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I falchi pecchiaioli nel mirino della 'ndrangheta 

Falchi pecchiaioli, arrivederci al prossimo autunno. Sta per concludersi anche quest'anno il passaggio sullo Stretto di Messina di migliaia di uccelli, per un totale di circa 315 specie. di cui ben 40 solo di rapaci. In prevalenza falchi pecchiaioli (circa  20000 avvistati nel 2002), ma anche falchi di palude, nibbi bruni, albanelle, sparvieri, gheppi, poiane, cicogne bianche e nere che si dirigono verso le zone di nidificazione del nord Europa per poi tornare a svernare in Africa. L'enorme quantità di specie migratorie che si concentrano negli hotspots (o “punti caldi”, come li definiscono i birdwatchers), ovvero stretti come Gibilterra, il Bosforo e il Canale di Sicilia, dà luogo a spettacoli naturali tra i più belli al mondo. Che, purtroppo, non sono attesi soltanto dagli amanti degli uccelli, ma anche dai bracconieri.

Benché il bracconaggio calabrese si sia negli anni molto assottigliato, il fenomeno persiste tuttora. Nel "collo di bottiglia" tra Sicilia e Calabria ci sono ancora delle sacche di resistenza da cui si continuano a udire spari. Il bilancio per il 2003 della "mattanza" ammonta a diverse decine di falchi pecchiaioli uccisi, qualche cicogna nera ed alcuni altri esemplari di altre specie. Una quantità comunque trascurabile rispetto al passato: nell'81, ad esempio, quando non erano ancora cominciate le campagne antibracconaggio, si contarono ben 1185 spari a fronte dei 16 dell'anno scorso. 

Il mese nero per i rapaci, e soprattutto per i simpatici falchi che prendono il nome dalla loro abitudine di cibarsi di larve di api, vespe e calabroni, è stato giugno, non a caso dopo la chiusura dei campi antibracconaggio organizzati da associazioni ambientaliste e gruppi di volontari.

Tuttavia, oggi sembra che la situazione si sia evoluta.

"Il bracconaggio sta mutando. - spiega Giorgio Borrelli,  Commissario Superiore del Corpo forestale dello Stato, - Le modalità in cui avviene dimostrano che non è più legato come un tempo a usanze popolari. I bracconieri sparano agli uccelli con fucili con matricole abrase, che si sono procurati con furti in abitazioni o agguati ai cacciatori. In molti casi hanno dei rapporti con la 'ndrangheta".  Sparano per istinto e per mostrare la loro insofferenza verso le ingerenze dello Stato anche in questa tradizione, che affonda le sue radici nelle feste popolari in cui venivano assegnati premi a chi uccideva il maggior numero di "adorni" (nome calabrese del falco pecchiaiolo) e penitenze a chi non ne ammazzava nemmeno uno. O per semplice frenesia, che li induce a sparare dal tetto della propria casa a pochi metri dal quale "scivolano" sull'aria i rapaci. 

"Oggi come oggi - continua Borrelli - l'approccio alla migrazione sta diventando di tipo culturale e non più di contrasto. Lo scopo del progetto Adorno, avviato negli anni Ottanta dal Cfs in collaborazione con le associazioni ambientaliste, è quello di vedere centinaia di guardie forestali e ambientalisti di tutto il mondo non più impegnati in una lotta senza quartiere contro i bracconieri,  ma volti a ricondurre nell'alveo di un'inziativa culturale uno dei fenomeni più affascinanti del mondo.

Questo è anche il significato di manifestazioni come la festa della migrazione, quest'anno giunta alla quinta edizione, organizzata dalla Fondazione Mediterranea Falchi e tenutasi il 1° maggio scorso a Campo Calabro.  Un'occasione per godere in allegria della natura".

Ma proprio da Campo Calabro giunge la risposta della 'ndrangheta. Alla fine ormai della stagione migratoria numerosi colpi di fucile sono tornati a farsi sentire qui e nei pressi di Villa San Giovanni. Ne hanno patito le conseguenze alcuni falchi pecchiaioli.

Peccato doverlo constatare, ma la Calabria dovrà ancora fare molti passi avanti per buttarsi alle spalle il suo passato.

 

Dr.Francesco Nicoletti

Movimento Azzurro

Ecosezione B.M. e Parco Chiese Rupestri