Allevamento,attitudini e uso del cavallo

Per quanto riguarda l'allevamento dei cavallini della Giara c'è da dire che in pratica non esiste, poiché i soggetti sono affidati al loro ambiente naturale nel quale vivono. Infatti questi soggetti vivono sulla Giara suddivisi in gruppi al capo dei quali vi è uno stallone. I gruppi dovrebbero essere un ventina , tenendo conto che ogni stallone copre 30-35 cavalle l'anno ( Vedere cartina della Giara ).

Di notevole interesse è mettere in evidenza i caratteri salienti della vita di questi cavallini . La vita dei gruppi è caratterizzata da una certa autonomia che si annulla quando verso l'imbrunire le mandrie vanno all'abbeveraggio , momento nel quale tutti gli animali si mescolano. Vi è sempre il capo branco che vigila sui suoi compagni riportandoli nel proprio gruppo se si allontanano.

E' interessante notare ancora il momento in cui si incrociano due o più branchi, perché spesso gli stalloni che ne sono a capo lasciano dietro di sé il resto della mandria e si affrontano per il predominio del passaggio; è una lotta furiosa che si risolve con la fuga del branco perdente. Sempre episodi di lotta si mettono in evidenza durante la stagione degli accoppiamenti, che generalmente si verificano in primavera; anche qui il predominio sulle fattrici è regolato dalla vittoria degli stalloni, che si affrontano come per un duello. Il perdente si allontana alla ricerca di una nuova mandria. Particolare curioso che si verifica sempre durante la stagione degli accoppiamenti è che gli stalloni non coprono mai le proprie figlie, le quali sono costrette ad abbandonare il gruppo e a cercarne un'altro. E' questo un particolare convincimento di molti allevatori che hanno osservato ripetutamente tali episodi nelle mandrie.

Lasciata questa parentesi che riguarda il comportamento dei nostri animali riprendiamo l'argomento dell'allevamento. Questi cavalli vivono per dieci mesi l'anno sulla Giara, bloccata dai netti margini dell'Altopiano, mentre a sbarrare le " Scalas " si trovano consistenti siepi di rovi. Quando il pascolo è sufficiente gli animali vivono tranquillamente sulla Giara, ma nei periodi di scarsità del pascolo i cavallini spinti dalla fame, cercano di scendere a valle in cerca di cibo.

In questi ultimo anni si è avuto un miglioramento della situazione in seguito all'approvvigionamento invernale di foraggio con parziale recupero delle spese grazie all'intervento della R.A.S. per il tramite dell' Istituto di Incremento Ippico e della XXV Comunità Montana. Negli altri due mesi dell'anno i cavallini vengono avviati nelle sottostanti pianure per pascolare nei campi di stoppie.

E' durante il periodo di discesa a valle che si opera la marchiatura a fuoco dei nuovi nati ( ora parzialmente abbandonata per l'inserimento di micro chips a livello sottocutaneo ) e di tutti quei soggetti che negli anni precedenti erano sfuggiti alla cattura e conseguente marchiatura.

A proposito di questo è noto l'esempio di uno stallone baio che per sette anni si è cercato invano di catturare.

 

I marchi che vengono apposti sono due : uno sulla spalla , che indica il Comune di appartenenza (Pratica abbandonata nel 1996) e l'altro sulla coscia ce è il marchio padronale, affiancata spesso dalla "Spizzada " ad uno delle due orecchie.

Da alcuni anni sui soggetti migliori, giudicati da un a Commissione di esperti dell' I.I.I. di Ozieri, viene apposto un marchio regionale " G " che stà ad indicare che tali soggetti sono nobili e non possono essere venduti, in quanto soggetti a premio di mantenimento ,che corrisponde a Lire 250.000.

L'apposizione del marchio è dovuta ad una antica tradizione ( Eleonora d'Arborea nella sua " Carta de Logu ", da alcune disposizioni in proposito) ampiamente giustificata dal fatto che in un allevamento brado libero, nonostante la gerarchia di gruppo e la gregarietà degli individui si hanno frequenti mescolamenti.

Per quanto riguarda l'uso e l'attitudine del cavallino della Giara possiamo dire che un tempo veniva comprato, sopratutto dai latifondisti del Campidano, ed utilizzato per la trebbiatura.

A seconda delle dimensioni dell'Aia i soggetti venivano disposti in una sola fila di 15 o 20, chiamata catena, oppure in due file.

Questi animali così riuniti in catene ricevevano i comandi da " Su Pasturraledi" che da una posizione centrale, cantando nenie particolari, dava una certa intonazione alle parole per cui gli animali capivano di dover trottare, fermarsi o invertire la marcia. Oggi con l'introduzione della trebbiatura meccanica quest' uso è scomparso; solo in poche zone sono rimasti agricoltori che continuano ad utilizzare questi cavallini per arare i loro vigneti.

Si assiste così alla perdita di utilità di questi cavallini la cui sorte è segnata dall'arrivo nella zona di macellai che se ne servono a scopo alimentare. Per questo motivo si stà verificando un fatto molto spiacevole, e cioè il proprietario, per cercare di aumentare la taglia di questi soggetti immette nel branco soggetti di grossa taglia, rischiando di far variare il loro patrimonio genetico e distruggendo con il tempo le caratteristiche di tale razza. Occorre perciò operare tutto il sacrificio possibile affinché si possano compiere i passi per valorizzare la razza e favorire la reintegrazione dei cavallini nel loro Habitat naturale.

E' necessario perciò operare in intesa con i proprietari e Organi Preposti ( Comune, Regione Sarda, Comunità Montana etc.,etc.,) affinché non si disperda un patrimonio così importante; è necessario favorire un politica generale che dia la possibilità di creare un " Parco Naturale della Giara di Gesturi " con tutte le strutture e infrastrutture, che impediscano il continuo bracconaggio, che oltre a deturpare L'Altopiano della Giara da un punto di vista faunistico ,costituisce un incessante pericolo per il cavallino stesso.

 

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