Nella luce fioca mi lecco

le ferite mortali e la mia

anima - foglia leggera va

 

in cerca del Padrone.

 

Chi è nell'ombra solo sa

quanto il giorno è mortale

 

bianca statua solare

che non incanta più la mia

morta mattina

Da Invettive e licenze, 1971


Poeta e narratore, Dario Bellezza nasce nel 1944 a Roma, la città che farà da sfondo a tutta la sua esistenza, personale ed artistica. Esordisce come poeta, poco più che ventenne, sulla rivista Nuovi Argomenti, stringendo legami di stima ed amicizia con autori come Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Elsa Morante, Sandro Penna. Nel 1970 Moravia scrive la presentazione del suo primo romanzo, L’innocenza, storia di un'adolescenza dolorosa e ferita. Pasolini, definendolo "il miglior poeta della nuova generazione", lo lancia con Invettive e licenze (1971), opera nella quale Dario Bellezza indulge ancora più apertamente a un autobiografismo imperniato sul desiderio di mettere a nudo il proprio io. Definitivamente fissati sulla rielaborazione traumatica delle proprie esperienze personali, i successivi romanzi Lettere da Sodoma (1932) e Il carnefice (1973). Con Morte segreta (1976), vince il premio Viareggio con un’opera che tra retorica, profezia e confessione, conferma il vigore autentico della sua vena, diluita, al contrario, nel romanzo Angelo (1979), nuova testimonianza di una vocazione alla letteratura come vita che pare direttamente ripresa dai "poeti maledetti" dell’Ottocento. Col trascorrere degli anni la sua produzione artistica subisce una profonda evoluzione, attraverso la presa di coscienza e l’accettazione dei limiti dell’esistenza umana. E’ in quest’ottica che Serpenta (1987) e Libro di poesia (1990), abbandonando i toni crudi, mostrano un autore dalla maturata esperienza umana. Malato di A.I.D.S. muore a Roma nel 1996.


 

In quel molle giovanile quaderno

perduto ormai come i caduti anni

scritta in consunto diario la vita mia

si spegneva fra materne braccia

e un esistere sordo e inquieto.

Ma era giovinezza, salto nel buio

di gentili fraterne carezze e gioia

di uccidere il drago della noia

con uno scherzo, una gita a piedi

fra selve e prati e sabbie ardenti

di mari nuotati coi fratelli.

Ora invece se a Campo dei Fiori

mi trascino giovane vecchio rinserrato

in troppo pesanti giacche per un mite

inverno che vuole l’urlo della gioventù

mi accorgo inseguendo una oscura

sagoma di quanto tempo sprecato

la vita mi consegnò nascendo

più vivo degli altri umani, solo

e chiaro celeste in un terrestre mondo

di beati smarriti ai sensi voluttuosi

alla carne primordiale tenerezza

e invereconda beltà di un attimo

perfido di gracile seme presto secco!

Irriducibile mostro, gaio passante

guarda, ma non arrestarti. Mia tomba

è questo corpo vestito di poveri panni.

Da Morte segreta, 1976