"Controluce"
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Critica"Dopo avere a lungo maturato esperienze astratte, dalle quali ha appreso certamente il modo essenziale del dipingere, cioè la capacità di eliminare dal discorso tutti gli aggettivi e gli avverbi per concentrarsi poeticamente su quelli che sono gli elementi strutturali, Mario Ampelli è approdato ad una sorta di "Nuova Figurazione" che, recuperando l'iconicità, nulla ha smarrito della tensione all'introspezione. E così, ritornando all'antica tecnica della pittura a fresco su tavola, sulla quale tuttavia a volte interviene con correttivi ad acrilico o ad acquarello, i suoi dipinti si vanno popolando di "figure" che nascono parimenti dalla memoria, che affonda nel mito, e dalla fantasia che insegue l'idea dell'armonia. E, dunque, all'epopea del disgusto Ampelli oppone questo suo tentativo del gusto che ha qualcosa di romantico in quanto punta a ritrovare nuovi appigli di fondamento di un'estetica che si sottrae al contingente della realtà. Ogni suo dipinto appare una vera e propria isola, sicché la cornice davvero assume il ruolo di un confine che separa la realtà pittorica dalla stessa realtà della parete che l'accoglie. Un confine valicabile, superato il quale, si entra in un territorio fantastico e irreale, fatto di suggestive atmosfere, di preziose dissolvenze e di una armonica modulazione del tessuto cromatico che si affida soprattutto ai toni bassi del bruno, ad una dominante oscurità che sottolinea l'aria di mistero che le sue creature sono chiamate a respirare. E queste creature sono figure di donna rese con un evidente gusto del volume tipico dei disegni preparatori degli scultori. Ma soprattutto sono donne sottratte per sempre alla quotidianità, all'affanno del vivere, all'impaccio della carne e protagoniste di un ideale di bellezza antica: sono donne che non esistono ma che potrebbero nascere, che forse hanno conosciuto la morte e la resurrezione o, infine, che vengono da molto lontano senza aver mai conosciuto la vecchiaia e la fine. Sta proprio in quest'aria mitica il segreto di una figurazione straniante e accattivante che tuttavia poi lancia chiari segnali di "possibilità": la "donna impossibile" di Ampelli, vero e proprio paradigma di un ideale, viene infatti colta in atteggiamenti probabili. Si stabilisce allora un corto circuito tra il mito e il quotidiano e di questo percorso, che può essere reciproco, una pittura attenta e vigilata, ma al tempo stesso emotiva e lirica, si fa dolcissimo ponte. Si può correttamente non credere alle "donne" di Ampelli rilevando che esse più non esistono; ma correttamente si può credere allo "sguardo", al modo di vedere che, attraverso di esse, l'artista propone. Ecco: l'oggetto della visione è solo mitico; l'occhiale per guardare è quotidiano." Lucio Barbera |
"Figura in relax"
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"Figura"
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