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Movimento Azzurro
Ecosezione di Bari Mercadante e Parco Chiese Rupestri
SOMMARIO
1. Introduzione
2. Green marketing ed ecocertificazione
2.1 Principali sistemi di certificazione applicabili alle risorse forestali
3. Prospettive per l’Italia
3.1 Certificazione delle aree protette: le possibilità offerte dalla sperimentazione nel Parco Nazionale del Circeo e nel Parco Fluviale del Po
3.2 Una proposta per le realtà forestali del Sud Italia
4. Considerazioni conclusive
Bibliografia
Negli ultimi dieci anni il tema dello sviluppo sostenibile ha modificato gli orientamenti relativi alla gestione forestale, verso una nuova considerazione delle esigenze sociali, economiche ed ecologiche. La tutela della sostenibilità implica l’attuazione di azioni di controllo, salvaguardia e recupero che mirano a conservare l’integrità delle risorse e migliorare le prospettive di sviluppo a lungo termine. Oltre a questi obiettivi, il concetto di sostenibilità si sta diffondendo grazie alle opportunità che i nuovi modelli di gestione offrono in termini di valorizzazione delle potenzialità produttive degli ecosistemi e di recupero di paesaggi di grande valore estetico e storico-culturale.
La modifica dei confini dei settori delle azioni politiche, inoltre, ha fatto si’ che la gestione delle foreste diventi un’indispensabile strumento operativo di politiche non solo forestali. Infatti, le risoluzioni internazionali in tema di cambiamenti climatici, di risorse energetiche, di lotta alla desertificazione, di gestione delle risorse idriche e di sviluppo rurale, pongono tutte in primo piano le risorse forestali.
Il dibattito sul tema della Gestione Forestale
Sostenibile (GFS) fu avviato durante la Conferenza delle Nazioni Unite su
Ambiente e Sviluppo (UNCED) del 1992 e dalle tre Conferenze Ministeriali sulla
Protezione delle Foreste in Europa di Strasburgo (1990), Helsinki (1993) e
Lisbona (1998). Durante il “Processo di Helsinki”, un insieme di iniziative
pan-europee hanno comportato la definizione dei criteri pan-europei che
definiscono le condizioni ed i processi alla base della GFS. La Conferenza
Ministeriale di Lisbona ha definito le linee guida operative paneuropee che
possono essere utilizzate, su base volontaria, per promuovere la GFS in ogni
Paese
La rapidità dell’evoluzione dei processi di degrado ambientale e la gravità delle loro conseguenze sulle prospettive di sviluppo futuro, stanno annullando i tentativi di far passare in secondo piano l’impatto ambientale delle attività produttive. La prima risposta delle società è stata l’adozione da parte delle istituzioni di strumenti legali quali le norme «comando e controllo» e le tasse ambientali. Successivamente, con il diffondersi della sensibilità dei consumatori in merito ai problemi ambientali ed il crescere della domanda di prodotti e servizi environmentally friendly, i sistemi produttivi hanno introdotto, soprattutto nei paesi del Nord Europa e del Nord America, gli strumenti volontari di green marketing. Tali strumenti permettono di sfruttare il vantaggio competitivo attribuito al prodotto a basso impatto ambientale offrendo garanzie sulla sostenibilità della gestione aziendale.
In questo scenario si collocano le iniziative di Certificazione di terza parte che spingono le imprese a introdurre volontariamente delle modifiche dei processi produttivi o dei prodotti verso una maggiore compatibilità ambientale ed a sottoporsi a verifiche delle dichiarazioni rese da parte di un organismo esterno. Le tecniche di certificazione si possono applicare al Sistema Qualità (SQ) o al Sistema di Gestione Ambientale (SGA) di una azienda. Il settore forestale si presta a sua volta all’applicazione della certificazione del Sistema di Gestione Ambientale alla gestione delle risorse forestali ( «ecocertificazione»).
La certificazione del sistemi di gestione può avvenire secondo due approcci (Elliott e Hackman, 1996): un approccio "di sistema" (management system approach) e un approccio "di rendimento" (performance approach). Nell'approccio di sistema vengono comprovati gli obiettivi che l’impresa stessa si è definita, mentre nell’approccio di rendimento si attesta che l’impresa abbia raggiunto standard ambientali predefiniti a livello internazionale. Nel secondo caso i prodotti possono utilizzare un marchio di qualità ambientale collettivo.
Il primo approccio è stato adottato dall’ISO (Internaional Organization for Standardization) nella definizione degli standard 14001 e 14004 e dall’EMAS (Eco-Management and Auditing Scheme). L'approccio di rendimento è impiegato nelle norme relative all’ecolabel comunitario (Reg. 880/92), nella certificazione forestale FSC (Forest Stewardship Council) e nel sistema PEFC (Pan-European Forest Certification).
L'etichettatura del prodotti legnosi, ovvero l’assegnazione di un marchio di qualità ambientale o eco-label, avviene attraverso la certificazione della rintracciabilità del prodotto nella filiera (chain of custody) e assicura la provenienza da foreste gestite in modo sostenibile del legno presente nel prodotto finale.
Le esperienze di applicazione di sistemi di gestione ambientale alle foreste hanno dimostrato che lo strumento dell’ecosertificazione favorisce una riorganizzazione interna delle aziende migliorandone l’efficienza. Lo strumento del label, inoltre, può stimolare il mercato a riconoscere un premium ambientale per i prodotti forestali provenienti da foreste ben gestite. Questi vantaggi giustificano la diffusione delle certificazioni forestali in tutto il mondo dove sono attualmente certificate il 3% delle foreste (109,1 milioni di ettari) di cui il 54% è localizzato nel continente europeo (Eba’a e Simula, 2002).
Le norme ISO 14001-04 ed il regolamento EMAS non specificano criteri od obiettivi minimi di qualità dell’ambiente, ma sono utilizzabili da tutti i tipi di aziende per realizzare un miglioramento costante dell’efficienza ambientale delle attività produttive. L’applicazione di questi due sistemi è stata estesa in Italia al settore forestale ed alle aree protette attraverso l’approvazione di specifiche linee guida recepite e pubblicate dall’UNI (ente italiano di unificazione).
Le norme ISO 14001-04 danno le indicazioni per l’applicazione dei sistemi di gestione ambientale e guidano nelle procedure di audit ambientale, nelle analisi del ciclo vita dei prodotti, nell’assegnazione dei labels e nella valutazione delle performance ambientali.
Il Reg. 1836/93 (EMAS - Eco-Management and Auditing Scheme) è un sistema di accreditamento a livello europeo simile alle norme ISO 14001-4, ma concentra l’attenzione sui risultati ambientali attesi più che sul sistema di gestione ed impegna ad una maggiore attività di informazione del pubblico attraverso dichiarazioni ambientali annuali.
I sistemi di certificazione sviluppati dall’FSC e dal PEFC definiscono un insieme di Principi e Criteri di gestione forestale sostenibile.
Il Forest Stewardship Council (FSC), avviato da organismi non governativi, promuove modelli sostenibili di produzione e commercializzazione del legname ed è direttamente responsabile di un sistema di certificazione (in qualità di ente di accreditamento) che segue un approccio a livello di «unità di gestione». Secondo il sistema di certificazione elaborato dall’FSC, per gestione sostenibile si intendono quelle attività in grado di assicurare la disponibilità di prodotti legnosi e non legnosi nel tempo e di mantenere la biodiversità, la produttività ed i processi ecologici del bosco (Upton e Bass, 1995). La superficie di foreste certificate FSC in Europa era supera i 23 milioni di ettari.
Il sistema Pan-European Forest Certification (PEFC), invece, nasce su iniziativa di proprietari, imprese, industrie e associazioni forestali e risponde all’esigenza di sviluppare un sistema di certificazione forestale europeo. A differenza del sistema FSC, i cui criteri rappresentano standard validi su scala mondiale, il PEFC non è un ente di accreditamento e si basa su standard di gestione regionali difficilmente comparabili tra loro. D’altra parte, però, questo sistema consente anche alle proprietà forestali di piccole dimensioni di dotarsi di un sistema di certificazione che permetta il raggiungimento di economie di scala. Attualmente in Europa risultano certificati secondo il sistema PEFC oltre 46 milioni di ettari di foreste.
Nelle regioni del Nord Italia sono state già avviate diverse iniziative di certificazione di foreste a funzione prevalentemente produttiva.
Tra le esperienze più significative, si ricordano la certificazione FSC di 11.000 ettari di bosco da parte della Magnifica Comunità di Fiemme (prima proprietà forestale certificata in Italia), la definizione di standard di GFS per le foreste del’arco alpino (gruppo di lavoro coordinato dall’Università di Padova e di Torino) e dei boschi friulani (Regione Friuli Venezia Giulia e Università di Padova), la definizione di standard di gestione per i pioppeti (progetto “ECOPIOPPO” della Regione Piemonte) e l’avvio di cinque studi pilota per verificare l’attuabilità del sistema di certificazione PEFC. La norma ISO 14001 è stata adottata da parte del Settore Pianificazione forestale della Direzione per le Foreste e l’Economia Montana della Regione Veneto, del Servizio Forestale della Provincia Autonoma di Trento e della Provincia di Bologna per la certificazione dell’Appennino bolognese.
In campo industriale, invece, si è attuata la realizzazione di diverse certificazioni di Catena di Custodia per i prodotti legnosi sia secondo il sistema FSC che PEFC, l’affermazione della prima linea di prodotti derivati dalla cellulosa certificati FSC e la costituzione di un “gruppo di acquisto” FSC.
I risultati ottenuti hanno dimostrato che l’introduzione delle certificazioni nel settore foresta-legno italiano permetterebbe di far fronte a problematiche quali la frammentazione delle proprietà ed il mancato orientamento del mercato, attraverso la creazione di forme associative, la possibilità di avvantaggiarsi di strategie di nicchia e l’integrazione verticale delle aziende boschive con quelle di prima lavorazione (Pettenella e Cattoi, 1998)
L’applicazione della certificazione dei sistemi di gestione ambientale alle aree protette costituisce uno degli ultimi campi di sperimentazione dei sistemi di certificazione.
Nel considerare la gestione delle risorse naturali in Italia, ci sono alcuni aspetti, quali la presenza nel territorio nazionale di numerose aree protette e la difficoltà di gestione delle attività economiche ad esse legate, che suggeriscono la necessità di applicare misure attive di gestione, superando l’approccio del “non fare” delle tradizionali norme passive (divieti, prescrizioni, vincoli, limitazioni).
L’adozione di strumenti volontari quali la certificazione del sistema di gestione, può garantire, anche nell’ambito di aree complesse, determinati livelli di qualità ambientale del territorio ed apportare un miglioramento della struttura organizzativa interna. La certificazione di un Ente Parco, inoltre, può offrire uno strumento di coordinamento dei diversi gruppi di interesse ed un terreno di incontro e di dialogo con il territorio, oltre che un vantaggio di mercato per i prodotti e servizi offerti nell'area.
In altri paesi vi sono già molte esperienze di foreste certificate che ricadono all’interno di aree protette. In Italia il Ministero dell'Ambiente ha promosso l’applicazione sperimentale dei sistemi di gestione ambientale in due aree protette attraverso il progetto “Applicazione pilota dei Sistemi di Gestione Ambientale nelle aree naturali protette” affidato per la realizzazione all’ENEA - l’Ente per le Nuove Tecnologie, l’Energia e l’Ambiente - nell’ambito di un Accordo di programma.
Per la sperimentazione sono stati scelti il Parco Nazionale del Circeo e il Parco Fluviale del Po, nel tratto vercellese – alessandrino. Il modello seguito per l’applicazione dell’SGA ha portato all’esecuzione di un’Analisi Ambientale (analisi della organizzazione, analisi ecologica del territorio e analisi socioeconomica), all’assunzione di una propria Politica Ambientale, alla pianificazione e valutazione del sistema nella logica del miglioramento continuo ed alla definizione di un Programma ambientale (obiettivi e traguardi di miglioramento). Il progetto, nato nel 1999, è stato portato a termine nel marzo di quest’anno, le fasi successive di certificazione del Sistema di Gestione Ambientale, potranno essere condotte dagli stessi Enti Parco attraverso l’applicazione della norma ISO 14001. Un maggiore impegno ambientale potrà, inoltre, essere assunto dagli enti che vorranno sottoporre il sistema al Regolamento EMAS (Environmental Management and Audit Scheme) nella nuova stesura (Regolamento CE 761/2001) che ne estende l’applicazione a tutti i settori e al concetto di organizzazione, incorporando in maniera integrale la procedura ISO.
La realizzazione del progetto ha comportato una serie di attività che forniscono un notevole valore aggiunto al territorio, quali la creazione di banche dati e GIS, la formazione di nuove professionalità e la creazione di complementarietà con altri progetti (Agenda 21, Convenzione sulla Biodiversità, CITES, convenzioni ILO, ITTA ecc.). Nel corso delle attività del progetto, è nata anche l’iniziativa di formulare un modello interpretativo della norma UNI EN ISO 14001 che definisce le linee guida generali per l’applicazione a qualsiasi tipologia di area protetta.
L’interpretazione della norma considera la qualità ambientale come servizio fornito dalla organizzazione che vuole certificare il suo sistema di gestione ed identifica i “fornitori” di questo stesso servizio nelle imprese e negli altri enti territoriali che operano nell’area protetta. Questo adattamento permette all’ente parco di concedere l’uso del proprio marchio (ai sensi della legge quadro sulle aree protette L. 394/91) a fornitori qualificati secondo criteri stabiliti da un apposito Forum delle Parti Interessate che coinvolge anche amministrazioni comunali, associazioni ambientaliste ed associazioni di categoria.
In ultima analisi, il progetto dell’ENEA ha messo in luce le potenzialità dell’adattamento a realtà territoriali, dei Sistemi di Gestione Ambientale che sono nati per l’applicazione ad organizzazioni di tipo produttivo.
Obiettivi quali la riorganizzazione interna ed i vantaggi sul piano competitivo per Comuni ed imprese che aderiscono al Sistema messo a punto dal Parco, permettono di attribuire allo strumento della certificazione e dell’ecolabelling un significato che va ben oltre quello dell’applicazione di un insieme di procedure.
I risultati raggiunti potranno essere utilizzati da qualsiasi ente pubblico con competenze di gestione del territorio come i comuni o le regioni.
Per esempio, i comuni che vogliono valorizzare la vocazione turistica del proprio territorio, potrebbero, nella prospettiva di una diffusione dei modelli di turismo ecocompatibile, sfruttare la certificazione della qualità dell’ambiente naturale sotto la propria giurisdizione per migliorare la propria immagine.
La presenza in Italia di foreste con funzioni prevalentemente ecologiche e protettive, la grande diversificazione degli habitat e la presenza di un elevato numero di specie vegetali e animali, sono tutte questioni che suggeriscono l’opportunità di estendere l’adozione di sistemi di gestione ambientale anche alle foreste con funzione conservativa ed alle realtà territoriali.
Nel Sud Italia gli ambienti forestali presentano particolari problematiche quali la frammentazione della proprietà, l’abbandono della gestione attiva del bosco e la scarsa vocazione produttiva, che andrebbero interpretate al fine di definire gli strumenti volontari più adatti alla promozione della tutela ambientale.
Nel definire gli standard specifici di gestione forestale sostenibile, bisognerebbe considerare la complessità strutturale e la grande ricchezza floristica della vegetazione mediterranea presente in queste aree. I principi selvicolturali tradizionali andrebbero pertanto riadattati alla moderna concezione di sostenibilità attraverso l’assunzione di schemi meno fissi che imitino la natura.
In questo contesto potrebbe avere senso l’applicazione di un sistema di gestione territoriale e la sua certificazione seguendo un approccio “di sistema” che valorizzi i servizi resi dalle foreste e offra uno strumento di comunicazione con il pubblico. Le comunità montane, gli enti parco e le regioni, potrebbero avvalersi di questo strumento per coordinare le azioni locali, creare un terreno di dialogo con le aziende private e coinvolgere le università e gli istituti di ricerca nelle fasi sperimentali di attuazione.
In alcune regioni, la presenza nelle aree rupestri di tradizioni ed importanti aspetti storico-culturali, rendono al territorio la sua identità tipica, nello stesso tempo però, l’indifferenza al loro valore rischia di offuscare delle potenziali risorse chiave. In questo scenario i vantaggi indiretti dell’applicazione di uno strumento di certificazione del territorio potrebbe incentivare le attività di agriturismo, la vendita dei prodotti tipici e l’ideazione di percorsi storico-naturalistici.
Una tale ridefinizione dei sistemi di gestione
del territorio in aree con una complessa situazione socioeconomica, quali quelle
del Sud Italia, richiede grandi sforzi e l’assunzione di nuove vedute, d’altra
parte però trova sostegno nei numerosi incentivi che provengono dai
provvedimenti internazionali (Agenda2000) e dalla stessa direzione verso cui il
vasto pubblico spinge il mercato.
La scienza economica tradizionale, non solo non considera la possibilità di quantificare il capitale naturale, ma anzi conteggia i beni naturali solo quando vengono convertiti in manufatti o utilizzati come fattori produttivi e quindi quando si svolgono su di essi attività di trasformazione o alterazione. Avere degli obiettivi come la conservazione delle risorse forestali, inoltre, vuol dire assumere scale temporali molto più ampie rispetto a quelle dei modelli economici attualmente diffusi. Pertanto “i nostri strumenti di analisi economica sono ben lungi dal comprendere il valore implicito in una foresta” (Norman Myers). La sostenibilità della gestione ambientale può quindi essere perseguita solo assumendo nuovi strumenti economici quali le certificazioni e i marchi ambientali che presuppongono che i consumatori “comprendano” e che la loro sensibilità in merito ai problemi ambientali orienti i comportamenti e le scelte d’acquisto.
Nel settore forestale italiano è già presente una rigida regolamentazione delle attività dettata dalla necessità di conservare delicati equilibri ecosistemici che hanno una forte ripercussione sulle attività antropiche. La maggior parte delle foreste italiane, infatti, si trova su territori ad elevato rischio di erosione o desertificazione. Questo svantaggio potrebbe in realtà tradursi in una grande opportunità per il settore attraverso l’adesione alle proposte internazionali di gestione forestale sostenibile con gli standard più restrittivi anticipando l’evoluzione del mercato verde verso maggiori garanzie di sostenibilità.
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