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Note di
Palinologia
Note di
Melissopalinologia
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La melissopalinologia è la branca
della palinologia che studia l'origine botanica e geografica dei mieli sulla base
dell'analisi microscopica del loro sedimento e quindi il riconoscimento del polline e
degli altri elementi figurati che tale sedimento contiene.
Risale al 1895 il primo lavoro, dovuto a
Pfister, concernente l'analisi pollinica dei mieli; successivamente altri studiosi si sono
dedicati a queste ricerche (Fehlmann, 1911; Armbruster, 1929, 1934-35; Griebel, 1930-31),
ma il più autorevole di essi è senza dubbio Zandr, le cui opere (1935, 1937, 1941, 1949,
1951) rappresentano ancora oggi il punto di riferimento fondamentale per chi voglia
affrontare questo campo di indagine
Questi studi hanno permesso di accertare su
basi scientifiche sufficientemente rigorose, l'importanza apistica delle diverse specie
botaniche, la cui valutazione era precedentemente affidata solo a generiche valutazioni in
campo. Seppure non esenti da errori l'analisi melissopalinologica è infatti l'unico mezzo
per formulare giudizi obiettivi sull'origine botanica dei mieli. Il nettare dei fiori
contiene sempre quantità più o meno grandi di polline, che si trova poi nel sedimento
del miele che da esso deriva: sulla base del riconoscimento di tali pollini, delle
percentuali in cui essi compaiono e dell'identificazione di eventuali elementi indicatori
di melata, è possibile risalire alle specie botaniche bottinate con una precisione molto
maggiore di quella consentita dalle osservazioni dirette, che permettono di stabilire solo
se una specie è più o meno intensamente visitata dalle api, ma non in che misura essa da
luogo a produzione di miele. Attraverso la melissopalinologia si può risalire anche
all'origine geografica di un miele, in quanto lo spettro pollinico di un miele,
cioè l'insieme dei pollini che compaiono nel suo sedimento, rispecchia la situazione
floristica del luogo in cui è stato prodotto e zone geografiche diverse presentano, come
è noto, associazioni floristiche particolari, con differenze tanto più spiccate quanto
maggiore è il divario climatico. Lo spettro pollinico di un miele tropicale sarà
pertanto estremamente diverso da quello di un miele della zona mediterranea, tuttavia
anche mieli provenienti da località vicine, o con clima simile, rivelano sempre delle
differenze, se non altro a livello dei pollini rari o di percentuali dei pollini presenti.
L'identificazione dell'origine geografica è basata generalmente sulla presenza di
combinazioni di pollini tipiche delle varie zone: solo in alcuni casi infatti si
reperiscono pollini particolari, propri di determinati territori e sufficienti da soli a
indicare la provenienza del miele che li contiene. Da quanto detto emerge la possibilità
di caratterizzare i mieli sotto il profilo della denominazione d'origine e questo fatto
riveste una notevole importanza pratica, soprattutto in alcuni Paesi dove sono in vigore
leggi a tutela del miele e dell'apicoltura nazionale, perché impedisce che un
commerciante possa acquistare a basso costo un prodotto estero e rivenderlo poi a un
prezzo maggiorato spacciandolo per un prodotto nazionale, con evidente danno per gli
apicoltori del luogo.
L'esame microscopico dei mieli permette
infine di rilevare eventuali impurità, quali frammenti di insetti, polvere, ecc. la cui
presenza nel miele non è consentita dalle norme che regolano il commercio di tale
prodotto.
E' opportuno precisare che il contenuto
pollinico di un miele può essere influenzato da diversi fattori, alcuni relativi alle
caratteristiche morfologiche del fiore e del polline, altri alle operazioni cui nettare e
miele vanno incontro successivamente. A secondo del momento in cui si verifica la
contaminazione del nettare da parte del polline, si parla di inquinamento primario,
secondario e terziario.
L'inquinamento primario è quello che
ha luogo direttamente nel fiore a seguito dell'azione meccanica di insetti, vento, ecc.,
che scuotendo le antere provocano il distacco del polline e la sua caduta nel nettare
dello stesso fiore in quantità più o meno elevata. Sia la forma del fiore che la sua
posizione possono essere tali da favorire od ostacolare l'inquinamento, e così le
dimensioni del polline: tanto più grandi sono i granuli, tanto minore è la loro
rappresentatività nel nettare. Il contenuto pollinico può inoltre essere limitato dai
seguenti fattori: presenza di nettarii extrafiorali, mancanza di sincronismo fra la
deiscenza delle antere e il momento di massima secrezione nettarifera, sterilità parziale
o totale degli stami, unisessualità della specie (i fiori femminili non contribuiscono
all'inquinamento). Tutti gli elementi responsabili dell'inquinamento primario essendo
strettamente dipendenti dalle caratteristiche della pianta, sono relativamente costanti
nelle singole specie ed è quindi possibile valutarli con discreta precisione: se nel loro
insieme tali elementi portano a una presenza abbondante di polline nel nettare, si parla
di polline iperrappresentato ; se al contrario essi ostacolano l'inquinamento, si
parla di polline iporappresentato ; nei casi intermedi, di polline normale.
L'inquinamento secondario è quello
che ha luogo dal momento in cui il nettare giunge in arnia al momento in cui la cella
colma di miele viene opercolata. Ricordiamo tuttavia che alcune alterazioni del contenuto
pollinico si verificano anche durante il trasporto del nettare: come abbiamo già visto
infatti, nel corso del volo di rientro della bottinatrice, il nettare viene filtrato dalla
valvola proventricolare, che trattiene una parte del polline tanto maggiore quanto più
lungo è il tempo di permanenza nella borsa melaria (vedi pag...). Aggiungiamo qui che
questa operazione di filtraggio è più efficace nei confronti dei pollini di grandi
dimensioni il cui numero, già scarso dall'inizio rispetto a quello dei pollini piccoli,
viene ridotto proporzionalmente ancora di più. In arnia, durante i passaggi del nettare
da un'ape all'altra e successivamente, man mano che le celle vengono riempite, nettare e
miele si arricchiscono di polline aderente ai peli delle api; esso può provenire sia
dalle specie nettarifere bottinate che dal polline immagazzinato, di cui si nutrono le
giovani api. Questo tipo di inquinamento è tanto maggiore quanto più intense sono le
raccolte di polline e l'attività dell'alveare, e interessa principalmente i pollini
anemofili, meno appiccicosi e più facilmente disperdibili di quelli entomofili. Pertanto,
benchè meno controllabile dell'inquinamento di tipo primario, esso può, almeno in parte,
essere rivelato dall'analisi microscopica.
L'inquinamento terziario , infine, è
quello che si verifica nel corso delle operazioni di smielatura ed è dovuto alle riserve
di polline immagazzinate in arnia, principalmente nel nido, nonché al polline disperso
che può trovarsi sulla superficie dai favi. L'entità di questo inquinamento è tuttavia
trascurabile se il miele è stato ottenuto per centrifugazione e sono state rispettate
alcune norme igieniche elementari, come quelle di lavare con acqua tiepida i favi prima
della disopercolazione e di non prelevare, per la smielatura, i favi di covata.
Da quanto detto emerge il fatto che i
risultati delle analisi melissopalinologiche, per quanto largamente attendibili, non
garantiscono la precisione assoluta. La melissopalinologia, in sostanza, al pari delle
altre scienze che indagano i fenomeni biologici, le cui variabili sono sempre valutabili
con facilità, non possiede i requisiti di una scienza esatta.
Passiamo ora a descrivere i metodi
qualitativi e quantitativi che la Commissione Internazionale di Botanica Apistica (1970)
ha ratificato per l'analisi microscopica del miele. Tali metodi sono applicabili a tutti i
mieli fatta eccezione per quelli filtrati attraverso sabbia o terra di Diatomee, che sono
praticamente privi di sedimento.

A cura di Antonina
Zizza
Con il contributo del Ministero
delle Politiche Agrarie - Progetto AMA
e delle
Provincie Regionali di Siracusa e Ragusa |