S.M.S. "E.Torricelli"

…..una scuola, una storia ! ! !

Personaggi e interpreti: Abet, Abramo,Alberino, Barbarano, Bencivenga,Biancolella, Breglia, Cammisa, Caniglia, Capone, Caracò, Carotenuto, Cesaro, Ciappa,Cirioli, Crispano, Crispino, D’Alessandro, D’Angelo, De Blasio, Del Masrtro, Della Volpe, D’Errico, Di Donna, Di Majo, Feliciello, Feola, Flagiello, Lamanna, La Gala, Leone, Losa, Marchese, Mariniello, Marrazzo, Mauro, Mileo, Mincione, Moccia, Moscariello, Nasti,Natale, Pace & Pace, Perna, Perrone, Piazza, Piccolo, Piscopo, Ponticiello, Quaglia, Ragosta, Riviello, Rossi, Ruggiero, Russo, Silvestre, Simone, Siracusa, Tortora, Vivenzio, Volpicelli.

 

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….Un tempo assai lontano, nella città di SIRACUSA viveva un simpatico e sempre FELICIELLO MARCHESE di nome FEOLA ma da tutti chiamato il BARBARANO (non si sa bene se per la grigia barba che ornava il suo mento o perché discendeva dai barbari e, ancora più indietro nel tempo, da ABRAMO).

Figlio di compare MOCCIA e DI DONNA Rosalia da Canicattì, il MARCHESE indossava spesso una CAMMISA BIANCOLELLA e amava passare buona parte delle ore del giorno in PIAZZA , passeggiando e spostandosi da una sponda all’altra del fiume RIVIELLO, attraversando il caratteristico PONTICIELLO costruito dal figlio DEL MASTRO D’ALESSANDRO soprannominato o’ RUSSO e originario di CRISPANO, un paesino dell’hinterland napoletano.

Il ponte era stato costruito due anni prima grazie all’interessamento del sindaco VIVENZIO e dell’assessore ai lavori pubblici D’ERRICO con la grande soddisfazione della cittadinanza che, all’annuncio dell’evento esclamò contenta : BEN CI VENGA ! ! prendendo la notizia come LA MANNA dal cielo.

La città sorgeva maestosa e ridente su di un promontorio bagnato a destra, dal MARR…AZZO nel quale viveva incontrastata la RAGOSTA argentata ed a sinistra, dal MAR…INIELLO dove il fiume versava le sue limpide e fresche acque dopo un breve e tortuoso corso.

Poco fuori dalla città c’era una grande fattoria, di proprietà di compare CARACO’ recintata e protetta da un grande CANCIELLO e ricca di alberi di ogni specie dove spiccavano particolarmente : un ALBERINO di ABET, un raro e maestoso JesuCRIS PINO SILVESTRE importato dalla Palestina dal suo trisavolo nonno CESARO , ed uno strano albero di pero che, ogni anno produceva un solo grosso PERRONE tanto grande che poteva sfamare un’intera famiglia. Sugli alberi nidificavano e vivevano una TORTORA, una QUAGLIA ed una COLOMBA mentre sui prati scorrazzavano felici : il figlioletto DELLA VOLPE , un tenerissimo VOLPICELLI dagli occhi vivaci, un cavallino bianco libero senza BREGLIA , un PICCOLO LEONE ed un gattone nero che tanto terrore seminava nel pollaio.

Il giorno 10 DI MAJO, un grosso CAPONE e quella CANIGLIA di un MINCIONE nero, azzuffandosi tra loro, si allontanarono dalla fattoria investendo il povero MARCHESE che stava facendo la sua solita passeggiata, facendolo ruzzolare per terra e procurandogli una piccola ferita al labbro superiore che, il medico condotto MAURO, meglio conosciuto come il FLAGIELLO dei sofferenti, tanto era incompetente e pericoloso, volle tamponare con una vistosa CIAPPA e fasciare con dei lunghissimi NASTI , trasformando il volto del malcapitato come quello di una vera e propria mummia egiziana.

Furibondo per l’accaduto, il MARCHESE si precipitò alla fattoria per farsi giustizia ma, quando il fido servitore DE BLASIO, dai folti capelli ROSSI, cercò di impedirgli di raggiungere il suo padrone , egli lo afferrò per LA GALA e quasi strozzandolo urlò:

ma lei LO SA chi sono io? Si tolga subito dai piedi, si tolga!! Impaurito e quasi cianotico il poverino rispose : MI LEO , MI LEO !!!!

Ma, immediatamente dopo, come se perseguitato dalla sfortuna, il MARCHESE fu attorniato da uno sciame di mosche dove il più fastidioso era il temutissimo MOSCARIELLO, un raro maschio bianco dai grossi baffi neri che con i suoi terribili morsi , un giorno, aveva ridotto il povero parroco don SIMONE e la sua "perpetua", comara CIRIOLI, in due autentici colabrodo ! ! Giunto finalmente al cospetto di compare CARACO’, il titolato, spiegò l’accaduto e quest’ultimo, con la sua faccia D’ANGELO, lo tranquillizzò chiedendogli scusa per l’accaduto invitandolo a fare PACE dopo avergli raccontato che lui si era CARATENUTO quel bestione di un CAPONE per rispettare la volontà della sua povera moglie, promettendogli che a NATALE glielo avrebbe mandato a casa completamente spennato e pronto per lo spiedo !

Accettato le scuse e, principalmente soddisfatto per la promessa ricevuta, il MARCHESE fece la PACE con faccia D’ANGELO e se né andò contento continuando la sua solita passeggiata giornaliera.

                                                                                                            A.M.Ciappa