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Santa
Gilla è una grande laguna che giace a
Ovest-Nord-Ovest di Cagliari e occupa la parte più bassa della pianura
che si distende tra le campagne di Elmas, Assemini e
Capoterra.
La sua vasta area comprende lo stagno di
Capoterra, le saline di Macchiareddu e la laguna vera e propria, un cui ampio tratto si
trova allinterno del comune di Assemini. Complessivamente ha un'estensione
di 15500 ettari.
Mediamente la sua profondità è di circa un metro, ma in alcune zone, può
arrivare anche ai 2,5 metri.
E un ambiente ricco di vita che ha costituito una preziosa risorsa per le popolazioni che lo hanno abitato fin dal periodo nuragico, grazie alle fiorenti attività di pesca e caccia praticate fin dallantichità e all'estrazione del sale.
Fin dall'antichità la laguna è
stata popolata da molti tipi di uccelli, tra cui i fenicotteri (su mangoni) dei
quali è tuttora viva la eco nella tradizione
popolare. 
Ancora oggi è la casa di tante specie di uccelli alcuni molto rari che vivono e spesso nidificano nello stagno, nonostante l'incombenza della città. E' un'area di grande interesse naturalistico sia per la fauna che per la flora posta sotto la protezione della convenzione di Ramsar.
Imbarcazione caratteristica della laguna è il ciu, piccolo natante a fondo piatto quasi sempre verniciato di rosso. E un imbarcazione costruita ancora da pochi cantieri e secondo tecniche antiche, custodite gelosamente dai maestri che conoscono a memoria ogni caratteristica e ogni misura della piccola barca.
In
mezzo allo stagno è stata costruita una strada a traffico intenso con punte di
intenso traffico in estate. Lo stagno, inoltre, convive con uno stabilimento
petrolchimico e addirittura con un inceneritore. Non può che sorprendere la
capacità di adattamento che hanno avuto le specie che ci vivono.
Archeologia
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La laguna di Santa
Gilla è nota agli studiosi di antichità puniche per l' eccezionalità
delle testimonianze archeologiche che i suoi fondali custodiscono. I
primi ritrovamenti, del tutto occasionali, risalgono al 1869, quando uno
dei pescatori della laguna recuperò fra le maglie della sua rete una
testa muliebre in terracotta. La consistenza dei
ritrovamenti successivi portò l'allora direttore del Regio
Commissariato ai Musei ed agli Scavi, Filippo Vivanet, ad organizzare
nel 1891 una campagna di scavo che, interrotta per l'avvicinarsi della
stagione fredda, proseguì nell'estate del 1892 per completare il
recupero dei tanti reperti individuati. Si trattava di oggetti
prevalentemente fittili, che in seguito ad una
analisi mineralogica si rivelarono «confezionati coi fanghi alluvionali
della stessa laguna», come si legge in una relazione datata 15 luglio
1893 relativa alle «Notizie degli Scavi di Antichità comunicate alla
R. Accademia dei Lincei». Durante i lavori furono recuperate numerose
«maschere umane» o riproducenti «le sembianze di Giove, Esculapio,
Apolline o di altre divinità maggiori», accompagnate da mani, piedi,
protomi di cani, coccodrilli, «draghi» e pantere, e ancora oggetti di
uso quotidiano come pentole, brocche, ciotole o «lampadette a due
becchi».
Ipotesi di un'antica officina. Accatastate una
sull'altra si individuarono anche anfore di grandi dimensioni, alcune
delle quali, preservando l'antico contenuto, restituirono ossa macellate
di pecora e di bue, o «frutti abbastanza ben conservati quali nocciole
e coni di pino». Nonostante l'esiguo battente d'acqua (dai 30 ai 70 cm)
che sovrastava il fondale fangoso su cui si operava, sorsero non poche
difficoltà per l'estrazione del materiale archeologico. Commerci a vasto raggio. Ma quando nel 1987,
all'interno di un vasto progetto di risanamento della laguna di Santa
Gilla, fu predisposto il dragaggio di una parte dei suoi fondali, il
problema della presenza di materiale archeologico innestò l'inizio di
nuove e feconde indagini: che premiarono l'impegno con cui i
subacquei condussero le ricerche, setacciando numerosi siti campione
all'interno della laguna. Furono infatti individuate due differenti
aree, la prima caratterizzata da un cumulo ben definito di anfore
accatastate, la seconda, molto vasta, indicata da reperti fittili
dislocati in ordine sparso. IL MISTERO DI SANTA GILLAdi Paolo
Bernardini, Vincenzo Santoni,
Emanuela Solinas ( dall'articolo pubblicato sul numero 37 (aprile 1993) della rivista "Archeologia viva")
Scorcio della laguna al tramonto del sole (Foto di Enrico Pinna) La campagna di scavi del 1991 aveva dunque permesso nuove scoperte che avrebbero non solo aiutato ad ampliare la storia della laguna, ma contribuito a chiarire ulteriormente le vicende di Cagliari punica. Tuttavia i molteplici interrogativi che avevano accompagnato il lavoro dei subacquei e degli archeologi attendevano ancora una risposta soddisfacente, e le ipotesi che sino a questo momento essi avevano avanzato non erano certamente esaustive di tutte le problematiche da affrontare. La vita antica della laguna di Santa Gilla doveva restare ancora un mistero, ma quello che aveva rivelato era comunque sufficiente per stimolare verso una nuova campagna di ricerche l'Assessorato alla Difesa dell'Ambiente
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Materiale di ambito punico. Il materiale ceramico rinvenuto e' costituito prevalentemente
da anfore a sacco e a siluro di fattura piuttosto modesta, con
superfici che variano dal color grigio scuro al grigio-beige,
caratterizzate da paste ricche di inclusi. Tra esse si segnalano due
anforette del tipo Bartoloni D5, attestate fino a questo momento in
ambito prevalentemente funerario. La superficie interna delle anfore è'
quasi sempre impermeabilizzata con della resina, di cui possono restare
alcune tracce della colatura all''esterno, in prossimità della bocca.
Dato piuttosto interessante è la presenza, in alcune di esse, di «bolli»
circolari del diametro di 1,5 cm, impressi a rilievo sotto l'attacco
inferiore di una delle due anse. Alcuni di essi riproducono motivi
frequenti in ambito fenicio-punico, come le fasi lunari associate al
sole e alla palmetta.
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Glossario
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Da Cagliari è possibile raggiungere la laguna attraverso la SS
195. |
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Era Quaternaria (1.800.000 - 10.000 di anni). |
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