L'apologia delle maschere

 

In questi lavori è racchiusa la mia essenza, le maschere si ripetono sdoppiandosi continuamente, come una sorta di struggente autoritratto, fungendo da sfogo ad una dimensione personale, che vorrebbe scontrarsi a tutti i costi con la realtà che la circonda. E bastato plasmare con carta e colore i miei incubi e le mie paure, trasformarli nell'immagine ossessiva di un volto (sempre lo stesso, il mio probabilmente!), un volto che infrange il silenzio, che mira a liberare il suo bisogno di esistere come tale ovvero come specchio di una profonda angoscia. Quindi, le maschere come strumento di annullamento di quella parte oscura di me stessa, la quale, liberandosi e fissandosi nella tela mi permette di trasformarmi in "spettatrice del mio stesso spettacolo", di quel teatro delle pene che una volta fuori cessa di essere poi così brutale. Prima di arrivare a questa sorta di pittura-scultura ho sperimentato diverse soluzioni: una del tutto grafica (o per meglio dire segnica), una pittorica e l'altra materica, optando infine per quest'ultima. I miei primi bozzetti li ho eseguiti concentrandomi sulla ripetizione ossessiva di uno stesso soggetto, che è risultato una sorta di "volto stilizzato" il quale però aveva bisogno di uno spazio tutto suo, che in realtà non esisteva; dunque è nata l'idea di un supplemento materico che forzasse maggiormente tale concetto di spazio, avevo bisogno di materiali ingombranti che dessero un'idea di soffocamento, che chiudessero le figure e le imprigionassero nel loro stesso strazio, privandole di qualsiasi via d'uscita.Esse non dovevano scappare, ma presentarsi nella loro estrema debolezza per confrontarsi, essere giudicate e forse anche capite

     maschere_4.gif (91842 byte)1a   "Conflitto"2a   " Guerra "3a       

  " Dominio "4a mashere_8.gif (86213 byte)5a maschere_3.gif (60250 byte)6a

" Incontro "7a      " Rivoluzione "8a      "  Attesa "9a

 Maschere_1.jpg (82732 byte)10a   "Nascita"11a   "Ordine"12a

    "Esercito"13a    Maschereragnatela.jpg (79131 byte)14a 

Grande Blu (Contemplazione)15a    Mascherepanedde.jpg (39698 byte)16a

 

  I miei primi esperimenti sia grafici, sia pittorici che materici, non hanno soddisfatto a fondo la mia esigenza di "racconto" perché, i primi risultavano freddi e distaccati (quindi impenetrabili da chiunque altro, a parte me stessa) e i secondi apparivano quasi come una sorta di "auto - commiserazione", ovvero davano l'impressione che solamente al soggetto (ovvero l'unico a conoscenza di tali passioni) fosse concesso di stabilire un rapporto con essi. Quindi la mia principale preoccupazione è stata quella di liberare la tensione che si era venuta a creare attraverso l'espediente della cartapesta, malleabile e resistente al tempo stesso, che mi ha agevolato tantissimo per quanto concerneva il rilievo. E' proprio nel rilievo che induco (anche forzatamente) lo spettatore a rapportarsi con quanto gli si presenta davanti agli occhi, attuando allo stesso tempo, una richiesta di dialogo e perché no, di "condivisione" di quanto raffigurato. La soluzione estrema poi, è stata quella di utilizzare la materia, non più per sottolineare la presenza delle brutali figure, ma per creare uno "spazio" mirato esclusivamente a fossilizzarne il "racconto"; le figure bloccate nella loro durezza, possono essere così contemplate a lungo, a distanza finalmente da me stessa e sentirmi finalmente liberata. Così, le maschere che prima nascevano da un inferno di passioni, divengono la mia più grande energia, una forza che costituisce intorno a me un esercito in difesa della mia essenza! E' come se si trattasse di un impulso, un forte grido di sfogo che libera lo spirito da incubi opprimenti, talmente fragoroso che tutti possono sentirlo (anche con le orecchie tappate) in quanto coinvolti e violentati dall'inquietante immagine.