SANTA GILLA

 

Come arrivare

Archeologia

Origine geologica

Santasaline.jpg (47966 byte) Gilla è una grande laguna che giace a Ovest-Nord-Ovest di Cagliari e occupa la parte più bassa della pianura che si distende tra le campagne di Elmas, Assemini e Capoterra. 
La sua vasta area comprende lo stagno di Capoterra, le saline di Macchiareddu e la laguna vera e propria, un cui ampio tratto si trova all’interno del comune di Assemini. Complessivamente ha un'estensione di 15500 ettari.

Mediamente la sua profondità è di circa un metro, ma in alcune zone, può
arrivare anche ai 2,5 metri.

E’ un’ ambiente ricco di vita che ha costituito una preziosa risorsa per le popolazioni che lo hanno abitato fin dal periodo nuragico, grazie alle fiorenti attività di pesca e caccia praticate fin dall’antichità e all'estrazione del sale.

Fin dall'antichità la laguna è stata popolata da molti tipi di uccelli, tra cui i fenicotteri (su mangoni) dei quali è tuttora viva la eco nella tradizione popolare. feni.jpg (5628 byte)

Ancora oggi è la casa di tante specie di uccelli alcuni molto rari che vivono e spesso nidificano nello stagno, nonostante l'incombenza della città. E' un'area di grande interesse naturalistico sia per la fauna che per la flora posta sotto la protezione della convenzione di Ramsar. 

 

Imbarcazione caratteristica della laguna è il ciu, piccolo natante a fondo piatto quasi sempre verniciato di rosso. E’ un imbarcazione costruita ancora da pochi cantieri e secondo tecniche antiche, custodite gelosamente dai maestri che conoscono a memoria ogni caratteristica e ogni misura della piccola barca.

In mezzo allo stagno è stata costruita una strada a traffico intenso con punte di intenso traffico in estate. Lo stagno, inoltre, convive con uno stabilimento petrolchimico e addirittura con un inceneritore. Non può che sorprendere la capacità di adattamento che hanno avuto le specie che ci vivono.

 
Archeologia

La laguna di Santa Gilla è nota agli studiosi di antichità puniche per l' eccezionalità delle testimonianze archeologiche che i suoi fondali custodiscono. I primi ritrovamenti, del tutto occasionali, risalgono al 1869, quando uno dei pescatori della laguna recuperò fra le maglie della sua rete una testa muliebre in terracotta. La consistenza dei ritrovamenti successivi portò l'allora direttore del Regio Commissariato ai Musei ed agli Scavi, Filippo Vivanet, ad organizzare nel 1891 una campagna di scavo che, interrotta per l'avvicinarsi della stagione fredda, proseguì nell'estate del 1892 per completare il recupero dei tanti reperti individuati. Si trattava di oggetti prevalentemente fittili, che in seguito ad una analisi mineralogica si rivelarono «confezionati coi fanghi alluvionali della stessa laguna», come si legge in una relazione datata 15 luglio 1893 relativa alle «Notizie degli Scavi di Antichità comunicate alla R. Accademia dei Lincei». Durante i lavori furono recuperate numerose «maschere umane» o riproducenti «le sembianze di Giove, Esculapio, Apolline o di altre divinità maggiori», accompagnate da mani, piedi, protomi di cani, coccodrilli, «draghi» e pantere, e ancora oggetti di uso quotidiano come pentole, brocche, ciotole o «lampadette a due becchi».

Ipotesi di un'antica officina. Accatastate una sull'altra si individuarono anche anfore di grandi dimensioni, alcune delle quali, preservando l'antico contenuto, restituirono ossa macellate di pecora e di bue, o «frutti abbastanza ben conservati quali nocciole e coni di pino». Nonostante l'esiguo battente d'acqua (dai 30 ai 70 cm) che sovrastava il fondale fangoso su cui si operava, sorsero non poche difficoltà per l'estrazione del materiale archeologico.
Venne indicato l'ambiente culturale fenicio-punico per i «fittili di uso domestico, e quello greco o  romano per le terrecotte relative alle parti del corpo umano e le maschere».
Non si segnalarono successivamente nuove scoperte archeologiche, e gli unici frequentatori della laguna restarono i pescatori che, tra permessi e divieti, hanno continuato fino ad oggi l'antica raccolta delle arselle o la pesca dei muggini e dei capitoni. Della loro attività troveremo ampie testimonianze sulle anfore, sia nei segni delle fiocine per la pesca delle anguille che nei fori circolari lasciati dai paletti di legno con i quali si fissano le reti al fondale, o ancora nei tizzoni di ginepro che si usavano un tempo per la pesca notturna e che si conservano combusti tra il fango, al di sopra dei reperti archeologici.

Commerci a vasto raggio. Ma quando nel 1987, all'interno di un vasto progetto di risanamento della laguna di Santa Gilla, fu predisposto il dragaggio di una parte dei suoi fondali, il problema della presenza di materiale archeologico innestò l'inizio di nuove e feconde indagini: che  premiarono l'impegno con cui i subacquei condussero le ricerche, setacciando numerosi siti campione all'interno della laguna. Furono infatti individuate due differenti aree, la prima caratterizzata da un cumulo ben definito di anfore accatastate, la seconda, molto vasta, indicata da reperti fittili dislocati in ordine sparso.
Le protomi animali, le mani, le maschere, che la scoperta di matrici avvenute in una località non lontana dalla laguna riconfermava prodotte in Ioco, furono datate tra il V ed il II sec. a.C..., testimoniando la lunga attivista delle officine dei coroplasti. Riconducibili al medesimo arco cronologico e sempre in ambito punico erano anche le anforette, gli orcioli, le lucerne bilicni (a due becchi) e i bruciaprofumi a coppe sovrapposte; e ancora le anfore di grandi dimensioni, in alcune delle quali furono rinvenuti ovicapridi e bovini macellati, che permisero un puntuale confronto non solo con la precedente documentazione rinvenuta a Santa Gilla, ma anche con simili attestazioni che in Sardegna le ricerche di questi anni avevano evidenziato presso le antiche citta' di Nora, Othoca ed Olbia. Accanto alle anfore puniche si segnalavano i frammenti di anfore ioniche e corinzie del VI sec. a.C. e quelli di anfore massaliote del IV a.C., che insieme ad un frammento di coppa attica a figure nere (floral band cup del 525-500 a.C.) lasciavano intravedere un quadro di rapporti commerciali di largo respiro.
Nell'estate del 1991 è stata così avviata una seconda campagna di ricerche, indirizzata al recupero del materiale fittile individuato nella laguna senza un preciso contesto archeologico, e dunque riferibile ad una giacitura non originaria

IL MISTERO DI SANTA GILLA

di Paolo Bernardini, Vincenzo Santoni, Emanuela Solinas
foto di Emanuela e Nino Solinas

( dall'articolo pubblicato sul numero 37 (aprile 1993) della rivista "Archeologia viva")

Scorcio della laguna al tramonto del sole

(Foto di Enrico Pinna)

La campagna di scavi del 1991 aveva dunque permesso nuove scoperte  che avrebbero non solo aiutato ad ampliare la storia della laguna, ma contribuito a chiarire ulteriormente le vicende di Cagliari punica. Tuttavia i molteplici interrogativi che avevano accompagnato il lavoro dei subacquei e degli archeologi attendevano ancora una risposta soddisfacente, e le ipotesi che sino a questo momento essi avevano avanzato non erano certamente esaustive di tutte le problematiche da affrontare. La vita antica della laguna di Santa Gilla doveva restare ancora un mistero, ma quello che aveva rivelato era comunque sufficiente per stimolare verso una nuova campagna di ricerche l'Assessorato alla Difesa dell'Ambiente

 

 

Materiale di ambito punico.

 Il materiale ceramico rinvenuto e' costituito prevalentemente da anfore a sacco e a siluro di fattura piuttosto modesta, con superfici che variano dal color grigio scuro al grigio-beige, caratterizzate da paste ricche di inclusi. Tra esse si segnalano due anforette del tipo Bartoloni D5, attestate fino a questo momento in ambito prevalentemente funerario. La superficie interna delle anfore è' quasi sempre impermeabilizzata con della resina, di cui possono restare alcune tracce della colatura all''esterno, in prossimità della bocca. Dato piuttosto interessante è la presenza, in alcune di esse, di «bolli» circolari del diametro di 1,5 cm, impressi a rilievo sotto l'attacco inferiore di una delle due anse. Alcuni di essi riproducono motivi frequenti in ambito fenicio-punico, come le fasi lunari associate al sole e alla palmetta.
Accanto alle anfore sono stati ancora rinvenuti bacili con orlo a larga tesa, piccole ciotole di forma emisferica, talvolta , provviste di breve collo e di ansa, uno ziro di forma quasi circolare e un frammento di grosso bacile decorato «a ditate». Tutto il materiale ceramico e' agevolmente riconducibile ad ambito punico, elemento che conferma i risultati delle precedenti ricerche ed e' cronologicamente inquadrabile tra il V e il lV sec. a.C.

                      

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Glossario

muliebre = femminile
fittili = di argilla

 

 

 

Come arrivare

Da Cagliari è possibile raggiungere la laguna attraverso la SS 195.
Raggiunta via Roma, la strada adiacente il porto, si imbocca la SS 195 in direzione Pula .
Seguendo la statale si può ammirare, a destra,
lo stagno e, a sinistra, il mare.
Già dall'auto, sono visibili numerosi sentieri

 

 

 

 

Origine geologica

Era Quaternaria (1.800.000 - 10.000 di anni).