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4 - 31 marzo 2004 Isidro Tascón |
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Da circa dieci anni, l'opera di Isidro Tascón, segnata fin dagli esordi da grande coerenza e organicità interna, si muove scopertamente nell'ambito della citazione Minimal. I riferimenti culturali esibiti da questo giovane artista spagnolo, infatti, risultano essere gli "oggetti primari", creati alla metà degli anni '60 del Novecento, dagli americani Robert Morris, Donald Judd e Carl Andre. Con i padri del minimalismo nordamericano condivide, infatti, non solo la scelta d'impiego di materiali come il ferro, il feltro, il legno, il cristallo e il plexiglass, ma anche l'adozione, pressoché esclusiva, dei formati quadrato e cubico. Tuttavia, se osservati con più attenzione, i quadri-oggetto di Isidro Tascón immettono, nella rigida impalcatura della pratica minimal, numerose effrazioni. Ripetuti accostamenti di materiali caldi come il feltro ad altri ritenuti freddi come il ferro o l'alluminio, ad esempio, ma anche l'introduzione del colore. Il prestito, dunque, è solo in superficie, e la frattura con l'opera minimal è di sostanza. Infatti, nell'opera di Isidro Tascón il quadro-oggetto di matrice minimal diventa post-minimal, come ha osservato acutamente Fernando Castro Flórez nel 1999, ovvero si complica e si anima di una sua dialettica interna. Non c'è più solo una materia o la materia in sé sola, ma più materiali vengono combinati tra loro creando numerose variazioni interne all'oggetto e originando una ricchezza di relazioni possibili con l'osservatore assolutamente sconosciute alle opere di Morris, Judd e Andre. |
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Questi, infatti, dichiaravano di volere creare oggetti privi di relazioni interne, cioè tali da non suscitare problemi di lettura, in altre parole non doveva esserci un dentro nelle opere minimaliste, un cubo doveva essere cubo e null'altro. Il totale prosciugamento di ogni possibile significato interno all'opera, la rimozione di una sua pretesa anima o interiorità, l'espulsione dell'interno, portava Judd a concepire grandi forme metalliche che, aperte su due lati, rendevano ancora più comprensibile la loro struttura. Isidro Tascón, invece, secondo un principio diametralmente opposto, e per questo non assimilabile alla pratica minimal, lavora proprio sul riempimento di quell'interno lasciato vuoto dalle strutture primarie di Judd. Così, i suoi cubi, accumulano nel loro corpo cavo strati di feltro colorato, materiale caldo e assorbente, che viene tagliato, piegato, compresso, costretto in forme chiuse, obbligato a riempire un vuoto. Questa particolare forma d'impiego del feltro, nell'opera di Isidro Tascón, si pone anch'essa agli antipodi della pratica minimal, poiché non viene lasciato cascare in curve molli, come in Robert Morris, e neppure serve a ricoprire oggetti per ammorbidirne gli spigoli, come Joseph Beuys, ma fornisce un'anima calda ad oggetti freddi Stefano Marson |
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