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Vulcaniti terziarie e masse argillose in Valle dell'Alpone (VR).

Studio geominerario e telerilevamento.

Dr. Matteo Simone - Relatore: Prof. Pietro Frizzo  Correlatore: Dott. Bruno Marcolongo

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  I Lessini orientali sono storicamente luoghi in cui l’attività estrattiva ha svolto un ruolo importante nell’economia e nella cultura delle popolazioni delle vallate. Nella Valle dell’Alpone, in particolare, i terreni, essenzialmente di natura vulcanica, rappresentano, come peraltro in passato, un luogo tipico per la ricerca e lo sfruttamento di argille bentonitiche derivate dall’alterazione dei basalti e delle tufiti terziarie. La possibilità di elaborare ed interpretare delle foto cosmiche multispettrali ad elevata risoluzione geometrica, acquisite dalla piattaforma spaziale SOJUZ, riguardanti il bacino dell’Alpone, ha integrato il lavoro con una sezione dedicata al telerilevamento concentrata sull’individuazione delle litologie e delle lineazioni di possibile di origine tettonica, utile integrazione ai dati di campagna. Elemento interessante di questo approccio, al di là dei risultati, è la possibilità di confrontare dati di differente natura (telerilevati, a basso costo e di rapida elaborazione e di terreno, più costosi anche se maggiormente affidabili), in maniera automatica con possibilità di orientare la ricerca verso risultati più consistenti. Per perseguire questo obiettivo i dati acquisiti in campagna e quelli telerilevati, sono stati inseriti in un Sistema Informativo Geografico e resi così confrontabili tra loro.

Tufite affiorante nei pressi del Monte Guarda (Vestenanova).

Nel versante dell’Alpone le varie unità di colata formano pendii dolci, incisi da vallette lungo giunzioni o in presenza di linee tettoniche, mentre ove ci sia la presenza di tufiti o prodotti poco coerenti sono frequenti i movimenti franosi o di scivolamento.

Basalti colonnari costituenti il Monte Madarosa.

Si osservano strette relazioni tra litologia e morfologia sia per le forti differenze delle proprietà reologiche che per le modalità della deposizione. Forme caratteristiche sono i camini vulcanici, strutture cupuliformi a pareti ripide denominati comunemente "Purghe", che formano contropendenze lungo il versante a causa della differenza di erodibilità dei basalti compatti rispetto ai terreni circostanti. Anche filoni subverticali possono originare strutture simili però con dimensioni e risalto minore.

Miniera di argilla bentonitica (Vestenanova).

Il materiale estratto, compreso in un’area di 2.5 ha, è costituito da tufiti stratificate compatte con frequenti inclusi chiari (al letto) in matrice marrone rossastra prevalentemente argillosa, poggianti sui Calcari Nummulitici.

Alcune linee di campionatura.

I campioni ricavati dalle varie sezioni lungo le canalette sono molto simili; solo verso la parte basale, al passaggio con i Calcari Nummulitici, la campionatura è stata più fitta in relazione alla netta variabilità litologica.

Particolare di una linea di campionatura.

Il corpo argillificato appare abbastanza omogeneo per struttura e composizione anche se vi si alternano zone molto compatte ad altre più argillificate.

Telerilevamento

Il telerilevamento (Remote Sensing) è definibile nella sua accezione più generale come l’insieme di tecniche e metodi che permettono l’analisi di "oggetti o fenomeni ambientali, attraverso misure radiometriche registrate a distanza da sensori montati su postazioni fisse a terra, su aeromobili o su piattaforme spaziali (Mantovani & Marcolongo, 1992). La caratteristica principale di queste immagini è la registrazione simultanea in differenti bande dello spettro elettromagnetico, in genere appartenenti al campo visibile e dell’infrarosso fotografico, dell’energia emessa dalla superficie ripresa. Gli oggetti possiedono capacità diverse di riflettere la radiazione elettromagnetica incidente, perciò la suddivisione in bande favorisce l’individuazione delle "firme spettrali" caratteristiche per ogni singolo "oggetto". Successivamente con opportune elaborazioni indirizzate dal tipo di ricerca (geolitologica, geomorfologica ecc.) si possono ricavare carte tematiche che descrivono la distribuzione areale degli "oggetti" cercati.

Esempio di "stretching" dell'immagine.

Il fine di migliorare le caratteristiche di un immagine è quello di aumentare la "leggibilità" dell’informazione contenuta in essa, come ad esempio l’identificazione degli oggetti o quella di strutture e tessiture particolari. I software usati utilizzano normalmente una gamma massima di 256 colori o tonalità di grigio, che raramente è sfruttata appieno dai sensori per la ripresa. L’operazione più semplice per migliorare il contrasto è uno stiramento (stretching) della gamma con valori significativi, a tutto lo spettro, ottenendo come risultato un contrasto più elevato e maggior differenziazione degli oggetti.

Classificazione controllata (supervised)

L’obiettivo della classificazione è di raggruppare in varie categorie omogenee tutti i pixel componenti l’immagine. Per questo tipo di analisi sono comunemente usate immagini multispettrali che consentono una migliore identificazione delle firme spettrali degli oggetti (litotipi, terreni, vegetazione o insediamenti antropici) e, quindi, maggiori possibilità di ottenere categorie con valori nettamente separati. L’operatore delimita delle porzioni di immagine con delle poligonali assegnandole a delle categorie ricavate da verifiche effettuate direttamente sul terreno o da altre fonti bibliografiche. In seguito queste aree campione (training sites) vengono analizzate dal computer che elabora dei valori di riflettanza caratteristici per ogni categoria (features). In questo caso le aree da campionate sono state ricavate dalla sovrapposizione dell'immagine da satellite georeferenziata con la carta del rilevamento di campagna.

Elaborazione derivante dalla classificazione controllata.

Le categorie distinte sono sei rappresentando le litologie principali: alluvioni di fondovalle, argille, camini vulcanici (interessanti per il risalto morfologico), basalti di colata, calcari e tufi (comprendenti tutti quei prodotti poco coerenti con frazione argillosa più o meno importante).

A causa della risoluzione non elevata delle immagini e di una classificazione molto semplice si sono ottenute solo informazioni di carattere generale. Ciò comunque dimostra una potenzialità di queste immagini nel distinguere litologie e forme non sempre di facile osservazione in campagna. Il miglioramento continuo di questi sensori pone prospettive interessanti per la ricerca in questo campo.

Esempio di filtraggio spaziale per l'individuazione di lineazioni di possibile origine tettonica.

I filtraggi spaziali servono per evidenziare o mascherare ricorrenze nella struttura o tessitura dell’immagine.L’operazione di filtraggio di immagini cambia il valore numerico dei pixel sulla base di quelli adiacenti, calcolati in una matrice (kernel) oppure in maniera direzionale (orizzontale, verticale e diagonale) per semplice differenza tra i DN (digital number ovvero il valore del pixel).

La dorsale tra la Valle d’Alpone e la Valle del Chiampo è da ritenersi di origine tettonica, controllata da due importanti sistemi di faglie: uno orientato circa parallelo alla Linea di Castelvero, che ha favorito la formazione delle valli a direzione NNW-SSE, l’altro con direzione ENE-WSW, ortogonale al primo, che disloca a blocchi la dorsale con una serie di faglie ad alto angolo. Nell’area del rilevamento si è osservata una tettonica di tipo fragile che non ha originato fenomeni plicativi importanti.

Carta geologico mineraria.

Il risultato finale è una carta in cui sono rappresentati dati direttamente acquisiti in campagna,  confrontati e integrati da informazioni derivanti dall'interpretazione di immagini da satellite. L'inserimento di questi dati in un sistema informativo geografico (GIS) consente l'immediato utilizzo delle informazioni, il confronto e l'aggiornamento continuo qualora si disponga di nuove fonti o immagini di maggior precisione.

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