'ispezione e la palpazione permette di individuare riprese di malattia loco-regionali (recidive locali e metastasi linfonodali delle stazioni ascellari e sovraclavicolari), ma anche di evidenziare complicanze chirurgiche tardive (linfedema). La cadenza ottimale dell'esame clinico è semestrale, ed è anche utile dosare semestralmente i markers tumorali (CA15-3, MCA, TPA, CEA), l'emocromo +F, le transaminasi e la fosfatasi alcalina.

La mammografia controlaterale ed omolaterale, in caso di chirurgia conservativa, è consigliato eseguirla annualmente.

Restano, invece, molti dubbi sull'utilità di eseguire gli altri test diagnostici periodicamente nelle pazienti asintomatiche e clinicamente negative. Non esiste alcuna evidenza clinica che dimostri un miglioramento prognostico grazie al trattamento precoce delle metastasi in fase pre-clinica invece che clinica. Sembrerebbe quindi, essere più utile eseguire questi test diagnostici (Ecografia addome, Scintigrafia ossea ed Rx torace) solo se i pazienti sono sintomatici o come ristadiazione nei pazienti con alterazione dei valori bio-umorali.

D:  Da circa 1 mese ho scoperto, per caso, di avere un nodulo o fibroadenoma del diametro di 1.75 cm. Dopo aver fatto vari accertamenti, come ecografia al seno e visita dal senologo, mi sono accorta che ogni tanto mi prendono dei dolori al seno, sopportabili ma strani. I dottori mi hanno detto che il nodulo non è niente di preoccupante, di tenerlo sotto controllo, di ripetere l'ecografia tra 3 mesi e che, se supera il diametro di 2 cm, lo devo togliere. Tuttavia questi dolori, che mi sono venuti successivamente, non mi tranquillizzano tanto: cosa devo fare? Mi devo preoccupare? (24 anni)

R: Ritengo che l'iter diagnostico al quale lei è stata sottoposta sia corretto. E' estremamente raro che il fibroadenoma possa causare dolori al seno. Il dolore, inoltre, non è quasi mai un segno particolarmente sospetto. Infine la sua età, molto giovane, rende improbabile l'eventualità di una patologia maligna. Concordo anche con il suggerimento di controllare la situazione: le consiglierei di visitare il sito alla sezione "diagnosi" dove potrà trovare una ampia spiegazione su come effettuare correttamente l'autopalpazione del seno. Infine la terapia: il fibroadenoma non richiede quasi mai un trattamento terapeutico, tantomeno chirurgico. L'asportazione può essere consigliata in caso di dubbio diagnostico o di danno estetico (per lesioni di grosse dimensioni).

D: Ho una mamma di quasi 78 anni alla quale, quest'anno, durante un ricovero in ospedale per una frattura al femore, è stata riscontrata una massa al seno destro. I medici non hanno in quella occasione fatto ulteriori indagini, invitandoci a farne successivamente. Mia madre non intende però ora fare accertamenti in merito. Vorrei sapere, se si tratta effettivamente di un tumore, quali possono essere le modalità di sviluppo e in quali tempi, per una persona dell'età di mia madre. (Pisa)

R: Le caratteristiche cliniche della massa alla mammella potrebbero dare informazioni sul grado di sospetto; indubbiamente potrebbero essere utili accertamenti diagnostici più approfonditi (mammografia, ecotomografia, eventuale agoaspirato). La decisione se fare ulteriori accertamenti o no dipende anche dalle condizioni generali di sua madre: se il quadro complessivo fosse buono, l'età (78 anni) non rappresenterebbe di per sé una controindicazione all'intervento chirurgico. In taluni casi è possibile effettuare questo genere di interventi in anestesia locale. Se la massa alla mammella fosse un tumore maligno, l'evoluzione della malattia all'età di sua madre potrebbe essere lenta. Gli accertamenti sono comunque utili per poter effettuare terapie (alcune anche non cruente, come l'ormonoterapia), che potrebbero rallentare ulteriormente l'attività biologica della malattia. Se crede, può inviarci ulteriori notizie cliniche (condizioni generali, situazione attuale della frattura al femore, evoluzione della massa, eventuali altri problemi) per ulteriori precisazioni su atteggiamento diagnostico e terapeutico da consigliarle.

D: Un anno fa il senologo mi ha asportato un fibroadenoma al seno destro e ora faccio due controlli l'anno al seno.Ho preso per circa 7 anni (con piccoli intervalli) il diane perchè avevo problemi mestruali. Il mio senologo mi ha fatto sospendere il diane per 6 mesi e l'irregolarità mestruale sembra essere risolta però mi ha consigliato di prendere una pillola più leggera (practil) perchè prima del ciclo il mio seno è piuttosto gonfio e dolente. Cosa ne pensa lei? Ha ragione il mio senologo? Da quando ho scoperto di avere un fibroadenoma ho sempre paura di toccare il seno. (Carmen Cosentino, Roma)

R: L'utilizzo del Practil per la sola tensione mammaria, e non per la copertura anticoncezionale, mi sembra superfluo. Il riscontro di un fibroadenoma non rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di un tumore della mammella. Per quanto riguarda la prevenzione del tumore mammario è importante eseguire controlli mammografici periodici a partire dai 40 anni (non mi ha specificato la sua età). Infine, non abbia paura a toccare il suo seno, anzi, l'autopalpazione periodica è una manovra importante, da eseguire una volta al mese. Consulti il sito alla sezione "diagnosi" per altre informazioni sulla autopalpazione e per imparare ad effettuarla correttamente.

D: Da giorni ho saputo di avere un fibroadenoma al seno. Siccome ho le mestruazioni irregolari da un po' di tempo, il ginecologo mi ha consigliato di fare una cura a base di ormoni per sei mesi. Vorrei sapere se facendo questa cura posso avere delle complicazioni con il fibroadenoma e con altre piccolissime cisti che mi hanno diagnosticato nei seni? (43 anni, e-mail)

R: occorrerebbe sapere intanto in che cosa consiste con precisione questa cura. Comunque "complicazioni" importanti direi di no; essendo il fibroadenoma e le cisti delle formazioni benigne, non c'è una controindicazione assoluta ad assumere degli ormoni, come invece succede per i tumori; tuttavia potrebbe capitare che l'uno o le altre si ingrossino o le diano più fastidio; non è detto comunque che la terapia ormonale debba darle dei fastidi al seno. Consiglierei di valutare con il Suo Ginecologo l'effettiva necessità della terapia, e, se la inizierà, di sottoporsi a visite periodiche al seno durante la cura per valutare l'eventuale modificazione delle formazioni già presenti.

D: Mia moglie (50 anni) ha subito il 2/08/00 a Torino un intervento di mastectomia radicale sinistra + svuotamento a 3 livelli del cavo ascellare. Il risultato dell'esame istologico (carcinoma duttale in situ...) è stato tale che sono stati escluse terapie chemioterapiche. Gli esami ecografici e di scintigrafia non hanno rilevato problemi. Assume giornalmente da un mese una pastiglia di Novaldex, terapia da proseguire per cinque anni. Oltre ai sintomi post-operatori previsti e anche da voi descritti mia moglie riscontra un effetto particolare: un senso di torpore (anestesia superficiale) che dal braccio sinistro si è irradiato (da 10 giorni almeno) al ventre e alla gamba sinistra. E' possibile che sia dovuto all'intervento o all'anestesia oppure ad un effetto collaterale del Novaldex? E' il caso di prevedere un controllo da un ulteriore specialista? (Giulio Agostino,  Cantarana (AT))

R: Il senso di torpore al braccio del lato operato è dovuto all'intervento ed è un disturbo abbastanza comune nelle pazienti che hanno subito l'asportazione dei linfonodi ascellari, come Sua moglie. E' dovuto alla vicinanza dei nervi che vanno al braccio con la sede dell'intervento sui linfonodi; dura abitualmente per parecchi mesi e, in alcuni casi, in certe zone rimane comunque una sensibilità attenuata. Per quanto riguarda l'estensione al ventre ed alla gamba, escluderei che si tratti di conseguenze dell'intervento o di effetti collaterali del Nolvadex (il disturbo non è di certo da correlare alla anestesia generale effettuata al momento dell'intervento). Consigliandosi con il Suo Medico Curante, proporrei di indagare meglio le alterazioni della sensibilità al ventre ed all'arto inferiore, indirizzandosi, a seconda di quanto emergerà dalla visita, eventualmente agli specialisti (ad esempio Neurologo, Ortopedico...) che il Curante Le indicherà.

D: Ho una zia a cui è stata asportata la mammella sinistra. Da 1 mese hanno riscontrato un carcinoma anche alla mammella destra. E' frequente che si ammalino entrambe? Speranze di sopravvivenza nel caso debba subire un altro intervento? Ci hanno parlato di un farmaco antitumore al seno usato da un Prof. dell'Ist. tumori di Milano: exemestane. Ci dicono in commercio col nome aromaxin. Che tipo di farmaco è? (Pisa, 36 anni)

R:  Ecco le risposte ai suoi quesiti.

1. La frequenza con cui "si ammalano entrambe le mammelle" dipende da molti fattori:

- innanzitutto è diverso se si ammalano contemporaneamente (si parla in questo caso di "tumore bilaterale sincrono"), o una dopo l'altra, anche a distanza di anni 

- la frequenza dei casi come il primo (le due mammelle contemporaneamente ammalate) dipende dal tipo di tumore: certi tipi, come il carcinoma lobulare invasivo, sono più facilmente bilaterali, altri, come il carcinoma duttale invasivo, lo sono più raramente. Per fare un esempio, sono bilaterali circa UN QUINTO dei carcinomi DI TIPO DUTTALE "in situ" (per "in situ" si intendono i tumori maligni allo stadio non ancora invasivo, per così dire "localizzati"), e circa LA META' dei carcinomi DI TIPO LOBULARE "in situ".

- Per quanto riguarda la possibilità di ammalarsi della mammella sana dopo un intervento per tumore sull'altra mammella, chi ha già avuto una diagnosi di carcinoma mammario (soprattutto se di tipo LOBULARE) da un lato ha un rischio di circa 5 volte superiore rispetto ai sani di sviluppare un secondo tumore nell'altra mammella.

Nel caso di Sua Zia non so di che tipo fosse il tumore per cui le hanno asportato il seno, ma, visto che ne è stato diagnosticato un altro dopo solo un mese, è probabile che sia insorto insieme al precedente, ma che al momento della prima diagnosi fosse così piccolo da non potersi ancora individuare in nessun modo.

2. Non posso darLe una prognosi senza sapere le caratteristiche del vecchio e del nuovo tumore.

3. L'Exemestane (nome commerciale Aromasin) non è ancora in commercio in Italia; si tratta di un INIBITORE DELL'AROMATASI, cioè di un farmaco che blocca l'azione di un enzima che tutti abbiamo (l'Aromatasi appunto), che ha la funzione di formare gli estrogeni. Bloccando la formazione degli ormoni estrogeni, il farmaco impedisce alle cellule tumorali di crescere, perchè molti tipi di tumori crescono stimolati proprio dagli estrogeni. Attualmente ci sono in commercio in Italia, e vengono utilizzati correntemente, altri farmaci dello stesso tipo; l'Aromasin è uno dei più nuovi, ed ha alcuni vantaggi in più. Questi tipi di farmaci vengono usati abitualmente in casi molto avanzati, quando la chemioterapia ed altre terapie ormonali non riescono a bloccare la diffusione della malattia. Tuttavia ci sono attualmente degli studi in corso in vari Centri italiani ed internazionali che stanno valutando l'utilità degli inibitori della aromatasi anche in casi meno gravi.

D: Ho un tumore al seno e mi hanno consigliato di fare un ciclo di 4 mesi di Chemioterapia prima di venire operata per evitare possibili infiltrazioni dovute al ritiro della pelle circostante. Quello che non mi è chiaro è come mai a volte dopo aver fatto gli esami del sangue non è possibile fare la cura, quali sono i valori che determinano la possibilità di fare il ciclo o di saltarlo? Sono valori imputabili ad una sbagliata alimentazione o è qualcosa per cui io non posso fare nulla? (67 anni)

R: La chemioterapia può non essere eseguita per la diminuzione nel Suo sangue dei globuli rossi, globuli bianchi e piastrine dovuta ai farmaci: visto che i chemioterapici sono fatti per distruggere le cellule tumorali, che sono cellule che crescono rapidamente, distruggono in parte anche altre cellule a rapida crescita, di cui tutti abbiamo bisogno: i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine (che si chiamano "elementi figurati del sangue"). Prima di somministrarLe i farmaci viene fatto un prelievo di sangue per l'esame emocromocitometrico, che indica il numero ed il tipo di globuli bianchi, globuli rossi e piastrine presenti nel Suo sangue; se qualcuno di questi elementi non è presente in quantità sufficiente, vuol dire che è rischioso in quel momento farLe la chemioterapia: i farmaci potrebbero far diminuire gli elementi figurati del sangue ancora di più, con gravi ripercussioni sulla Sua salute (ad esempio grave rischio di infezioni se si abbassano molto i globuli bianchi, grave anemia, con perdita delle forze e rischi per il cuore ed altri organi se si abbassano molto i globuli rossi, rischio di sanguinamento se si abbassano molto le piastrine). 

Per questo, in base agli esami del sangue, qualche volta può non essere possibile fare la chemioterapia, che potrà essere eseguita quando i valori alterati saranno tornati a livelli sufficienti e non pericolosi; non ci sono valori fissi del conteggio dei globuli rossi, bianchi e delle piastrine che dicano "la chemioterapia può essere fatta" oppure no: i valori dell'esame del sangue vanno valutati di volta in volta dal Suo Oncologo insieme alle Sue condizioni cliniche, ai farmaci che sta assumendo, al momento del ciclo di chemioterapia in cui si trova. Come avrà già capito, tutti questi effetti di cui Le ho parlato derivano dall'azione del chemioterapico sul suo organismo, e non dalla dieta. Non ci sono studi sulla alimentazione più corretta da seguire durante la chemioterapia, ma è pratica comune mantenersi leggeri nei giorni in cui si riceve la somministrazione dei farmaci, per cercare di ridurre al minimo la nausea (ad esempio non condire molto i cibi, assumere cibi più "asciutti", tipo riso in bianco).

D: Vorrei sapere il ruolo dell'exemestane nella cura del cancro del seno ed avere anche un confronto con gli altri inibitori dell'aromatase. (Napoli)

R: L'exemestane è un inibitore steroideo dell'aromatasi (enzima deputato alla conversione degli androgeni in estrogeni nei tessuti periferici). Il suo impiego è indicato nel trattamento del carcinoma mammario metastatico, in donne in stato post-menopausale, nelle quali la malattia è progredita dopo il trattamento con terapia anti-estrogenica. Studi [1,2] hanno dimostrato maggior attività anti-tumorale (aumento della sopravvivenza e del tempo libero da malattia) e la buona tollerabilità di exemestane nelle pazienti con carcinoma mammario avanzato in progressione dopo terapia con tamoxifene rispetto al megestrolo acetato. Gli effetti indesiderati con frequenza superiore al 10% sono stati vampate di calore e nausea. Altri effetti meno comuni sono stati la stanchezza, le vertigini e l'aumento della sudorazione. (Bibliografia:  J. Clin. Oncol., 17(11): 3418-3425, Nov 1999; J. Clin. Oncol., 18(7):1399-1411, Apr 2000).

D: Mia Mamma ha 61 anni e da circa 3 mesi ha delle perdite dal seno. Ci stiamo già muovendo per delle visite specialistiche rapide. L'ultima mammografia l'ha fatta 2 anni fa. Aveva già dei noduli ma non c'era niente di anomalo. I medici dicono che la situazione è preoccupante. Potete dirmi gentilmente come dobbiamo muoverci e quali sono i rischi? Sono molto preoccupato. (Milano)

R: Sicuramente il primo passo da compiere è quello di rivolgersi ad un senolologo, al fine di valutare il tipo e la modalità di secrezione dal capezzolo. La secrezione può essere di vario colore dal bianco al giallo, dal verde al bruno oppure ematica (rossa). Molte spesso si tratta di un fenomeno privo di importanza, anche se, talvolta, soprattutto nel caso di secrezione ematica o siero-ematica, può rappresentare la spia di una patologia. Sarà il senologo, in seguito alla visita clinica, a valutare l'eventuale necessità di ulteriori approfondimenti diagnostici.

D: Durante un ricovero ospedaliero per una polmonite, il medico visitandomi ha sentito una piccola cisti al seno sinistro; essendo in fase pre-ciclo, il mio seno era, come di consueto in tale circostanza, dolorante e gonfio. Comunque, il giorno dopo la comparsa delle mestruazioni feci l'ecografia al seno e tutto risultò normale. Il medico mi consigliò di segnalarlo ugualmente al mio medico di famiglia. Devo preoccuparmi e controllarmi più spesso o si tratta di una semplice infiammazione premestruale? Tenga presente che ho ovaie microcistiche multifollicilari con mestruazioni regolari sebbene molto dolorose. (28 anni; Marche)

R: E' molto comune che nella fase premestruale possano evidenziarsi cisti mammarie anche molto fastidiose, che non sono più visibili dopo la mestruazione (le cisti sono "sacchetti" di liquido che gonfiano e sgonfiano sotto l'influenza degli ormoni); non è nulla di preoccupante.

Le consiglierei di sottoporsi a controlli periodici del seno non più di una volta l'anno (se non ha altri problemi, di cui non ha riferito, che potrebbero darLe dei rischi aggiuntivi, come la famigliarità per tumori della mammella o dell'ovaio); il momento migliore per sottoporsi ad una visita del seno è intorno al decimo giorno dall'inizio delle mestruazioni. Se dovesse, nel frattempo, notare dei nodi che le danno fastidio, vada dal Medico da cui è seguìta per una visita: se dovesse trattarsi nuovamente di una cisti, è semplice (ma non necessario, qualora non Le dia fastidio) svuotarla con una puntura sotto guida ecografica. E' possibile che, se Lei ha un seno che forma cisti o fibroadenomi, continui ad avene per tutta la vita, senza tuttavia che questo la renda più suscettibile ai tumori della mammella.

D: Oggi ho portato mia madre, 81 anni, dal radiologo per fare una mammografia bilaterale consigliata dal nostro medico curante. Quando sono andato a ritirare le lastre sul referto c'era scritto cosi': Distrofia fibro-adiposa bilaterale. Lesione produttiva stellata del maggior diametro di circa 2 cm. con ispessimento della cute, del quadrante supero esterno dx. Isolata calcificazione distrofica a dx. Mi potreste spiegare in parole comprensibili di cosa si tratta e come ci si deve comportare? (San Remo (Im))

R: Il dato più importante segnalato dal radiologo nel referto è la "lesione produttiva stellata con ispessimento della cute". Con tale espressione il radiologo ha inteso segnalare la verosimile presenza di un carcinoma della mammella. L'espressione "quadrante supero esterno dx" indica la sede della lesione, che quindi si colloca nella porzione superiore ed esterna della mammella destra.

Le consiglierei di rivolgersi al medico curante per gli opportuni accertamenti diagnostici e terapeutici da adottare. Consulti il sito alla sezione "diagnosi" dove troverà tutte le indicazioni su potenziali ulteriori approfondimenti diagnostici. Inoltre nella sezione "terapia" potrà trovare una parte dedicata specificatamente ai particolari problemi del carcinoma della mammella nell'anziano.

D: Operata al seno (quadrante) nel 1997: carcinoma mammario infiltrante con invasione linfonodo ascellare. Sottoposta a chemioterapia e radioterapia. Marcatore negativo. 1999 asportato linfonodo sovraclaviale per metastasi: nuovamente chemioterapia e radioterapia. 2000 radioterapia terza vertebra cervicale. Attualmente in terapia con enantone e arimidex. Stato di salute buono ma l'indicatore ca 15.3 continua a salire. Quali ulteriori accertamenti sarebbero consigliati e che terapia? (30 anni, Venezia)

R: Per quanto riguarda gli ulteriori accertamenti, penso che il Suo Oncologo le abbia già fatto eseguire gli esami di "ristadiazione", cioè l'ecografia dell'addome, la scintigrafia ossea e la radiografia del torace; in base al risultato di questi esami, può essere necessario eseguirne altri più approfonditi (ad esempio la TAC o le radiografie mirate di alcune zone dello scheletro) per chiarire eventuali dubbi diagnostici.

Per quanto riguarda il trattamento, Lei non mi ha detto se i recettori ormonali dosati sul pezzo operatorio erano positivi o negativi, né se ha già assunto in passato del Tamoxifene (nome comerciale Nolvadex) o del Toremifene (nome commerciale Fareston), che sono antiestrogeni; vista la storia clinica che ha riassunto, suppongo di sì; se non ha ancora assunto farmaci di questo tipo, potrebbe sostituire i farmaci che assume con uno di questi; se invece, come penso, ha già assunto antiestrogeni, potrebbe sostituire gli inibitori dell'aromatasi e l'enantone con un progestinico (ad esempio Provera).

Entrambe le possibilità terapeutiche che le ho indicato SONO AL MOMENTO SPERIMENTALI, e non fanno parte della pratica clinica comune, ma di PROTOCOLLI DI STUDIO ANCORA IN CORSO, perché abitualmente, quando non si evidenzia nulla con gli esami di ristadiazione, si attende la ripresa di malattia prima di cominciare una nuova terapia. Le consiglierei pertanto di discutere queste possibilità col Suo Oncologo, che conosce più approfonditamente la Sua storia clinica, e saprà meglio valutare l'opportunità di affrontare i rischi di terapie alternative.

D: Vorrei conoscere il tipo di assistenza che risulta utile attuare per una donna operata di carcinoma mammario, dal punto di vista sia fisico sia psicologico. (45 anni, Napoli)

R: Dal punto di vista fisico il tipo di assistenza da fornire dipende dal tipo di intervento, da quanto tempo è passato dall'intervento, dal fatto che siano state aggiunte al trattamento chirurgico radio e/o chemioterapia, dai servizi che sono presenti dove la Signora e la Sua famiglia abitano.

Abitualmente gli interventi chirurgici per carcinoma mammario (anche quelli più demolitivi) non hanno tempi di degenza molto lunghi, e non sono molto pesanti dal punto di vista fisico per la Paziente: dopo 2-3 giorni dall'intervento, di solito la Paziente può essere dimessa e viene invitata a tornare alcune volte per le medicazioni (eventuale rimozione del drenaggio, rimozione dei punti se necessaria, aspirazione di liquido se necessaria e così via). In generale in questa fase non è necessaria una stretta assistenza da parte dei parenti o dagli amici della Malata, che si rimette rapidamente dall'intervento ed in genere è la prima a voler riprendere le attività che svolgeva prima. L'assistenza più importante ed utile è l'aiuto in casa per fare in modo che la Malata non sforzi il braccio del lato operato (a maggior ragione se sono stati rimossi tutti i linfonodi dell'ascella): tale braccio DEVE ESSERE MANTENUTO IN MOVIMENTO (eventualmente con della fisioterapia, se non si riesce da soli o se tende a gonfiare - per i movimenti consigliati, gli stessi Medici che seguono la Malata dopo l'intervento Vi sapranno indicare quali fare e con che cadenza), ma NON DEVE ESSERE SFORZATO, ad esempio sollevando borse della spesa pesanti, stirando, prendendo in braccio bambini.

Inoltre è spesso utile, anche dal punto di vista psicologico, accompagnare la Malata alle visite che si susseguono abbastanza ravvicinate dopo l'intervento (medicazioni, visita dal Radioterapista, dall'Oncologo, dal Fisiatra), facendoLe sentire che è naturale che La si aiuti per queste piccole cose, che Le si vuole bene e La si accetta così com'è dopo un intervento che l'ha più o meno modificata, ma lasciandoLe anche la giusta indipendenza, perché la Paziente operata per un tumore al seno NON E', E NON DEVE SENTIRSI UN'INVALIDA. La maggior parte delle donne che hanno affrontato questo tipo di problema torna a svolgere tutte (o quasi) le attività che svolgeva prima. A questo proposito può essere utile la partecipazione a gruppi di autoaiuto composti da donne che sono state operate al seno (ce ne sono in tutta Italia), per la condivisione di dubbi, paure, problemi o soluzioni con persone che hanno affrontato lo stesso trauma psicologico, eventualmente con l'aiuto del Vostro Oncologo di fiducia e dello Psicologo.

L'impegno delle famiglie si fa più gravoso se si deve affrontare la chemioterapia (per la radioterapia, che si fa quasi sempre, i disagi sono più che altro collegati alla necessità di accompagnare frequentemente la Malata in Ospedale per le sedute, ed eventualmente a qualche medicazione in più se la mammella si arrossa molto): in questo caso l'impatto sia fisico che psicologico della malattia è maggiore (dipende anche molto dai farmaci utilizzati), e la necessità di visite più frequenti, dell'assunzione di farmaci in maniera corretta, la possibilità della modificazione ulteriore del corpo richiedono più impegno ed attenzione da parte di chi sta vicino alla Malata: tatto, pazienza, disponibilità, e soprattutto forza d'animo e speranza. La Paziente non deve pensare "sto facendo la chemioterapia perché sono spacciata", bensì "sono malata e mi sto curando per tornare a stare bene": in quasi nessun altro tumore come in quello mammario tante malate sono vive e stanno bene dopo vent'anni o più!

La domanda che Lei mi ha posto richiederebbe giorni interi per rispondere in maniera completa, ma penso che, dalle indicazioni che Le ho dato, abbia capito che gli interventi dei familiari e degli amici devono essere misurati a seconda delle caratteristiche della persona che si vuole aiutare, SENZA NECESSITA' di assistenza continua, ma con una PRESENZA discreta e rispettosa pronta ad aiutare SOLO SE VIENE GRADITO, ricordando che le persone operate al seno hanno quasi sempre tanti anni di vita NORMALE davanti a sé, e devono poter smettere di sentirsi malate il più in fretta possibile. 

Le segnaliamo inoltre la presenza in www.mammo.it di un forum pensato apposta per consentire un dialogo tra "paziente e paziente" moderato da una ex-paziente: anche questa possibilità di dialogo e confronto (che può essere svolto anche anonimamente) pensiamo possa risultare talvolta utile per riacquistare fiducia, coraggio e serenità.

D: Mia mamma in seguito ad operazione di quadrectomia e svuotamento ascellare, dopo quattro anni ha iniziato a fare flebiti che purtroppo si fanno sempre più frequenti e con effetti sempre più accentuati: dolore, durata e con specie di convulsioni .... in ultimo ci siamo resi conto che un occhio è diventato strabico. C'è attinenza? A chi possiamo rivolgerci per avere un quadro generale e che ci sappia rispondere e/o indirizzare per migliorare (o almeno limitare) questo problema che stà diventando devastante? (Antonella Patria, Collegno (TO))

R: Visto che i vari sintomi da Lei indicati sono molto vari, e, con la descrizione a distanza, senza una visita, non è facile capire il quadro clinico di Sua Mamma, Le lascio il numero di telefono del Day Hospital di Senologia dell'Ospedale Molinette di Torino - dove io stessa lavoro -, così, se vuole, può prenotare una visita per Sua Mamma (i tempi di attesa non sono affatto lunghi): 011/6336652. Al telefono Le verrà dato l'appuntamento e Le verrà spiegato dove presentarsi per la visita. Il Day Hospital di Senologia è un centro specializzato per il trattamento di tutte le malattie del seno, e mi sembra una buona occasione per una nuova valutazione delle possibilità di cura per Sua Mamma, senza dover andare lontano.

D: Nella mammografia bilaterale di mia madre di 67 anni di età risulta la seguente diagnosi: "mammelle in involuzione adiposa. Bilateralmente si rilevano aspetti deponenti per una fibro-displasia diffusa". Cosa significa? E' una evoluzione benigna della mammella oppure ci sono pericoli di una involuzione maligna? (L'Aquila)

R: I reperti segnalati non sono espressione di lesioni tumorali ma di una situazione assolutamente benigna. Le consigliamo di proseguire con i controlli mammografici periodici.

D: Dall'ultimo ciclo mestruale non mi è passata la sensazione di bruciore ad entrambi i seni associata a fitte sporadiche. Effettuando l'autopalpazione sento (forse) la presenza di un nodulo. Faro' la visita senologica tra una settimana. Devo preoccuparmi durante tutta la settimana? (età 29 anni)

R: il suo comportamento è stato finora corretto. Ha eseguito l'autopalpazione e, in presenza di una sospetta formazione nodulare, si è rivolta al medico curante per l'esecuzione di una visita senologica. Purtroppo non è possibile fornirle ovviamente un parere clinico senza visitarla. Tuttavia alla sua età l'evenienza di una lesione tumorale è estremamente improbabile (anche se non impossibile, consulti il nostro forum!). Comunque, l'attesa di una settimana non modificherebbe in alcun modo il quadro clinico. Le consiglierei pertanto di attendere fiduciosa l'esito della visita.

D: Ho una zia di 42 anni operata recentemente di cancro al seno in una clinica di Ginevra (città in cui vive). Purtroppo io so poco su questo argomento e quando mi hanno comunicato il tipo di tumore non ho trovato in nessuna enciclopedia medica risposte. Desidererei quindi avere notizie sul cancro che a Ginevra chiamano: "Tubolare". (Melania, 42 anni, Palermo)

R: la varietà "tubulare" di carcinoma mammario è abbastanza frequente, specialmente fra i carcinomi di piccole dimensioni, come quelli individuati con la mammografia e non ancora palpabili (il carcinoma è un tumore maligno, ma i gradi di "pericolosità" sono molto diversi da un tipo all'altro e, soprattutto, a seconda del momento in cui il tumore viene scoperto).

Il carcinoma tubulare infiltrante è una varietà "altamente differenziata", cioè composta ancora di cellule non molto diverse da quelle normali, e perciò poco aggressive; ha un'ottima prognosi quando si trova in forma pura (cioè non è associato ad altri sottotipi di carcinoma) e questo anche se i linfonodi sono già stati intaccati dalla malattia; l'altra varietà di tumore con cui è più frequentemente associato è, comunque, un'altra specie poco pericolosa, cioè il "carcinoma intraduttale". Ha ancora una prognosi buona quando si trova associato ad altri sottotipi, abitualmente più pericolosi e, quasi sempre, è dotato di recettori per gli ormoni estrogeni e progesterone (altro fattore favorevole, che permette di avere uno strumento in più per combattere la malattia, cioè la somministrazione di farmaci antiormonali, come il Nolvadex o il Fareston, che proteggono dal tumore negli anni successivi all'intervento).

D: ho visto in televisione un breve programma nel quale descrivevano la sperimentazione della cura e prevenzione del tumore alla mammella attraverso una stretta dieta alimentare. ricordo che la sperimentazione si effettuava a Milano con una dottoressa (della quale non ricordo il nome). Vorrei avere se possibile notizie ed indirizzi al riguardo. (Michela Demi, 25 anni, Sanremo)

R: non abbiamo conoscenza diretta del programma di cui lei parla. Tuttavia, la sperimentazione a cui si riferisce potrebbe essere quella che viene portata avanti da una dottoressa dello staff del prof. Veronesi, all'Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano; tale sperimentazione, di cui non abbiamo esperienza diretta, dovrebbe appunto basarsi sulla dieta e sulla somministrazione di Fenretinide. L'indirizzo ed il numero di telefono dell'IEO sono i seguenti:
Istituto Europeo di Oncologia
Via Ripamonti 435, MILANO
tel. 02/57489
Speriamo che, rivolgendosi al numero indicato, possa essere esaurientemente informata.

D: In seguito alla presenza di carcinoma intraduttale con 3 microcalcificazioni, in una una zona di 1,5 cm, mi è stata asportata la parte interessata e sono in attesa dell'esame istologico. Vorrei sapere, nella peggiori delle ipotesi: 1) quante possibilità di recidiva e /o di guarigione esistono; 2) se l'asportazione della mammella è un intervento che può risolvere definitivamente il problema o esistono i rischi sopraelencati; 3) se, nel caso nel carcinoma intraduttale, è esclusa la terapia chemioterapica. (Lucia Cibin, 46 anni, Caneva (Pordenone))

R: 1) Il carcinoma intraduttale, o "carcinoma duttale in situ", è così denominato perché non ha tendenza invasiva, cioè non ha tendenza a dare metastasi, in quanto ancora confinato entro una barriera naturale chiamata "membrana basale"; questo tipo di tumore, spesso individuabile solo alla mammografia sotto forma di microcalcificazioni, può essere tuttavia esteso e/o bilaterale (nel 25% dei casi). Sebbene la malattia non sia molto grave, e si possa curare senza bisogno di chemioterapia, è quindi necessario continuare i controlli clinici e mammografici, per individuare, ed eventualmente curare in tempo, lesioni residue (microcalcificazioni rimaste) o di nuova insorgenza, o insorte nell'altra mammella. Inoltre occorre considerare che il termine "carcinoma in situ" comprende in realtà condizioni patologiche differenti, distinte essenzialmente per grado istologico.

2) Dipende dall'esame istologico definitivo di cui Lei non è ancora in possesso: se i margini di resezione non sono interessati, e alla mammografia non ci sono altre aree sospette, non è necessario praticare l'asportazione di tutta la mammella; in caso di dubbi sull'eventuale presenza di malattia residua nella mammella, ed anche a seconda delle dimensioni della mammella stessa, può essere indicato asportarla tutta, con una eventuale ricostruzione, ma, per i motivi indicati al punto 1 bisognerà comunque mantenere sotto controllo l'altra mammella.

3) Sì, la chemioterapia non è indicata per il carcinoma intraduttale

D: Avendo riscontrato, tramite autopalpazione, la presenza di 2 noduli nel seno destro, ho effettuato una ecografia mammaria ed una mammografia (prima volta sia per un esame che per l'altro). Visto l'esito dei suddetti esami (che mi ha preoccupato non poco), e prima di effettuare la visita senologica (prevista tra una settimana), Vi chiedo la cortesia di fornirmi dei chiarimenti generici sulla situazione evidenziatasi ed un parere circa la necessità di anticipare la visita senologica, a fronte dei responsi degli esami che di seguito vi trascrivo: "Risultanze mammografia: bilaterale e grave disordine addensamente fibronodulare in ambito in fisiologica involuzione fibroadiposa. Il quadro è espresso da irregolari nodularità variamente confluenti, situate in un ambito descritto da una irregolare ed ispessita trama connettivale. A destra presenza di elemento nodulare di oltre 10 mm. di diametro dai margini policiclici non sempre ben definiti situato profondamente e superolateralmente alla areola che merita una verifica mediante esame citologico dell'ago aspirato. Nel cavo ascellare presenza di linfonodo ovalare, delle dimensioni di oltre 1 cm. Risultanze ecografia mammaria: bilateralmente l'ecostruttura è disomogenea. A sinistra a livello del quadrante infero-esterno, si evidenzia una formazione ovalare del maggior diametro di 8 mm., ipoecogena, a margini sufficientemente regolari (fibroadenoma?). Anche a destra, a livello del quadrante supero-esterno, si evidenzia una formazione di 6 mm. con le medesime caratteristiche. A livello dei quadranti esterni, in corrispondenza della tumefazione palpabile clinicamente, si evidenzia una formazione della grandezza di circa 8-9 mm. ipoecogena, disomogenea a margini in parte regolari. Bilateralmente sono presenti alcune formazioni cistiche, a destra situate in tutti i quadranti, la maggiore sul quadrante esterno (10 mm.), a sinistra subcentimetriche. Si consiglia integrazione diagnostica con rx mammografia". (36 anni, Roma)

R: Le indagini effettuate non hanno permesso di fornire un responso certo sulla natura dei noduli da lei riferiti. Peraltro lei segnala la presenza di due noduli a destra, la mammografia ne evidenzia uno solo, l'ecografia due (uno palpabile, l'altro probabilmente no). Le consiglierei di effettuare la visita senologica; in tale occasione il suo medico curante potrà prendere visione delle indagini effettuate e valutare la necessità di ulteriori approfondimenti. Riassumendo la situazione attuale, si tratta di un nodulo palpabile, probabilmente di recente insorgenza, del quale non è stato possibile stabilire la natura con mammografia ed ecografia; poiché dovrebbe trattarsi di una lesione solida, è probabile che si renderà necessaria l'esecuzione di un'agobiopsia. Consulti il sito alle sezioni "diagnosi" ed "interventi" per ulteriori informazioni, in particolare sulle modalità di esecuzione dell'agobiopsia.

D: Vorrei sapere se mi potete dare informazioni su un medicinale che si chiama "Granocite 34" e sui possibili effetti collaterali. (Sig.ra Ombretta)

R: Il Granocite è un farmaco che viene utilizzato per ridurre la durata della neutropenia (cioè la carenza di un tipo di globuli bianchi), possibile conseguenza, ad esempio, di un trattamento chemioterapico per neoplasia. Non va somministrato in caso di accertata ipersensibilità al prodotto. Non deve essere utilizzato per aumentare le dosi della chemioterapia, in quanto riduce solo la mielotossicità e non gli altri effetti collaterali del trattamento.

D: Le secrezioni dal capezzolo sono in genere spontanee o avvengono solo in seguito allo schiacciamento dello stesso? Quando lo schiaccio provo un piccolo fastidio: è normale? (23 anni)

R: le secrezioni dal capezzolo possono essere sia spontanee che provocate: la differenza non è importante. Nel sito, alla sezione "sintomi", potrà trovare alcune informazioni utili a tale proposito.

D: Sono una donna di 31 anni e dopo 18 mesi dalla nascita di mio figlio su consiglio del ginecologo ho fatto una ecografgia al seno e mi sono state riscontarte delle cisti benigne (la piu grande di 7 mm). Vorrei sapere se possono degenerare, con quale  periodicità è opportuno controllarle e se la loro comparsa possa essere in qualche modo ricollegata all'allattamento, considerando che ho allattato fino ad 11 mesi e ancora oggi il ginecologo mi ha trovato delle secrezioni di latte. (Roma, età 31 anni)

R: il riscontro di cisti mammarie è molto frequente. Nel sito potrà trovare informazioni a proposito, sia sulle cisti che sui controlli da eseguire. Tenga conto che le cisti non sono quasi mai un problema preoccupante, non necessitano di terapia e non costituiscono un fattore di rischio per il tumore. Possono in alcuni casi diventare sintomatiche (dare dolore, infettarsi, diventare palpabili): in questi casi è opportuno un controllo clinico per valutare l'indicazione ad approfondimenti diagnostici ed eventuale terapia.

D: La mia sorellastra è morta quest'estate dopo molti anni di terapie per un cancro al seno.  Avevamo lo stesso padre, che e' morto invece di cancro al polmone (mesotelioma pleurico). Ho fatto il vostro questionario, per sapere qual è  il mio fattore di rischio: rispondendo 'si' solo alla domanda sulla sorella il punteggio  ottenuto è stato 3.  Il fatto che fossimo sorellastre con madri diverse cambia qualcosa? Mia  madre è sana, la sua era morta a 40 anni ma non so esattamente di cosa. (Venezia, 35 anni)

R: la predisposizione genetica ad ammalarsi di carcinoma mammario appare legata a geni autosomici dominanti che possono essere trasmessi da entrambi i genitori; di conseguenza se vostro padre fosse stato portatore di un gene patologico e l'avesse trasmesso alla sua sorellastra, anche lei avrebbe le stesse probabilità di essere portatrice di quel gene (cioè il 50%); se invece sua sorellastra avesse ereditato un gene patologico materno, lei non avrebbe alcuna possibilità di averlo ereditato. Naturalmente non abbiamo alcuna informazione che ci induca a pensare che vostro padre, o sua sorellastra stessa, fossero portatori di uno di questi geni ed il mesotelioma pleurico non è fra i tumori che possono associarsi ai geni BRCA1 e 2. Se nella famiglia paterna non vi sono altri casi di tumore della mammella direi che il rischio di essere portatrice di un gene BRCA1-2 per lei è basso.

D: Da un giornale leggo che il letrozolo controlla meglio del tamoxifene il trattamento del tumore al seno senza le controindicazioni dello stesso. Mia moglie di 50 anni, operata a maggio 2000 di carcinoma duttale infiltrante di 2.2 cm con metastasi linfonodale a 2 linfonodi su 24, stà completando la terapia (ultimo ciclo di CMF) che prevedeva 4 cicli di doxorubicina + ciclofosfamide e 3 cicli di CMF. Proseguirà quindi per 5 anni con il tamoxifene ben sapendo che questo farmaco presenta come controindicazione il tumore all'utero, anche se in rare occasioni. Desidero avere informazioni più dettagliate su questo farmaco per poterne discutere con l'oncologo in una delle prossime sedute. (Trento)

R: il tamoxifene agisce nell'organismo andando a occupare i punti delle cellule (recettori) sui quali normalmente agirebbero gli estrogeni. In pratica, sono dei finti ormoni che impediscono agli ormoni veri di svolgere le loro funzioni. Il Letrozolo è un inibitore steroideo dell'aromatasi (enzima deputato alla conversione degli androgeni nei tessuti periferici). Il suo impiego è indicato nel trattamento del carcinoma mammario metastatico nelle quali la malattia è progredita dopo il trattamento con terapia anti-estrogenica (tamoxifene). Lo studio al quale lei si riferisce, trattato al convegno di Amburgo, mette in relazione il letrozolo con il tamoxifene nel trattamento del carcinoma mammario neoadiuvante (prima del trattamento chirurgico), in effetti in questi studi sembrerebbe più efficace il letrozolo, ma per ora questi sono dati preliminari in fase di studio.

D: Mia mamma di anni 73 è stata operata 2 anni fa al seno sinistro. A causa del suo stato di salute (soffre di disturbi psichici (si sente tormentata e oppressa) le è stato asportato soltanto il nodulo (un quadrante). Risultato istologico: carcinoma invasivo duttale in situ. Stadio: pT3 pNx M0 G1 R1. Dopo l'operazione ha assunto giornalmente una pastiglia di Nolvadex con controlli periodici trimestrali. Nei controlli risultavano sempre due cisti, ma ci hanno assicurato che bastavano tenerle sotto controllo medico. Due settimane fa hanno esaminato con l'ago queste cisti ed è risultato che alcune cellule si stanno trasformando. La decisione da prendere o fare una operazione parziale o totale. Vorrei sapere qual'è la migliore decisione a suo avviso e se per cortesia può spiegarmi la formula pT3 pNx M0 G1 R1. (Francoforte)

R: un carcinoma duttale "invasivo" non è "in situ": i due termini si contraddicono, dal momento che "in situ" significa che le cellule tumorali non hanno ancora oltrepassato una barriera -che tutti possediamo- chiamata "membrana basale", oltre la quale possono entrare nel sangue e diffondersi al resto dell'organismo; "invasivo" vuol dire invece che le cellule tumorali hanno già oltrepassato questa barriera e che, quindi, possono passare nel sangue e diffondersi (ma non è detto che l'abbiano già fatto al momento della diagnosi). Verosimilmente il carcinoma da cui era affetta Sua Mamma era un invasivo con una componente in situ (immagini una stella: il centro, più compatto, è formato dal tumore invasivo, costituito da cellule più "vecchie", che hanno avuto il tempo di oltrepassare la membrana basale, i raggi sono le cellule della componente in situ, che non hanno ancora passato la barriera). 

La sigla che mi ha indicato si riferisce alle caratteristiche della componente invasiva del nodo: pT3 indica le dimensioni del nodo; la classe 3 comprende nodi di diametro superiore ai 5 cm; pNX significa che non si possono esprimere giudizi ("X") sulla condizione del parametro N, cioè sui linfonodi ascellari (che nel caso di Sua Mamma non sono stati asportati, come Lei stessa mi ha detto, per le condizioni di salute); M0 vuol dire che non ci sono metastasi a distanza, in altri organi (per i tumori della mammella si indagano i polmoni, con una radiografia, il fegato, con una ecografia, e le ossa, con una scintigrafia); G1 indica il "grading", cioè il grado di aggressività delle cellule di quel nodo: ci sono tre gradi di "aggressività" crescenti, da 1 a 3, quindi il grado 1 è il migliore dal punto di vista della prognosi, perché indica che il tumore è formato ancora da cellule molto simili a quelle normali, e poco aggressive; R1 nel carcinoma mammario non ha significato (è sicura che non sia R+? In questo caso significherebbe che i recettori ormonali sono positivi, e cioè che il nodo era sensibile agli ormoni). Non posso dirLe se sia consigliabile una nuova asportazione di un quadrante o una mastectomia, perché non so nulla sull'estensione del nuovo tumore, sulla sua sede, nè sulla grandezza della mammella, oltre a non conoscere l'esistenza o meno di linfonodi ingranditi alla visita medica sia a livello ascellare, sia a livello laterocervicale e sovraclaveare.

D: sono operata di tumore alla mammella dal 1998 e naturalmente ho subito lo svuotamento ascellare. Adesso lamento un braccio e un a mano molto gonfi (addirittura di 1kg. di peso in più). Sono in cura con il tamoxifene e questo mi procura vampate di calore molto intense e frequenti. Cosa mi consigliate di fare? (Bologna)

R: il problema del linfedema (braccio gonfio) può essere trattato con della fisioterapia (ad esempio esercizi di ginnastica, bendaggio elastico, linfodrenaggio, massaggi ed altro), a seconda della valutazione del Suo Fisiatra (se non è mai stata visitata da un fisiatra -cioè dal Medico che dà le indicazioni per la fisioterapia-, il Suo Oncologo, o il Medico che La segue La saprà certo indirizzare ad un Centro di Fisioterapia). I risultati della fisioterapia dipendono molto dallo stadio di cronicità del linfedema: se è da molto tempo che il braccio e la mano rimangono gonfi, e il gonfiore ha una consistenza dura, sarà più difficile ottenere un ritorno completo alla situazione pre-intervento (il liquido che rimane per molto tempo fermo all'interno dei tessuti tende provocare la formazione di tessuto fibroso, che non si riesce più ad eliminare). Purtroppo uno degli effetti collaterali più fastidiosi del Tamoxifene sono le vampate di calore; non ci sono molti rimedi, visto che la maggior parte dei farmaci che vengono abitualmente prescritti contro le vampate (quelle che vengono abitualmente alle donne in menopausa) sono a base di ormoni, e sono ASSOLUTAMENTE CONTROINDICATI alle donne che hanno avuto un tumore al seno. Esiste, a nostra conoscenza, un preparato contro le vampate che non è a base di ormoni (sono bustine da sciogliere nell'acqua, da prendere una volta al giorno), che abbiamo prescritto ad alcune pazienti con il Suo stesso problema; non possiamo indicare in questa sede il nome commerciale del farmaco, ma pensiamo che il Suo Medico Le saprà indicare questo o farmaci analoghi; se volesse contattarci, anche telefonicamente, per maggiori informazioni, i numeri del nostro Centro di Senologia sono i seguenti (chiedere della dott.ssa Sorba, della dott.ssa Ardine o del dott. Bonazzi): 011/633.6652; 011/633.5157

D: Mia madre ha un nodulo di 3.5 cm che la biopsia ha rivelato essere un carcinoma: perchè invece di operarla subito (cosa che comunque dovrà fare) hanno deciso di sottoporla a 4 cicli di chemioterapia con adriblastina? Esattamente come funziona l'adriblastina? In base a quali criteri decideranno di sottoporla a chemio- o radio-terapia dopo l'intervento? (58 anni)

R: In tumori di queste dimensioni si fa la chemioterapia prima dell'intervento chirurgico (chemioterapia neoadiuvante), con la finalità di ridurre le dimensioni del nodo per cercare di fare un intervento conservativo e/o saggiare la chemioresponsività. L'adriblastina è un chemioterapico della classe delle antracicline che impedisce la replicazione del DNA. Dopo l'intervento completerà i rimanenti 3-4 cicli di chemioterapia, mentre la necessità della radioterapia è legata all'esecuzione o meno di un intervento conservativo (Quadrantectomia).

D: La mia compagna ha recentemente scoperto di avere 3 tumori (definiti come "piccoli") al seno dx. Non ha avuto figli e vorrei sapere se l'intervento e le terapie successive potranno pregiudicare la possibilità di averne. Se si, quanto dura il periodo in qui non è possibile o sconsigliabile concepire? (Udine, 38 anni, e_mail)

R: premetto che la risposta che Le do è del tutto generale, non sapendo nulla dal punto di vista clinico della Sua Compagna ("tre tumori piccoli" non individua una patologia definita, quindi non so neanche dirLe che terapie dovrà fare: le terapie per i tumori della mammella NON SONO TUTTE UGUALI, ma dipendono dal tipo di tumore, dalla sua estensione, dallo stato dei linfonodi, e da tantissimi altri dati che qui non sono indicati, e che, in parte, sono disponibili solo dopo l'intervento chirurgico). Il grosso problema per le donne affette da carcinoma mammario prima della menopausa è la produzione di ormoni, che è maggiore rispetto alle donne in menopausa; questo perchè una grossa percentuale dei tumori della mammella per così dire "si nutre" di ormoni e quindi cresce di più e più velocemente nelle donne che producono più ormoni; questo vuol dire che i rischi di crescita di altri tumori dopo il trattamento del primo tumore scoperto è più alto in una donna che ha ancora le mestruazioni, e che diventa automaticamente più sicuro per la paziente andare in menopausa. Per questi motivi, abitualmente, vengono dati alle malate, dopo l'intervento, dei farmaci che bloccano la produzione o ,comunque, l'azione degli ormoni femminili con conseguente cessazione delle mestruazioni. Queste terapie durano abitualmente 5 anni e poi si possono sospendere. Dopo questo periodo, in ogni caso, è necessario consultarsi attentamente, in base alla situazione clinica, con l'Oncologo o il Medico che segue la Signora per valutare l'opportunità di far riprendere le mestruazioni ed eventualmente affrontare una gravidanza.

D: dopo la quadrantectomia, ho subito la mastectomia con svuotamento ascellare, da cui mi sono stati esportati 27 linfonodi (solo 2 intaccati). Tutto questo dalla parte destra. Non essendo mancina, risento parecchio della stanchezza del braccio, pur non riscontrando gonfiori rilevanti. Due mesi fa ho fatto 10 sedute di linfodrenaggio da cui ho tratto un gran beneficio, riconquistando una parte di sensibilità del muscolo. Credo che la mia giovane età aiuti molto in quanto ho visto donne più avanti negli anni soggette a grandi gonfiori, con tutti i dolori e disagi relativi. Vorrei sapere quale importanza ha il massaggio di linfodrenaggio, e con quale frequenza è opportuno farlo. (Eleonora, 33 anni)

R: il linfodrenaggio, soprattutto se non si è ancora instaurata una situazione di gonfiore cronico, può essere molto utile. Non esistono, a nostra conoscenza, linee guida internazionali che indichino con precisione con che frequenza vada praticato. In base alla mia esperienza, potrebbe essere utile un ciclo di sedute 1-2 volte l'anno, non più frequentemente, soprattutto visto che nel Suo caso il gonfiore non c'è. Senza dubbio può essere una buona misura di prevenzione, ma non deve dimenticare che, anche se "non è mancina", non deve fare sforzi importanti dal lato operato, a causa della delicatezza di un braccio che non ha più tutte le difese che aveva prima.

D: Desidererei che mi spiegaste con esattezza cos'é un fibroadenoma.

R:  il fibroadenoma è una formazione nodulare benigna della mammella. Non rappresenta un fattore di aumentato rischio per il tumore maligno e, generalmente, non richiede terapia. Potrà trovare ulteriori notizie sul sito nelle sezioni "generalità" e "diagnosi".

D: Diagnosi di ricovero: Ca infiltrante della mammella destra (T2N1M0 pre CHT primaria). Stato menopausale: premenopausa. Data intervento: agosto 2000. Tipo di intervento: quadrantectomia intermedia superiore destra con dissezione ascellare e rimodellamento a peduncolo inferiore; mastoplastica riduttiva-esplorativa della mammella sinistra. Esame istologico: ca duttale infiltrante scarsamente differenziato (1 cm); evidenza di necrosi (30%) con cavitazione cistica di parte dlela neoplasia; presenza di componente intraduttale (20%) tipo comedo; numerose microcalcificazioni. Margini chrurgici indenni. Cute indenne. PT1b PN0 G3 M0. Recettori ormonali: ER 50%, PgR 100%; indice di proliferazione (Ki-67)= 10%; c-erbB2 negativo. Preciso che ho eseguito terapia neoadiuvante consistita in quattro cicli di chemio con epidoxorubicina e taxolo. Attualmente (post-intervento)sono al secondo di quattro cicli di CMF (finirò in gennaio); sono inoltre in attesa di iniziare la radioterapia (cinque settimane). Il mio problema è il seguente: gli oncologi che mi stanno seguendo hanno prospettato una terapia, della durata di cinque anni, con tamoxifene e inibitori LH-SH (? non sono sicura che sia questa la sigla). Da quanto ho letto credo di capire che tale trattamento non sia scevro da rischi; mi riferisco in particolar modo all'insorgenza di cancro all'endometrio, soprattutto perchè io soffro di endometriosi e sei anni fa sono stata operata di una ciste ovarica di origine endometriosica. Inoltre mi preoccupa molto il fatto di dovere subire una menopausa chimica alla mia età (34 anni). Il mio caso, recettori positivi e premenopausa, permette delle terapie alternative al tamoxifene che non diano perlomeno le complicanze all'endometrio? Se si, in quali centri è possibile informarsi circa tali terapie (protocolli sperimentali?). Un'ultima domanda: gli altri possibili effetti collaterali della terapia con tamoxifene (cambiamento del tono di voce, vampate di calore, irsutismo, ...) sono reversibili al termine della cura e quale incidenza hanno? (34 anni)

R: è noto che un trattamento adiuvante (dopo trattamento chirurgico) con tamoxifene riduce il rischio di recidiva e di morte nelle pazienti affette da un carcinoma della mammella, con un chiaro beneficio a continuare il trattamento fino a 5 anni. Riduzione di rischio assoluto di morte del 5.6% nelle pazienti senza metastasi linfonodali(N-) e del 10.9% nelle pazienti con metastasi linfonodali(N+).[1] Questo beneficio è indipendente dall'età e dallo stato menopausale delle pazienti. L'efficacia degli inibitori dell'aromatasi (altri farmaci utilizzati in ormonoterapia) è stata ben dimostrata nel tumore della mammella metastatico. Il suo ruolo nel trattamento adiuvante è attualmente oggetto di studio. (German Adjuvant Breast Cancer Group, Austrian Breast Cancer Study Group, National Cancer Institute of Canada Clinical Trials Group, International Breast Cancer Study Group, Brest International Group). Studi hanno dimostrato l'efficacia dell'associazione LH-RH analoghi più tamoxifene in pazienti in premenopausa con recettori positivi. [2] L'effetto collaterale del tamoxifene che generalmente spaventa è l'aumento dell'incidenza di tumori dell'endometrio (7/1000), si possono però effettuare controlli con periodiche ecografie transvaginali e visite ginecologiche e bisogna sempre bilanciare questo rishio basso (se assunta solo per 5 anni) con il beneficio che se ne trae dall'assunzione(riduzione del rischio di recidiva(N-) del 14.9% e del rischio di morte del 5.6%). Tra gli altri effetti collaterali da lei citati, le vampate di calore sono le più frequenti e possono essere paragonate a quelle di una menopausa fisiologica, gli altri effetti sono rari. [1]Lancet 351 1998; [2]Breast Cancer Res Treat 57: 25,1999

D: Mia  sorella operata al seno senza asportazione dello stesso, oggi effettua una cura ormonoterapia. Poichè le medicine le stanno creando problemi collaterali, in particolare la flogosi del nervo sciatico con conseguenti dolori fortissimi, può sospendere tale terapia? Non è la stessa un palliativo? (Bellotta Matteo, 54 anni, Palermo)

R: l'ormonoterapia NON è ASSOLUTAMENTE una cura palliativa. Non ci ha descritto le caratteristiche del tumore di sua sorella per cui è difficile dirle se l'ormonoterapia è indispensabile nel suo caso. Preciserei, inoltre, che quello descritto da lei non è un effetto collaterale abituale dell'ormonoterapia per cui, prima di sospendere eventualmente la cura, le consiglierei di valutare, con il medico curante, altre possibili cause della sciatalgia.

D: Una mia amica ha iniziato ieri il trattamento chemioterapico ed è molto preoccupata per l'eventuale perdita di capelli. Ha saputo che esiste una sorta di calottina refrigerante che applicata sulla testa durante la somministrazione eliminerebbe questo problema. E' vero? Esiste davvero questa soluzione? Se sì, su quali principi si basa? (45 anni)

R:  L'alopecia è dovuta al fatto che la maggior parte dei follicoli piliferi del cuoio capelluto sono in crescita attiva ed i farmaci agiscono propio sulle cellule che si trovano in fase di crescita e moltiplicazione. La caduta inizia circa due, tre settimane dopo il primo ciclo. Esistono in commercio copricapi raffreddati (tipo coldcap): questi sistemi riducono temporaneamente il flusso di sangue e così anche la quantità di farmaco che raggiunge il cuoio capelluto. Questo sistema non funziona in tutte le pazienti e per tutti i farmaci: consiglierei pertanto alla sua amica di prepararsi comunque con anticipo alla possibile caduta dei capelli, ricordandole che l'alopecia è transitoria e che i capelli ricresceranno un volta portato a termine il trattamento.

D: Ho 42 anni e sono stata operata 3 anni fa per un tumore alla mammella. La rilevazione del nodulo è stata fatta da me con autopalpazione, ho fatto ecografia, mammografia ed ago aspirato. In brevissimo tempo sono stata operata e contestualmente all'asportazione della mammella mi è stato applicato un espansore per procedere - in seguito - all'inserimento in sito della protesi. Mi sono stati asportati anche i linfonodi a tutti i livelli che sono risultati assolutamente non compromessi. Dopo circa un mese sono stata sottoposta a chemioterapia (il mio tumore non era ormonedipendente e reagiva alla chemioterapia e non a radio terapia). Dopo il primo ciclo mi si è fermato il ciclomestruale e mi è stato detto che era normale. Ho fatto 6 cicli di chemioterapia sopportati direi abbastanza bene salvo i 2 giorni immediatamenti successivi al trattamento. Ora il mio seno ds è stato ricostruito, il mio medico chirurgo plastico mi ha ricostruito anche il capezzolo, faccio esami di routine ogni 4/5 mesi e fino ad ora gli esiti sono Ok. Il mio questito è questo: sono completamente in menopausa - ho tutti i sintomi classici (caldane-vampate-palpitazioni ecc.): però ogni 15 - 20 giorni ho dei malesseri particolari (mal di testa, fastidi allo stomaco, spossatezza, brididi senza febbre anzi la temperatura è di 35° circa). Talvolta questi malesseri si presentano dopo una settimana pesante (ho 2 figlie di 13 e 9 anni, marito, casa, lavoro ecc.) a volte no. Il mio medico di base mi dà delle cure ricostituenti che però secondo me non risolvono il problema. L'unica cura che funziona è il riposo: sto a letto ben coperta cercando di evitare tutti lavori superflui e ,quando il malditesta diventa fastidioso, prendo un paio di aspirine e nel giro di due giorni scompaiono i problemi. Si potrebbe pensare che sono una lagna ma Vi assicuro che non ho così, dopo gli interventi ho ripreso una vita quasi normale riducendo un po' il lavoro (part time), non sollevo pesi, curo di più la mia dieta e non capisco e forse non accetto questi malesseri. Perchè, se andiamo in 7 in Val d'Aosta a vedere i Castelli, tutti al ritorno sono stanchi ma con una buona dormita si riprendono solo io devo tenere il letto per 2 giorni per i soliti malesseri???? Mi sento avvilita, ho superato 3 anni duri, i risultati degli esami del sangue, scintigrafia addome superiore ed inferiore sono ok vorrei solo un po' di serenità. Non foglio fare una vita spericolata, ma vorrei almeno essere sicura che questi disturbi non siano campanelli d'allarme di qualche problema serio. (Alessandria, 42 anni, e-mail)

R: tutto quanto da lei accuratamente descritto non sembrerebbe imputabile alla sua malattia. Indubbiamente il suo fisico ha risentito sia dell'impatto farmacologico sia di quello psicologico, ma questo rappresenta una reazione normale. La sua maggior tranquillità deve derivare dal vedere che tutti i suoi esami sono normali, ma anche dal sentirsi psicologicamente serena e non più "ammalata". Forse potrebbe essere utile sfogarsi, confidarsi, dividere le sue sensazioni con qualcuno: perché non prova a scrivere ad una delle tante donne che ci hanno raccontato la loro esperienza? Troverà le loro storie ed i loro indirizzi di posta elettronica  nel sito, alle sezioni "le vostre lettere" e nei "forum".

D: Potete spiegare in che cosa consiste la quadrectomia? In seguito ad una mammografia che ha evidenziato la presenza di "puntini" è stato consigliato a mia zia di effettuare questo esame/operazione presso un centro specializzato. Dobbiamo pensare necessariamente a qualcosa di grave? (62 anni, Cernusco)

R: i dati che ci fornisce sono insufficienti per fornirle un parere circostanziato. La quadrantectomia è un intervento chirurgico consistente nella asportazione di una porzione (un "quadrante") della mammella. Spesso a tale intervento è associata anche l'asportazione di linfonodi dal cavo ascellare.

D: Sono una ragazza di 27 anni e, da 1 settimana, dopo l'ovulazione, che ho notato che i capezzoli del mio seno si sono induriti e mi fanno male a toccarli. Ogni tanto, nel capezzolo trovo come dei piccoli brufolini da cui, stringendoli, esce un liquido bianco denso. C'è quanche problema per il mio seno???? (Verona, 27 anni)

R: i sintomi da lei descritti non parrebbero particolarmente preoccupanti. Non è però possibile fornirle un parere in assenza di una visita clinica. Le consigliamo pertanto di rivolgersi al suo medico curante per l'esecuzione di una visita senologica.

D: Prendo la pillola anticoncezionale da circa 15 anni. Dopo un'interruzione della stessa per tre mesi, il seno è divento molto sensibile e dolorante. Ho fatto  recentemente  mammografia ed ecografia bilaterale con il seguente esito: "a dx quadrante supero-esterno si riconosce formazione di densità aumentata ed omogenea a profilo netto dim. 10 mm. Risconto eco: quadrante supero/esterno si riconosce formazione ipoanecogena ovalare a parete netta di 10mm. Non si rilevano altre lesioni." Il significato? Perchè poi la negazione di anestetico per ago aspirato? (Verona, 36 anni, e-mail)

R: gli esami da lei effettuati non hanno consentito di formulare una diagnosi, per cui è stata consigliata l'effettuazione di agoaspirato. Probabilmente un esito definitivo potrà pervenire dall'esito di tale indagine, eventualmente valutato contestualmente ai precedenti controlli ed al quadro clinico. Nel sito, alle sezioni "diagnosi" ed "interventi", potrà trovare una dettagliata descrizione delle varie procedure di agobiopsia. Nel caso di agoaspirato l'utilizzo di anestetico non è generalmente ritenuto indispensabile: esistono lavori scientifici che hanno dimostrato non esservi statisticamente differenze nel somministrare anestetico locale o placebo.

D: ho letto nel vostro sito i sintomi del tumore al seno e alla parola "dolore" ho ritrovato alcuni miei sintomi: vorrei avere rassicurazioni da voi. Ho sempre un dolore che parte da dietro la schiena (come se fosse un muscoletto) irradiandosi fino al seno sinistro non con vero e proprio dolore, ma come un senso di pesantezza e di indolenzimento che mi prende tutto il braccio. E' preoccupante secondo voi? (23 anni)

R: il dolore non è generalmente un sintomo precoce di tumore della mammella. Non è tuttavia possibile fornirle un parere motivato in assenza di una visita clinica. Le consigliamo pertanto di rivolgersi al suo medico curante per l'effettuazione di una visita senologica.

D: Sette anni fa ho subito una quadrantectomia al seno sinistro a causa di carcinoma Duttale Infiltrante (grado III necrosi pari al 20% ILP) a margini stellati – STADIO pT1 – N-, lesione primitiva ed escissione radicale dei linfonodi (18) indenni da malattia. Nessuna terapia solo 25 +5 di Radioterapia e Telecobaltorapia Ricettori ER - / PgR+120. Lo scorso anno, dopo controllo torace, eseguito Videotoracescopia, non si individua la radiopacità nota. MINITORACECTOMIA DX e SX. Resezione transegmentaria solo sinistra è risultato neoplastico. 1 (a-b) Adenocarcinoma moderatamente differenziato lesione unica ( c ) Prelievo indenne cm 1.2 2 (d) linfonodo intraparenchimale con istiocitosi dei seni ed antracosi - cm 2.5 Ricettori ER – ICA + PgR – ICA + Dopo 1 mese per diagnosi dubbia esame molecolare su C.mamm. 1992 e su Metast.Polm. Scorso anno conferma natura metastatica per mutazione gene TP53 Cura 1 cp. Mg 20 NOLVADEX. Su consulto altri medici richiesto quantitativo recettoriale c.erb. B2 su lesione asportata ER -IKA + (40%) / PgR - ICA + (15%) Determinazione p.185 positiva focale Descrizione macroscopica: PR Valutazione c.erb.B2 Dopo intervento: CA 125 - 10.34 / CEA 0.61 / NSE 9.91 / CA 15.3 – 22.70. Le mie domande sono le seguenti: 1) Com’è possibile ora una metastasi a distanza di tanti anni, avendo linfonodi indenni con valori del sangue, compreso elettroforesi (secondo pareri dovrebbero alzarsi) e marcatori nella norma? 2) Quanto sarà efficace il NOLVADEX? Se ci fossero altre metastasi come scovarle ed impedirne lo sviluppo? 3) Cosa significa DUTTALE INFILTRANTE e a cosa serve l’esame C-ERB-B2 e quanto influisce sapere il quantitativo dei recettori? 4) E' vero che le metastasi non si vedono fino a quando non si sviluppano? 5) Esistono farmaci che distruggono eventuali cellule tumorali sfuggite, ma non ancora sviluppate? 6) Mi è stato detto che è inutile fare la chemioterapia nel mio caso (proposta prima dell’intervento) poiché secondo il parere medico, si è sempre in tempo se non funzionasse il NOLVADEX, e che ci sono molti altri farmaci più potenti. Perché aspettare una eventuale ripresa e non usarli subito? (54 anni, Milano)

R: 1) è possibile perché, purtroppo, il carcinoma mammario è una malattia da considerare "sistemica" fin dall'inizio, cioè ha comunque possibilità di metastatizzare per altre vie (essenzialmente il sangue) che non sono le vie linfatiche. Questo significa che gli accertamenti che vengono condotti per "stadiare" la malattia (cioè essenzialmente le analisi sul nodo mammario e sui linfonodi e gli accertamenti a livello epatico, polmonare ed osseo che vengono fatti dopo la diagnosi) permettono di conoscere la malattia in maniera molto completa, ma non TOTALE, e di dare una prognosi molto precisa, MA NON AL 100%. In altre parole, non si può mai essere del tutto sicuri che una cellula (che non si può "vedere" con nessun esame) non sia già "partita" dal nodo prima dell'intervento, senza passare per i linfonodi, e non sia andata a localizzarsi in qualche zona dell'organismo dove, magari a distanza di anni, e con modalità particolari, potrà creare un nuovo nodo metastatico. 2) il Nolvadex serve proprio a "scovare" le cellule eventualmente tendenti a diventare tumorali, e potenzialmente metastatiche, ed ad impedire loro di crescere e moltiplicarsi; con la positività dei recettori ormonali che Lei ha indicato (40% per gli estrogeni, 15% per il progesterone) l'efficacia effettiva del Nolvadex non è facilmente quantificabile (i migliori risultati si ottengono con valori elevati, tipo 90-100%, di dosaggio dei recettori, ma buoni risultati sono stati visti anche in pazienti con i recettori negativi). Le armi di diagnosi precoce delle metastasi restano le stesse che ha visto utilizzare finora, cioè la visita periodica con gli esami ematici (con cadenza dapprima più ravvicinata, poi più dilazionata, secondo le indicazioni dei Medici che La seguono), e gli accertamenti strumentali. 3) il termine "carcinoma duttale infiltrante" (sinonimi sono carcinoma duttale invasivo, carcinoma non altrimenti specificato o NAS) indica un tumore maligno della mammella in cui le cellule tumorali originano probabilmente (anche se non è stato dimostrato con certezza) dai dotti galattofori, cioè da quei "canali" deputati a trasportare il latte al capezzolo, e si distingue per la caratteristica disposizione delle cellule tumorali, in genere disordinata, differente da quella di altre varietà di carcinoma (come ad esempio il carcinoma lobulare infiltrante); è detto "infiltrante" o "invasivo" per indicare che le cellule tumorali hanno già superato una barriera naturale presente in molti nostri tessuti chiamata "membrana basale", che divide gli strati più superficiali di tessuto, dove non ci sono vasi sanguigni, e dove non c'è di conseguenza possibilità di diffusione a distanza delle cellule malate, dagli strati sottostanti, dove i vasi ci sono, e costituiscono una comoda via di diffusione per il tumore. Il carcinoma duttale infiltrante è la varietà più comune di tumore maligno della mammella (la parola "maligno" è sinonimo in questo caso di "infiltrante"), costituendo circa l'80% dei casi. Il dosaggio di questo fattore prognostico (che indica una espressione eccessiva di un gene per così dire "pericoloso", che si riscontra in alcuni tumori, fra cui il 10-35% di quelli mammari) viene abitualmente fatto sul pezzo operatorio del tumore primitivo, cioè a livello mammario, per avere un'indicazione sulla prognosi della malattia (se i valori sono elevati, la prognosi è meno favorevole). Nel Suo caso, suppongo sia stato dosato sul nuovo pezzo operatorio, quello ottenuto dalla asportazione della lesione polmonare, per avere una conferma della sua origine dalla primitiva lesione mammaria: andando a confrontare non solo i tipi di cellule e la loro disposizione (che possono risultare simili in carcinomi di diversi organi, come il carcinoma mammario e quello polmonare), ma altre caratteristiche più specifiche come la presenza dei recettori ormonali o del c-Erb-B2, si può capire se la nuova lesione è un nuovo tumore, originato dal polmone, o una metastasi. Il dosaggio dei recettori ormonali, oltre ad avere un importante significato nell'indicare la prognosi (hanno prognosi migliore tumori con elevate percentuali di recettori ormonali), serve anche per indicare se il tumore è sensibile all'azione degli ormoni, e quindi se è utile somministrare alla malata farmaci anti-ormonali (come il Nolvadex): in altre parole, se il tumore "si nutre" di ormoni femminili perché ha i recettori per captarli, dando un anti-ormone se ne evita o limita la crescita. Nel Suo caso, l'aver trovato la positività per i recettori ormonali nel pezzo operatorio del polmone è una buona occasione per utilizzare il Nolvadex nella terapia. 4) sì, è vero: purtroppo i marcatori non sempre ne indicano la presenza prima che siano visibili con gli esami clinici e/o strumentali (e il Suo caso lo dimostra). Tuttavia, in molti casi i marcatori danno una "anticipazione diagnostica" anche di 6 mesi rispetto agli esami strumentali più sofisticati, cioè permettono di sapere che c'è una probabile metastasi anche prima che si possa vedere dove effettivamente è, ma non ne indicano la sede. Questo permette in alcuni casi di iniziare una terapia contro le metastasi ancora non individuate, ma nei casi come il Suo non c'è modo di sapere che c'è una metastasi fino a che non si vede (ciò non toglie che, per il futuro, nella malaugurata evenienza di una nuova metastasi, anche i Suoi marcatori non debbano alzarsi, diventando un prezioso strumento di diagnosi precoce ed indirizzo per una altrettanto precoce terapia). 5) sì: questo è lo scopo di tutti i farmaci usati per le cosiddette "terapie adiuvanti", cioè le terapie non chirurgiche che vengono fatte a completamento dell'intervento (chemioterapia e terapia ormonale essenzialmente). 6) perché bisogna cercare di avere "di scorta" un'arma più potente, per avere sempre una possibilità in più di cura; in altre parole, se la cura meno potente è efficace, Le si dà un buon risultato con rischi minori, se non è efficace, o non è sufficiente, si ha ancora la possibilità di utilizzare altri farmaci, magari più potenti, o con meccanismi d'azione diversi.

D: Da 3 anni sento dolore al seno sinistro. All'inizio il dolore era debole e saltuario, ora invece il dolore è più forte e continuo. Effettuando l'autopalpaizone non ho riscontrato la presenza di noduli o anomalie. Il dolore che sento è diverso da quello che generalmente ho prima delle mestruazioni. Lo stesso dolore lo percepisco anche nella spalla, nel braccio fino al collo (sempre solo nella parte sinistra). La sera il dolore si fa più forte. Di cosa si può trattare? (Monika, 25 anni, Palazzolo sull'Oglio)

R: scopo di questa sezione, come chiaramente indicato, non è quello di fornire diagnosi a distanza. Nel suo caso, inoltre, non è possibile fornire un parere motivato in assenza di una visita clinica. Il dolore non è generalmente un sintomo preoccupante, cioè non è quasi mai un segno di tumore. Inoltre il dolore da lei descritto non è riconducibile con certezza ad una causa senologica. Le consigliamo di interpellare il suo medico curante e sottoporsi ad una visita clinica.

D: Potrebbe spiegarmi il significato delle diciture "STADIO pT4b pNbii sec WHO" e G3 (Score 9 sec. Nottingham)?

R: il sistema TNM è utilizzato per classificare i tumori solidi e si basa sulla valutazione di tre componenti: 

Nel caso dei tumori della mammella e nel caso da lei richiesto pT4b pN1bii significa che il tumore di qualsiasi dimensione fosse aveva ulcerato la cute e/o vi erano noduli satelliti cutanei nella stessa mammella e che vi erano metastasi in 4 o più linfonodi delle dimensioni massime comprese fra 0.2 e 2.0 cm.

Il G indica il grado istologico del tumore, nel tumore della mammella esistono tre gradi:

Il grado cresce proporzionalmente all'aggressività biologica del tumore.

D: Ho un carcinoma cribriforme sn duttale e tubulare infiltrante. In situ G1 G2 pT1c 22 linfonodi ascellari puliti. Recettori ormonali + per gli Er piu marcato per pgr. Ho effettuato la Radio t un sei mesi fa. Dopo 1 anno hanno riscontrato raggruppamenti di m.calcificazioni sn nei quadrati sup proiezione sinistro. Il mio senologo mi consiglia di ripetere la mammografia e la biopsia mentre l'Oncologo chirurgo esami routine. Cosa devo fare? (Annamaria Cangialosi, 46 anni, Palermo)

R: i dati che ci ha inviato, in particolare sul tumore primitivo, non sono chiarissimi. Non ci è possibile fornirle un parere motivato, anche per l'impossibilità di valutare il quadro mammografico attuale. Inoltre, non è chiaro che cosa intende l'oncologo per esami di routine. Tuttavia, il riscontro di microcalcificazioni impone ulteriori accertamenti (confronto con mammografie precedenti per valutare se erano già presenti, eventuale ingrandimento radiografico diretto, eventuale biopsia).

D: Tre mesi fa mi hanno diagnosticato un nodulo alla mammella dx il quale è stato subito asportato risultando con esame istologico un fibroadenoma, consigliandomi un controllo dopo 4 mesi. Ho ripetuto l'ecomammaria: confrontando il reperto odierno con quelo precedente, il quadro ecografiso è migliorato. L'esame di entrambe le mammelle conferma una struttura prevalentemente di tipo ghiandolare. A dx in sede ascellare si conferma linfonodo ingrandito, ipoecogeno, di forma ovalare, con stria centrale ieperecogena, ridotto di volume rispetto precedente controllo del diam. di 10x7mm, da riferirsi a linfonodo con aspetto di tipo fiammato. Non ci sono immagini nodulari solide o cistiche a carattere patologico. A sx, nel quadrante infero esterno, è presente un'immagine pseudonodulare, finemente ipoecogena, a contorni regolari, situata nei piani profondi, di forma ovalare, del diametro di 20x4mm, riferibile a lobulo adiposo intraghiandolare. Non ci sono immagini nodulari solide a carattere patologico e neppure linfoadenopatie nella regione ascellare. Mi si consiglia un ulteriore controllo tra sei otto mesi. Chiedo gentilmente a Voi se devo fare ulteriori esami o visite specifiche e se posso star tranquilla. (37 anni)

R: scopo di questa sezione NON è quello di fornire diagnosi a distanza. Comunque, il fibroadenoma è una lesione benigna, che non rappresenta un fattore di rischio per il successivo sviluppo di un tumore maligno. Inoltre, il responso dell'ecografia, che lei ci fornisce, non evidenzia elementi di sospetto. Le consigliamo di rivolgersi al suo medico curante e di proseguire con i controlli periodici.


Le informazioni qui contenute possono essere utilizzate unicamente a fini educativi. In nessun caso possono essere impiegate in sostituzione o in alternativa ad una diagnosi/terapia espressa da un medico.


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