“tutte le creature sono parenti”

L’ associazione che si propone di:

  • far conoscere, fuori da ogni deformazione folkloristica, i valori profondi della cultura degli Indiani del Nordamerica;

  • aiutare finanziariamente le comunità tribali impegnate a difendere i loro diritti e le loro identità.

Gli Indiani d’America , più di altri popoli che hanno avuta la ventura di conoscere gli aspetti peggiori della civiltà dei bianchi, sono popoli a rischio di estinzione culturale, ed i loro saggi insegnano che:

IL GENERE UMANO E’ COME IL SOLE ED I POPOLI NE SONO I RAGGI. QUANDO UN POPOLO MUORE, LA TERRA DIVENTA PIU’ FREDDA PERCHE’ IL SOLE COMINCIA A MORIRE.

L’associazione si propone inoltre, a mezzo di incontri, dibattiti, pubblicazioni, incontri con le scolaresche e mostre, di diffondere i valori culturali e storici delle culture del Nord America, avvalendosi della collaborazione di esperti “nativi” e di valenti studiosi.

 

“Sole, con il tuo grande occhio che tutto vede,

quando oggi nel tuo viaggio verso ovest

passerai sopra mia moglie ed il mio bambino,

sussurra loro che mi hai visto e porta loro

tutta la nostalgia che sento per i miei cari e per la mia terra”

  Anonimo cheyenne

                                                 Detenuto a Fort Marion, Florida, 1870

Appunti indiani … a cura di Alessandro Ragana

 

SPIRITUALITA’ SIOUX -   LA PIPA  -  BISONTI

SPIRITUALITA' SIOUX

Ohiyesa Charles A. Eastman (1858/1939), SIOUX SANTEE

L’atteggiamento originario dell’indiano d’America verso il ”Grande Mistero” che ci circonda e ci avvolge, era tanto semplice quanto elevato

Il culto del “Grande Mistero” era silenzioso, solitario, scevro da ogni egoismo

Era silenzioso perché ogni parola è necessariamente debole ed imperfetta; perciò le anime degli antenati si innalzavano in muta venerazione. Era solitario perché essi erano convinti che Egli ci fosse più vicino nella solitudine e nessun sacerdote era autorizzato a intromettersi tra l’uomo ed il suo creatore.

Nessuno poteva esortare né  confessare né intervenire in alcun modo nell’esperienza religiosa di un altro.

La fede non poteva essere formulata in dottrine né imposta a chi non fosse desideroso di riceverla; pertanto non esistevano predicazione, proselitismo e nemmeno dileggiatori o atei.

Presso di noi non c’erano templi o santuari che non fossero quelli della natura.

LA PIPA

  I riti della pipa, come metafora del mondo, si accentrano sull’oggetto stesso:

esso è il centro del mondo che rappresenta e perciò il fulcro del potere in sé; quando è passata in cerchio essa stessa ne è il centro e il fumo, diffondendosi nell’aria, si espande nello spazio in ogni direzione.

Microcosmo simbolico del Macrocosmo, l’oggetto Sacra Pipa è composto da  due parti: FORNELLO e CANNELLO, separati in buona parte delle tribù delle Pianure e delle praterie, uniti nelle tradizione dell’est.

·        IL FORNELLO, nel suo significato in senso stretto, cioè di luogo dove è acceso il fuoco, diventa anche cosignificante del focolare della casa, significati di proprietà Femminile. Il Foro per il cannello rappresenta la vagina che è simbolicamente relazionata alla Terra. Il fornello è l’unica parte della pipa che può toccare terra perché è parte del suo stesso potere

·        IL CANNELLO è la “Trachea”, la parte Maschile, il “Lingam” relazionato al cielo, attraverso il quale passa il fumo: “Il Respiro Sacro” , l’alito del “Grande Mistero”.

I BISONTI

I bisonti avevano incominciato a sparire ben prima che i coloni facessero la loro comparsa sul “platte”.

Gi stessi commercianti avevano compiuto battute di caccia che erano state vere e proprie carneficine.

Catlin nel 1832 aveva visto una mandria di 1500 capi sterminata dagli indiani presso fort pierre sull’Upper Missouri, solo perché un commerciante voleva riempire la propria barca di lingue di bisonte salate da portare a St. Louis.

Catlin afferma che solo le lingue vennero prese e che il resto degli animali venne lasciato ai lupi.

Quei folli indiani in cambio ricevettero ALCOOL.

Fremono ha calcolato che negli ultimi 8/10 anni precedenti il 1843 circa 90.000 pelli di bisonte venivano messe sul mercato ogni anno dalle compagnie delle pellicce.

Si trattava di pellicce di femmine col mantello invernale, cioè uccise tra Novembre e Marzo, dal momento che il mantello estivo non dava una buona pelle.

Le pelli dei maschi non venivano trattate.

Nel 1847 ben 110.000 pelli di bisonte femmina vennero avviate verso St. Louis.

Considerando che venne calcolato che i bianchi (commercianti, trapers ed emigranti) uccisero solo 5.000 capi all’anno nel corso degli anni ‘50, è evidente che gli indiani, pressati dai commercianti, furono i principali responsabili del macello delle mandrie.

Sono state scritte molte sciocchezze a proposito degli indiani che non avrebbero sprecato una sola parte dei bisonti che uccidevano. Questa era una versione proposta dagli indiani delle riserve dopo che l’ultimo bisonte venne ucciso dai cacciatori bianchi.

Nel 1850, il capitano H. Stansbury vide un gruppo di Oglala uccidere i bisonti sul Laramie Fork e rimase stupito notando che gli indiani prendevano solo alcune parti scelte degli animali, lasciando le grandi carcasse ancora ricche di carne ai lupi. In quegli stessi giorni gli Oglala si lamentavano amaramente per la distruzione della selvaggina da parte dei coloni.

 

 

Presidenza ed informazioni

Alessandro Ragana     329 5361538

Informazioni

Jitka 338 8463262