Sul luogo dell'Apparizione della Madonna al povero contadino Giovanni Cigana, alla periferia occidentale di Motta e poco distante dalla riva sinistra del Monticano, lì dove il fiume faceva un tempo l'ultima curva prima di gettarsi nella Livenza, accorsero ben presto numerosi fedeli e devoti pellegrini che affermavano di aver ricevuto grazie e miracoli dalla Beata Vergine Maria.
Pochi giorni dopo, il 21 marzo, la piccola cappella in tavole era già edificata ed il Governatore generale, fra Giovanni di Nardo, concesse il permesso di celebrarvi il culto religioso.
La gente accorsa da ogni dove lasciava generose e sentite offerte in una cassa appositamente posta accanto al luogo dell'Apparizione.
Il 1 aprile, la Scuola di S.Maria e S.Nicolò proprietaria del terreno, ove era comparsa la Madonna, lo mise gratuitamente a disposizione per la costruzione della chiesa.
Pochissimi giorni dopo l'apparizione era dunque disponibile sia il terreno, sia un notevole capitale accumulato grazie alle offerte dei fedeli. A questo punto, il Consiglio della Magnifica Comunità della Motta si pronunziò per prendere, in pubblica e solenne seduta tenutasi in data 3 aprile 1510, le decisioni necessarie per la costruzione del tempio e pensare al modo migliore per assicurarne una decorosa custodia proponendo di chiamare i Frati Minori.
Lunedì 8 aprile, i primi quattro frati, provenienti da Treviso, guidati da P. Bernardino da Piovene, misero piede a Motta.
Fu allora che intervenne l'Autorità Ecclesiastica ed il 10 maggio 1510, il Vescovo Don Giovanni Battista, Vicario generale della Diocesi di Concordia, istituì il Processo Canonico sui fatti dell'Apparizione, riconoscendone in seguito l'assoluta veridicità.
La primitiva chiesetta in legno, nel frattempo già eretta, venne subito ricostruita ed il 16 agosto 1510 il Papa Giulio II benedisse la nuova Chiesa appena iniziata.
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| La Basilica della Madonna dei Miracoli | |
Dietro la supplica di Girolamo Guerra, allora Consigliere della Magnifica Comunità di Motta, il Papa emanò una bolla per condurre a termine il Santuario, prevedendo tra l'altro anche l'edificazione di un convento annesso per i Frati Minori dell'Osservanza di San Francesco della Vigna, a cui affidare la custodia e il rispetto del luogo sacro.
Il Vicario provinciale degli Osservanti della Vigna, Padre Girolamo Recalco inviò pertanto a Motta Padre Francesco Zorzi da Venezia, con l'ufficio di Procuratore della fabbrica, per seguire la direzione e la conclusione dei lavori.
La prima domenica di settembre del 1513 avvenne l'apertura solenne della Chiesa, sebbene non ancora completamente terminata, in quanto i lavori si fermarono sia per la grave situazione politica che vide in guerra Venezia contro la Lega di Cambrai, sia per il terremoto; tuttavia la Chiesa era pienamente agibile e quindi aperta al culto anche se non ancora consacrata.
Nel 1527, anche il convento era pronto ed il 16 settembre 1548 avvenne la consacrazione della nuova Chiesa per opera del Vescovo Don Tito, canonico regolare lateranense.
Nel corso degli anni molti altri lavori verranno compiuti con la partecipazione dei più famosi artisti del tempo.
Il primo disegno architettonico della Basilica richiama la tipologia della Chiesa trevigiana del '400 a tre navate. In un secondo tempo, coinciso con la direzione dei lavori da parte di Padre Zorzi, amico di Jacopo Sansovino, prende una caratterizzazione vagamente codussiana, mentre nell'ultima fase,
relativa alla costruzione del chiostro addossato al lato destro della Chiesa, si denota nella costruzione delle colonne e dei capitelli in pietra d'Istria uno stile albertiano semplificato.
Nel corso dei secoli, le pareti della chiesa vennero imbiancate a più riprese per motivi di ordine igienico-sanitario, soprattutto in seguito alla peste che colpì gravemente la comunità mottense nel 1630. Questo fatto causò la perdita di numerosi e preziosi affreschi. La Basilica mantenne la sua impostazione classica fino al 1713, quando vennero attuate delle modifiche che seguirono l'imperante gusto barocco del momento. Il nuovo fastoso aspetto durò fino al 1891 quando il Santuario, dopo meditati lavori di restauro, fu riportato alle sue forme originarie.
Nel 1875 Pio IX insignì la Chiesa del titolo di Basilica Minore e nel 1877 fu dichiarata monumento nazionale.
Durante la prima guerra mondiale, il Santuario fu trasformato in ospedale da campo per le forze armate austriache : Feldospital 808. Ma è proprio qui che l'anno seguente, il 4 novembre 1918, l'Ordinario Militare, mons. Bartolomasi, canterà il primo Te Deum di ringraziamento per la fine della guerra.
Esternamente la Basilica conserva tuttoggi le sue classiche forme armoniose tondeggianti.
La facciata sale dolcemente dalla successione degli archi del chiostro esterno, per le vele laterali curvilinee che racchiudono al centro il tondo finestrone di cristallo, fino agli elementi semicircolari del timpano a mezzaluna sormontato dalla statua della Madonna.
Tipico esempio di facciata di arte povera veneto-rinascimentale.
Ornano la facciata altre quattro statue raffiguranti : S. Francesco, S. Antonio, S. Chiara e S. Augusta.
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| facciata e campanile della Basilica della Madonna dei Miracoli | |
Il Santuario della Madonna dei Miracoli è uno dei Centri maggiori della religiosità popolare del Veneto e meta, ogni anno, di pellegrinaggi di fedeli provenienti da ogni parte d'Italia e del Mondo.
In occasione dell'Anno Santo del 2000,
il vescovo diocesano mons. Alfredo Magarotto ha scelto la Basilica della Madonna dei Miracoli, la Chiesa Cattedrale e l'Abbazia di Follina, quali chiese giubilari per la diocesi di Vittorio Veneto.
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