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Polittico di Cima da Conegliano

Angelo Festa

Miglionico L'opera custodita nella chiesa Madre è stata certificata dalla Sovrintendenza di Firenze
"La deposizione del Cristo" è di Michelangelo

Il Quotidiano della Basilicata
21 Febbraio  2006

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La "Deposizione" attribuita a Michelangelo BuonarrotiMIGLIONICO ­ Un'opera di Michelangelo accertata nella chiesa Santa Maria Maggiore di Miglionico. Da circa un mese, ormai, è certo che "La deposizione di Gesù Cristo" appesa alle pareti del luogo sacro miglionichese fu creata da Michelangelo Buonarroti.
La certezza assoluta è arrivata grazie alla visita d'un equipe d'esperti della Sovrintendenza per i Beni Artistici e Culturali di Firenze, del dott. Paolucci del Museo degli Uffizi e del cardinale Piovanelli di Firenze. I grandi "sospetti" del parroco don Mario Spinello si sono tradotti in realtà.
Fra qualche mese, dal capoluogo toscano arriverà anche la bolla originale che testimonia la vendita effettuata dal museo fiorentino alla comunità miglionichese, per mezzo d'un cardinale vissuto secoli or sono.
Infatti, «era il 1566 ­ spiega la guida parrocchiale, Michele Piccinni ­ quando il cardinale Pasquale Onorati, durante un sinodo di cardinali, acquistò il dipinto di Michelangelo».
 
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Per molto tempo, comunque, s'è pensato che l'opera d'arte fosse stata realizzata da Ciro da Pistoia, artista comunque di scuola michelangiolesca. Ora la conferma della paternità del lavoro sembra non lasciare dubbio alcuno.
Qualche mese fa, anche il critico d'arte Vittorio Sgarbi aveva riconosciuto la mano del Buonarroti, va sottolineato; e senza avere il minimo dubbio.
Indubbiamente, la scelta di Onorati diede lustro anche all'ultimo discendente della stirpe, il cardinale Arcangelo Michele Onorati, morto solo nel 1903 e discendente d'una famiglia di porporati.
Lo stemma della stessa famiglia si può ritrovare in due punti della stessa chiesa: sotto il citato quadro e nelle vicinanze del pulpito.
Ma come s'è scoperto dell'identità dell'autore della "deposizione" custodita a Miglionico? Le tracce della maestria di Michelangelo sono individuabili in diversi tratti dell'opera.
Innanzitutto, è stato appurato che il pittore ha utilizzato la figura di Giuseppe d'Arimatea, per immortalarsi nella sua esecuzione.
Sotto la figura di Giuseppe, quindi del Buorarroti medesimo, è stata pure individuata la firma sull'opera; celata fra un martello e una calza rossa del personaggio biblico. Caratteristiche fondamentali del dipinto sono anche altre.
Per esempio, il particolare tocco con il quale fu disegnata la muscolatura dei personaggi (visibilissima nelle "fattezze" di Simone da Cirene).
Ancora, la "speciale" tridimensionalità dell'opera, nata dalle pennellate del celebre artista.
Questa suggestione è resa in special modo, invece, dalle tre scale poggiate alle tre croci.

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