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L'antica cripta di San Gregorio costeggiava lo stretto tratturo che collega il piano del rione san Pardo con la S.S.7 nei pressi del torrente Gravina, confine geografico con l'attigua Murgecchia.

Rasa al suolo alcuni anni addietro, di essa non rimane traccia, un ampio e bianco piazzale segna il punto del vandalico atto.

Scavato in un blocco isolato della roccia tufacea, l'ingresso presentava due grosse mezze colonne, l'interno due distinti ambienti:aula e presbiterio. L'aula era arricchita da una nicchia, da un ambone e da una banchina che correva lungo il perimetro del vano. Nella parete di fondo, in alto, in una piccola cavitÓ, la cella del custode.

Un'elegante iconostasi, formata da tre arcate a pieno sesto, separava l'aula dal presbiterio. Due gradini, attraverso l'arco centrale, immettevano nel presbiterio che si ripartiva in un bema con due cavitÓ laterali in funzione di diaconicon e prothesis ed il presbiterio vero e proprio cui si accedeva attraverso un altro giardino.

Nell'area circostante la cripta, di notevole interesse, una serie di grotte e di straordinari monoliti, dalle stravaganti figure geometriche, ubicati nelle confinanti cave del XVIII e XIX secolo.