Mi perdonerai questi giorni di novembre?
Sui canali della Nevà tremolano le luci.
Poveri addobbi di un tragico autunno.
Novembre 1913
Anna Achmatova, pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko, nata ad Odessa nel 1889 e morta a Mosca nel 1966, è una delle voci più importanti della poesia russa del Novecento. Sposata con il poeta russo Gumilëv, nelle sue maggiori raccolte (Il rosario, 1914 e Anno Domini, 1922), coltiva una forma originale di lirismo, insieme mistico e psicologico. Nel 1934 suo marito viene fucilato per attività controrivoluzionaria e molti dei suoi amici poeti finiscono nei gulag staliniani. Nel 1938 il suo unico figlio, Lev, viene imprigionato in attesa della condanna a morte. Ogni mattina, per diciassette mesi, la Achmatova si reca davanti al carcere per avere sue notizie. Il poemetto Requiem nasce da questa tragica esperienza, condivisa con altre centinaia di madri. La sua poesia, da intima e sentimentale, si fa espressione di un intero popolo sofferente e dopo una lunga interruzione riprende a pubblicare versi che nel 1946 le procurano una condanna clamorosa da parte del regime, che la accusa di pessimismo nevrotico e di erotismo malato.
Unica, tra i poeti della sua generazione, ad aver vissuto così a lungo, la Achmatova rappresenta la memoria e la sopravvivenza dello spirito della grande terra - madre russa.
Dante
Il mio bel San Giovanni.(*)
Dante
Neppure dopo morto ritornò
nella sua vecchia Firenze.
Partendo non si volse indietro,
ed io a lui canto questo canto.
Fiaccole, notte, ultimo abbraccio,
oltre la soglia, selvaggio il grido del destino.
Le scagliò dallinferno il suo anatema,
non la poté scordare in paradiso.
Ma scalzo, in panni da penitente
e cero acceso, non passò mai
per la sua Firenze agognata,
perfida, vile, attesa così a lungo...
1936
(*) In italiano nel testo