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Fondato da una comunità monastica benedettina intorno all'ottavo secolo, la laura ed il successivo cenobio di Santa Lucia alle Malve ebbe vita, nella contrada, fino al 1283 anno in cui le Benedettine l'abbandonarono per trasferirsi prima al monastero di santa Lucia alla Civita e, successivamente, nel XVIII secolo, nel Monastero di Santa Lucia al Piano. Una comunità monastica, legata per nove secoli alla storia della città di Matera sciolta solo con le leggi eversive dopo il 1860, ed annoverante tra le sue figlie la beata Eugenia che diresse il cenobio fino alla sua morte nel 1903.Secondo alcuni studiosi sembra sia stata sepolta nella cripta di sant'Eustachio, sotto l'attuale cattedrale.

La chiesa, a tre navate, presenta un'armonica e pregevole architettura oltre ad una ricchezza di affreschi, che la rendono tra le più interessanti cripte del patrimonio rupestre del Materano.

Le tre navate, sviluppate con simmetria non rigorosa per la struttura geologica della roccia, sono vaste, con la volta pianeggiante, arricchite da cinque cupolette evidenziate da una serie di archi concentrici. La navata di destra presenta i resti di quattro nicchie; un arco con una bifora divideva l'aula dal presbiterio. Il piano di calpestio originario risulta notevolmente abbassato, ma i segni lasciati lungo le pareti perimetrali lasciano dedurre che esso si sviluppava, in tutte e tre le navate, in senso ascensionale dall'ingresso verso l'altare.

La navata di sinistra, divisa dalla centrale da due pilastri, è arricchita da otto slamciate nicchie on archi a tutto sesto divise da colonne con capitelli. Un arco parabolico divide l'aula dal presbiterio, il cui santuario, posto nell'interno, era chiuso da sei archetti poggiati su colonnine le cui tracce sono ancora visibili sulla volta.

Oltre che per la ricca architettura, la chiesa è altamente qualificata dalla presenza di affreschi di grande valore storico-artistico.

Nella navata di sinistra, lungo la parete rocciosa modellata da una serie di nicchie decorate da losanghe, vi è  l'affresco raffigurante una Madonna in trono allattante, uno schema iconografico composto da un'armonica fusione tra il modello della Madonna in maestà e quella della Madonna del latte, una tipologia, quest'ultima, presente nelle decorazioni delle chiese bizantine anche se, non molto diffusa.