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IL CONTRIBUTO DEL BOSCO PER LA PREVENZIONE DELLA DESERTIFICAZIONE
Ecco i risultati di uno studio sulla desertificazione concluso dalla
Ecosezione di Bari M. e del Parco delle Chiese Rupestri del Movimento Azzurro
E’ ormai noto a tutti il problema dell’emissione di inquinanti ambientali ed il loro effetto catastrofico sia sugli esseri viventi che sugli elementi abiotici (terra, acqua ed aria). Fenomeno ancora più visibile nelle nostre regioni in quanto intimamente connesso alla scarsità delle precipitazioni piovose e l’innalzamento della temperatura che in una sola parola si tradurrebbe nel processo di “desertificazione”. Ai meno attenti, i dati sulla diminuzione della quantità di acqua negli invasi idrici rispetto agli anni precedenti (per la regione Basilicata si parla di un gap rispetto allo stesso periodo del 2001 di circa 220 milioni di m3) è solo un sintomo dell’evoluzione del clima e di quello che ci aspetterà negli anni avvenire. La Commissione Intergovernativa per i Cambiamenti Climatici (IPCC) ha stabilito che, continuando di questo passo, si registreranno nelle regioni meridionali aumenti di temperatura pari a 0,32 °C ogni dieci anni e che mediamente le precipitazioni ogni anno subirebbero una diminuzione del 20-25% rispetto all’anno precedente. Un così vistoso calo è sinonimo di una forte riduzione delle produzioni agricole. Ma, oltre all’agricoltura, hanno bisogno di acqua le industrie, gli impianti di produzione di energia e, naturalmente, ogni essere umano per vivere.
L’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha stabilito che il fabbisogno minimo di acqua è di 5 litri pro-capite al giorno, ma per poter parlare di condizioni accettabili di vita occorre una quantità pari a dieci volte questo valore. E’ così possibile misurare il grado di benessere di una popolazione in rapporto alla disponibilità idrica. Se da un lato i dati statistici riportano che gli italiani, in quanto a consumi di acqua, sono primi in Europa ed addirittura terzi nel mondo con 200 litri pro-capite al giorno (tenuto conto anche delle esigenze industriali ed agricole), già nella stessa Italia il 15% della popolazione si trova al di sotto della soglia minima per condizioni decorose (50 litri pro-capite al giorno). E, dati alla mano, a vivere questa emergenza sono, oltre alla Sardegna e Sicilia, proprio la Puglia e, per ovvi motivi di legame, la Basilicata. Conosciamo tutti i problemi legati a queste due regioni, soprattutto in merito alla scarsa gestione della risorsa acqua, dovuta a sprechi e perdite del sistema di condotte.
Gli inquinanti ambientali che sono causa di queste catastrofiche conseguenze sono conosciuti e dovuti tutti alle attività dell’uomo. Fra le conseguenze dell’effetto serra è doveroso citare l’emissione di anidride carbonica (CO2). L’Italia partecipa con il 2,1% di emissioni, collocandosi all’undicesimo posto dei Paesi che più inquinano; mentre un ruolo sicuramente più importante rivestono gli Stati Uniti con un pesante 25%. E’ chiaro che oggi i Paesi del mondo non possono stare più a guardare ed accettare passivamente i risultati di anni di scellerato sfruttamento delle risorse del pianeta. Già nel 1997 sono stati stabiliti alcuni limiti in seguito alla stipula del “Protocollo di Kyoto” e, a distanza di cinque anni da quella data, in Europa si è registrata una diminuzione di emissione di gas serra pari al 4%, confidando di raddoppiare questo valore nei prossimi anni. Importante è il ruolo della natura e soprattutto della vegetazione in questo contesto: per via della fotosintesi clorofilliana i vegetali consumano proprio la CO2 regalando all’uomo ossigeno. A testimonianza di quanto detto, studi condotti negli USA hanno rilevato proprio che in seguito all’aumento di anidride carbonica nell’aria la crescita degli anelli del fusto degli alberi negli ultimi anni è stata maggiore che in passato. E’ come se a pranzo vi presentassero una porzione doppia di pasta rispetto al giorno prima.
Però, così come è giusto riconoscere alla natura questo importante ruolo, è altrettanto giusto non credere di poter confidare soltanto sul suo aiuto, anzi è importante aiutarla. Se da un lato il bosco sembra essere privilegiato da questa condizione, dall’altra parte l’anticipo della primavera e dell’entrata in vegetazione di gran parte delle nostre specie vegetali condiziona enormemente ad esempio gli uccelli migratori, gli erbivori ed insettivori in generale che giungono da noi in ritardo per riprodursi rispetto alle condizioni ottimali di disponibilità di cibo.
Anche costruendo un discorso in senso egoistico per l’uomo, tralasciando in maniera comunque sbagliata gli interessi degli altri animali che popolano la Terra, va detto che la produzione dei gas serra è superiore di ben undici volte alla capacità di immagazzinamento da parte degli alberi. Ancora con lo stesso esempio, il cibo che vi presentano a tavola è notevolmente superiore alla vostra fame e non si sa come consumarlo.
In poche parole, unica soluzione al problema che affligge l’intera umanità è una sensibile riduzione dei gas emessi nei processi industriali ed una giusta politica non solo italiana ma internazionale di salvaguardia degli ecosistemi forestali. Il deserto è ormai alle nostre porte; salviamo i boschi che ci circondano e contemporaneamente sentiamoci partecipi del problema rifiutando l’idea che questo sia solo un problema istituzionale.
Dott. Saverio BASILE
Ecosezione Bari M. e del Parco delle Chiese Rupestri
Movimento Azzurro