ORIGINE E STORIA

Ulteriori conferme circa la presenza del cavallo in Sardegna si hanno nell'epoca Romana riguardo all'Imperatore Valentiniano, a Catilina, all'epigrafe di Tharros (CILX7914), etc...Datii più attendibili si hanno in seguito all'occupazione Aragonese della Sardegna in cui sono note disposizioni e leggi dalle quali si deduce che l'allevamento equino era tenuto in particolare considerazione.Si parla ancora dell'uso al quale venivano adibiti gli animali e in particolare le femmine,per lo più usate in trebbiatura. Le notizie del tempo che paragonavano il cavallo sardo al classico ronzino, si riferivano invece al cavallino della Giara, e lo descrivevano come un animale generoso, veloce, di buona forza e allo stesso tempo disdegnoso, recalcitrante e mordace.Una descrizione abbastanza dettagliata dei cavalli esistenti in Sardegna a quel tempo (1869) è stata fatta dal Barone Enrico di Maltzan.Egli afferma che erano presenti tre razze indigene:

A) Il cavallo sardo propriamente detto

B) L'Achettone o Quartiglio

C) L'Achetta

Per quanto riguarda la prima razza si pensa che abbia avuto un origine Andalusa; la sua taglia successivamente si sarebbe ridotta , diventando però più forte, più resistente dei suoi avi spagnoli ed anche più longeva.

L'Achettone o Quartiglio ,sempre secondo lo stesso autore ,di rado superava i quattro piedi di altezza (Cioè m.1.25 -1.30 ) per cui veniva chiamato Quartiglio.

L'Achetta (il cui nome si ritiene derivi dal Greco Ocreo, che significa procedere rapidamente) doveva essere un degenerazione dell'Achettone, essa era caratterizzata da una straordinaria piccolezza e la sua taglia non era più grande di un grosso cane.

Un'altra classificazione si deve al Miment che descrive il patrimonio equino sardo in tre classi:

A) Il cavallo rustico ordinario

B) La razza distinta o gentile

C) La razza nobile o privilegiata

Il cavallo rustico che quasi tutti possedevano era adibito ai lavori generici; le giumente venivano fatte accoppiare con stalloni qualsiasi in quanto l'allevamento non perseguiva nessuno fine particolare. I soggetti erano ben proporzionati , l'altezza non superava i quattro piedi e un pollice, erano ambiatori, con una andatura di circa quattro leghe l'ora.( La lega è una unità di misura ormai in disuso corrispondente a circa 4 -6 Km).

La razza distinta o gentile originava dalle stesse cavalle allevate in condizioni migliori e fatte accoppiare con stalloni di un certo pregio.I soggetti migliori si trovavano a Bonorva,nel Marghine e nel Logudoro. Per questi cavalli si sarebbe desiderata una taglia maggiore e una testa meno pesante. Per eliminare questi due difetti vennero istituiti dei centri, ad Ozieri a Paulilatino, dove veniva allevata la razza cosidetta nobile o privilegiata.

Chiaramente le notizie riguardanti l'allevamento equino, per lo meno a quel tempo, non sono bastate tenendo conto del reale insediamento del cavallo in Sardegna, ma sono dati ricavati da indagini di "elite", per cui non rispecchiano , se non minimamente la reale situazione sarda.Infatti la maggior parte dei cavalli Sardi è di piccolissima taglia, testa mal conformata e peggio attaccata, collo scarno e diritto, estremità generalmente mal dirette specialmente i posteriori.Ancora di notevole interesse sono le notizie del Gen. A. La Marmora, il quale descrivendo l'allevamento equino in Sardegna riprende la classificazione del Barone E. di Maltzan, descrivendo il cavallo sardo, l'Achettone o quartiglio e l'Achetta. Per quanto riguarda l'Achettone il La Marmora afferma che la sua statura non supera il m.1.50, e la ritiene la razza più antica e più forte in quanto adatta a sopportare le maggiori fatiche. L'Achetta sarebbe invece una degenerazione della precedente ,dalla quale differisce solo per la statura conservandone però le qualità e le proporzioni.Secondo il La Marmora la degenerazione sarebbe avvenuta in seguito al cattivo trattamento da parte dei proprietari al fatto che dopo il parto le fattrici venivano rimesse subito a lavorare.

Dette notizie sul Cavallo sardo ci sono fornite dal Bouiller secondo il quale questi soggetti apparterrebbero alla razza spagnola e deriverebbero dagli stalloni introdotti dagli Aragonesi. Li descrive infatti con la forma e la taglia del cavallo Andaluso:Testa arcuata, lunghe orecchie, groppa di mulo, coda mal piantata ma gambe perfette. Gli altri cavalli costituivano la razza indigena e sembra derivassero dai berberi nonostante questi differissero in quanto più piccoli, più vigorosi e robusti.L'altezza non oltrepassava il m.1.50.

Possiamo dire che queste sono in sintesi le origini del cavallo sardo, tra cui , anche se non vi è mai riferimento preciso, possiamo annoverare il cavallino della Giara, la cui origine ,nonostante sia considerato autoctono, è ancora dubbia.Certamente alla sua taglia alquanto ridotta ,escluso ogni possibile paragone con altre razze di piccola mole come i Ponies, ha concorso in maniera predominante la scarsa alimentazione durante il periodo di accrescimento.Oltre che una ipoalimentazione quantitativa si può aver avuto un qualche possibile carenza alimentare, specie di natura proteica, in quanto nella zona in cui crescono le graminacee il contenuto proteico è notevolmente inferiore alla norma. Infatti in un ambiente come quello sardo dove le crisi del pascolo sono ricorrenti e dove spesso è scarso o nullo l'alimento, gli animali che vivono allo stato brado o selvatico dovranno necessariamente attraversare dei periodi di ipoalimentazione o addirittura di digiuno completo.

E' comprensibile quindi come i soggetti di taglia minore che necessitano di quantità minori di alimento abbiano maggior probabilità di sopravvivenza nelle annate difficili.Ovviamente poichè si ha l'eliminazione sistematica degli individui che nemmeno si adattano all'ambiente ,sarà la discendenza dei soggetti di taglia corta ad avere maggiori possibilità di sopravvivenza negli anni successivi. In queste situazioni sono più frequenti gli accoppiamenti in stretta consanguineità (dato il numero esiguo dei soggetti e l'isolamento naturale che si ha sull'Altopiano della Giara ) che portano a condizioni di omozigosi e quindi fissazione del carattere taglia piccola.Infatti la selezione naturale deve avere determinato il fissarsi di un particolare fenotipo,conseguente all'eliminazione di quei genotipi che non si adattano all'ambiente.