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STORIAQuesto paragrafo è a cura di Emanuele Martuscelli, pronipote diretto diDomenico Martuscelli fondatore dell'omonimoIstituto per ciechi d'ambo i sessi. Il curatore della rubrica, prima di tracciare la biografia del fondatore e parlare della storia dell'Istituto,ha scelto di premettere al tutto, parte del suo intervento tenuto in occasione della celebrazione del 125°anno di fondazione dell'Istituto che si è svolta al teatro Cilea di Napoli il 1° giugno 1998.- L'Associazione Martuscelli Duemila, all'inizio del suo cammino, nel 1996 scelse di adottare a proprio logo una composizione raffigurante il ritratto del fondatore racchiuso nella denominazione ed indirizzo dell'Associazione. Il fine prefisso era di far conoscere ai giovani d'oggi ed ai meno giovani, le sembianze di questo gran filantropo che dal giardinetto in Piazza Dante, a Napoli, guarda dal monumento a lui dedicato [opera di Luigi De Luca Professore di scultura del R. Istituto di Belle Arti di Napoli] verso l'impropriamente chiamato "Palazzo Caravaggio" dove, per sua volontà nacque l'Istituto che oggi porta il suo nome.- In occasione del 125° anniversario della fondazione dell'Istituto, l'Associazione proponendo e partecipando con l'Istituto alla manifestazione celebrativa, ha inteso ricordare l'evento parlando dell'uomo, del fondatore,prendendo spunto dai reportage,comparsi sulla stampa cittadina dell'epoca in occasione dello scoprimento della lapide, che l'allora Municipio di Napoli fece fissare sulla facciata esterna del palazzo di Caravaggio, nella ricorrenza del 1° anniversario della sua morte avvenuta in Napoli il 19 maggio 1917.- E' alquanto inusuale il ricordare non percorrendo cronologicamente la storia dell'istituto dalla sua fondazione ad oggi quanto invece ricavando e fornendo un profilo del suo fondatore facendolo emergere dalla celebrazione che in suo onore si svolse nel 1918 ad un anno dalla sua dipartita, ma il ricorso alle stesse frasi allora pronunciate,agli stessi concetti allora espressi, con la riproposta degli stessi temi, lasciano al tempo il solo compito di riferimento per comprendere quanto attiene la comparazione delle risorse di allora a quelle correnti: quello che si evince è che Domenico Martuscelli è conosciuto e riconosciuto quale effettivamente è stato e vale a dire un uomo buono, un gran filantropo, un precursore della moderna tiflologia,un gigante di carità.- Da che mondo è mondo, si sa, che certe cose, con il loro ripetersi vengono poi spontaneamente a ritenersi quasi delle "tradizioni" da rispettare, impongano "riti" da celebrare tanto che, come allora, anche oggi "quei discorsi" si potrebbero ritenere come gli usuali onori, dovuti ad un defunto, per esaltarne le sole virtù anche quando non rispecchianti la verità storica; quando ci si trova, però, di fronte ad un plebiscito di consensi è assai difficile ed improbabile il solo immaginare eventi del genere. Ad evitare comunque di essere tacciato di partigianeria, in un primo momento avevo scelto di ridare la parola a coloro che dissero, non sapendo però, che alcuni scritti autografi del fondatore, venuti in mio possesso per caso fortuito, mi avrebbero consentito di acclarare non solo di avere scelto bene la strada da seguire, per quanto mi fornivano il modo di accertare che quanto si disse era sì tutto rispondente al vero, ma egualmente troppo poco per ricordare doverosamente Domenico Martuscelli.- E' così che, alla fine, e per completezza, ho dato la parola anche a lui, al Fondatore.- Ne è nato un piccolo mosaico, poca cosa per un grande uomo, un mosaico costruito con delle tessere formate da pensieri e riconoscimenti di coloro che allora presero la parola per ricordarlo, additarlo come esempio, esaltando, senza convenzionalismi, le virtù dell'uomo ed i valori ai quali ispirandosi ha speso tutta la sua vita ad esclusivo favore dei ciechi.- Oggi, però, c'è da aggiungere e chiedersi: a quale prezzo? Fu tutto rose e fiori? Sta di fatto che l'opera del Martuscelli esiste tuttora, è un monumento inamovibile che non ha bisogno di essere citato se non per il "come è nato": per opera di quel gigante di bontà che, a detta del Consigliere Vanacore della Camera di Commercio ed Industria di Napoli, l'ha saputa costruire con amore, dedizione e sacrificio partendo da piccoli granelli.- La nostra manifestazione dovrebbe iniziare nell'identico modo con il quale "Il Mattino"; (n.210 del 31.07.914) [fondatore ancora vivente] nel riportare la cronaca di una festa commovente all'Istituto Principe di Napoli (così si chiamava allora l'Istituto), apre l'articolo affermando: Senza avere l'aria di scoprire l'Istituto Principe di Napoli pei giovani ciechi d'ambo i sessi, crediamo opportuno di farne la presentazione essendo purtroppo frequente il caso di nostri concittadini che ignorano le istituzioni che onorano la nostra città. Fra queste a buon diritto va annoverato l'anzidetto Istituto fondato da Domenico Martuscelli.- Il Martuscelli fu uno dei primi ad intuire che il cieco aveva una mentalità da coltivare, un'attività latente da sviluppare per renderlo utile a sé stesso ed alla società. E sorretto dalla fede nella santa missione di redimere quel misero, dandogli la coscienza della sua capacità, trovò l'energia necessaria per tradurla in atto, trionfando degli ostacoli che l'indolenza e la indifferenza napoletana opponevano alla realizzazione di quel suo ideale.- Identica apertura vogliamo assegnare alla nostra celebrazione, oggi forse più necessaria di allora, visto che di generazioni ne sono passate diverse ed il "tempo" ha compiuto a modo suo il proprio compito.- Il 19 maggio 1918, alla presenza di uno stuolo di Autorità civili e di moltissimi cittadini (così testualmente si legge nella stampa di allora) con l'intervento dell'allora Sindaco Presutti, fu scoperta sulla facciata esterna dell'edificio di Caravaggio la lapide decretata dal Municipio di Napoli a memoria dell'opera svolta dal compianto Domenico Martuscelli e la cui bellissima epigrafe dettata da Giuseppe Semmola (1° successore del Martuscelli alla guida dell'Istituto) recita:
Fra queste mura già sacre alla scuola con fede con tenacia di apostolo per oltre otto lustri DOMENICO MARTUSCELLI alla solitudine desolante delle tenebre innumerevoli creature umane sottraeva in loro suscitando la luce del pensiero il senso etico e civile insospettate poderose energie e alla Società le ridonava elementi di vita quando ne parevano avulse. Il Comune XIX Maggio MCMXVIII (continua) |