Credits

anoressia e bulimia

 

Ti voglio soprattutto snella. Sirene transerotiche…. sono il tuo memobox.

Tutto ciò non ha nulla a che fare con le sindromi alimentari.

Prima di addentrarci alla scoperta delle varie teorie in campo,tra le quali due interessanti e distanti,una inserita all’interno del paradigma sistemico-relazionale,con la particolarità dell’approccio al “discorso”(prof.ssa.Valeria Ugazio). L’altra di Recalcati, Freudiano-Lacaniano, autore dell’Ultima cena. (ed.b.mondadori) Prima di andare a vedere cosa dicono questi due terapeuti (la prof.ssa Ugazio ci scuserà per usare il verbo maschile) ci piacerebbe affrontare il discorso dal punto di vista Pedagogico. Ovviamente con tutte le attenzioni e i limiti che nei casi che andiamo ad affrontare derivano dalle nostra conoscenze e dalle nostre pratiche che non sono certo paragonabili a quelle psicologiche,per i diversi ambiti di intervento. Tuttavia nell’esperienza di “Icaro” e in quella Educativa ci è capitato di avere casi,considerati anche gravi,ed essere riusciti a mettere in atto una “relazione che cura”. Per questo ci soffermeremo prima alla trattazione di un caso:Filomena. Filomena era una ragazza tredicenne che quando si presenta al centro pesa circa 30 kg,alta 1-60 Sudamericana. Ci consigliano i medici del centro “bateson: terapia della famiglia”dell’ospedale di Niguarda di farla ricoverare immediatamente. La ragazza non vuole saperne. Si avvicinano le vacanze e il Centro “icaro” parte per la sua consueta vacanza estiva. Lei non vuole perderla. Facciamo presente alla madre i rischi, in realtà ella ci dice che la figlia è sempre stata così magra.

Passiamo oltre. La ragazza frequenta il centro per tre mesi, poi viene in vacanza. La ragazza presentava disturbi nell’ingerire cibo e chiedeva di essere “imboccata” dai suoi, inoltre soffriva di un continuo mal di schiena. In una intervista ad “Icaro” che facciamo a tutte/i gli utenti rivela tra l’altro le presenti difficoltà: non esisto. Dice testualmente rispondendo ad una domanda sulla sua condizione scolastica ”io non esisto”. Ne per i miei compagni/e, ne per i professori. Ne per la mia famiglia. Ad una domanda seguente che le chiede di rispondere se in conseguenza a ciò lei mette in atto qualche strategia per esistere, risponde<<Due>>. L’intervistatore le chiede quali? Risposta:<<non mangiare e ammalarsi>>.Poi prosegue dicendo che così la mamma gli presta attenzione e il nuovo papà (il padre originario è in sudamerica) pure. Come? Imboccandola, coccolandola, comprandole delle cose. Racconta che il padre non c’è da tempo e che da quando la madre, cinque anni prima, era partita e mai più ri-vista sino a 5 anni più tardi (la mamma è presa dai sensi di colpa per aver abbandonato i figli) lei ha vissuto con la sorella gemella e il fratello più grande, in un contesto familiare allargato alla parentela. Di quel periodo dice che il fratello è il capofamiglia (circa quindicianni) e il suo atteggiamento è autoritario (interpretazione dell’intervistatore), dice cioè che il fratello urla, si approfitta spesso nelle situazioni più varie, insomma spesso è “cattivo”. Allo stesso tempo esprime grande apprezzamento per le qualità dello stesso e sostiene che egli preferisce la sorella a lei. Anche per quanto riguarda la sua famiglia e sua madre in particolare lamenta  un’attenzione centrata sul fratello. Non è possibile riportare i contenuti e le parole precise dell’intervista per ragioni di segreto professionale. Comunque questo è sostanzialmente quanto viene detto dalla ragazza. Al momento della partenza ci ritroviamo con entrambi i tre fratelli. Dopo quattro giorni,in un quadro che già a casa stava modificandosi in meglio ‘la ragazza comincia a mangiare e a ridere. Mangia normalmente e alla fine della vacanza chiede sempre razioni extra. Proprio verso la fine della vacanza l’altra sorella che fino a quel momento non aveva accusato problemi si ammala. Cioè sta male, accusando svenimenti. Al pronto soccorso dell’ospedale del luogo di vacanza la ragazza viene ricoverata alcune ore per accertamenti, poi il medico di guardia ci dice che dal punto di vista organico non ha nulla. Tuttavia è impressionato perché la ragazza da quando messa a letto in camera si è ritratta in posizione fetale e “non parla”. Lasciamo con lei una collega con il compito di assisterla e di parlarle senza tuttavia sforzarla. Chiediamo alla collega di invitarla a camminare o farsi un giro a piedi se ne ha voglia. Allo stesso tempo facciamo richiesta al medico di dimetterla nel caso non riscontrasse nulla che potesse tenerla in ospedale. La ragazza in un primo momento non vuole lasciare l’ospedale. Poi viene dimessa. La collega racconta che appena fuori la ragazza compie un gesto curioso, riavvia verso una gelateria e si prende un gelato, cominciando a sorridere e scherzare. Passata la paura? A questo non possiamo rispondere. Sappiamo solo che inviamo la famiglia intera ad un centro di terapia della famiglia e i tre ragazzi dopo la vacanza  consolidano le amicizie precarie che fino ad allora non avevano. Adesso frequentano il centro con regolarità e hanno tutte e due amicizie che “le fanno star bene”.Il fratello più grande è contento di “non dover più stare dietro alle sorelle” e di poter uscire da solo con i suoi coetanei. La madre sostiene che adesso stanno tutti bene e sono scomparsi i sintomi del malessere.

Trudy.

Trudy è stata anoressica e lamenta il fatto di essere una perdente. Trudy sostiene che il suo fidanzato la “mollata” per uno sgorbio.Una sera Trudy prende un coltello raggiunge il fidanzato e lo aggredisce con graffi e pugni,il tutto in mezzo alla piazza del paese.Il coltello lo userà però contro lei stessa facendo il gesto di “tagliarsi le vene” e cercando di inscenare tale operazione.Trudy usa spesso i termini vincente-perdente.

Vincente-perdente

La polarità Vincente-perdente sta, nella teoria della prof.ssa Valeria Ugazio, alla base  della patologia anoressica. Per questa terapeuta e docente universitaria infatti  la patologia si definisce dentro un Universo “conversazionale” e culturale. Una tesi che riteniamo sia molto interessante al fine della comprensione della patologia. La professoressa Ugazio è una terapeuta Sistemica-relazionale (per formazione) con una specificità peculiare: l’osservatore, cioè l’analista, non è all’interno del sistema come nella tradizione Sistemica. Inoltre vi è questo discorso sulle polarità semantiche che definiscono le varie patologie. Ovviamente quello che scriveremo su questa pagina non è opera dell’autrice e quindi è possibile che non si riesca a dare il senso completo della teoria. Ci scusiamo anticipatamente con i visitatori del sito e con la prof.ssa alla quale chiederemo il prima possibile di riassumerci il suo punto di vista. Intanto è utile sapere che la patologia di cui parliamo è relativamente nuova nel campo del disagio psichico. Ha la sua origine nell’America del nord, anni 70, colpendo in prevalenza giovani donne facente parti di famiglie benestanti. La sua diffusione in tutto l’occidente assume aspetti quantitativamente  rilevanti per tutto il resto del secolo. L’Anoressica rifiuta il Cibo non perché a lei non piaccia mangiare o non ne senta il bisogno, al contrario. L’anoressica rifiuta il cibo per sottrarsi al controllo pervasivo dei genitori. Il cibo per queste/i soggetti è dipendenza. Non mangiare dunque è  una affermazione di potere. L’eziopatogenesi dell’anoressia, lo ricordiamo, è riportata al rapporto con la madre. La caratteristica del soggetto Anoressico è il rifiuto della relazione di “accudimento” che viene vissuto come un vero e proprio ostacolo all’autonomia dell’individuo. In sostanza una relazione di potere e predominanza dei genitori che soffoca il soggetto. La cosa interessante è che più in generale l’accudimento non viene vissuto, dal punto di vista del suo significato, all’interno di questa famiglia, come invece lo è per altre, con una declinazione di tipo “protettivo”,  cioè buono.Il significato è centrale quindi perché varia da nucleo a nucleo,da sistema a sistema,da cultura a cultura. Per queste famiglie dove si sviluppa la sindrome anoressica il significato è declinato verso l’invadenza, il potere, il vincere, il sottomettere. Altra caratteristica centrale di questa patologia ruota tutto attorno al “sintomo” attraverso il sintomo l’anoressica acquista un grande potere interpersonale ribaltando tutti i ruoli di quella famiglia.Per fare un esempio i genitori da “nutritivi” diventano “nutriti” è l’anoressica che spesso si occupa di  organizzare i pasti per la propria famiglia con una dedizione “amorevole”. In questo ribaltamento di ruoli l’anoressica tiene in pugno tutta la famiglia fungendo da elemento Regolatore. A questo punto è bene fare un po’ di attenzione:abbiamo detto che per il soggetto il rifiuto del cibo non è un digiuno ma è la “risposta” che ella da al sistema repressivo dal quale si sente schiacciata e che è il meccanismo relazionale proprio di quella famiglia, proveniente dai genitori. Tuttavia, questo potere pervasivo a cui l’anoressica tenta di rispondere con la “patologia” permane, non cambia, se non nell’illusione dell’anoressica. Ella è sempre inserita e dipendente dallo stesso contesto. L’autonomia in realtà non esiste. Vediamo adesso come si presenta la famiglia “tipo” dell’anoressica. Tra le caratteristiche principali ve ne sono due che attengono alla sfera delle interazioni: il rifiuto e l’aspetto sacrificale  che giocano spesso in tutti i membri della famiglia.Il Rifiuto: il “vomito” ad esempio è rifiutare. tuttavia vi è uno scarto tra livelli di contenuto e comunicazionali. In pratica non viene rifiutato al membro della famiglia  di esprimersi. Non viene cioè impedito il messaggio. Ma viene disconosciuto il “contenuto”.   In questo modo, a livello di significato, viene conseguentemente invalidato ogni messaggio. Ricordiamo che il contenuto sostiene la comunicazione.  Vi è cioè tutto il significato emozionale che non viene preso in considerazione. Per questo  si viene a determinare quella crisi di  “leadership” che viene assunta dall’anoressica.  Solo che è una leadership sintomatica! Come si nota nei due livelli ci ritroviamo sia l’aspetto pragmatico che semantico. Il sacrificio: in queste famiglie sembra che ogni membro si “sacrifichi” per il benessere dell’altro. Si presentano spesso al terapeuta dichiarandosi “vittime” Ci sono vere e proprie “escalation” sacrificali. Una delle ricorrenze più frequenti riferite dagli analisti è proprio questa modalità propria dei genitori di presentarsi come vittime, come soggetti che non fanno altro che vivere in funzione dell’altro. Elemento questo che  presenta in realtà l’aspetto falso e l’intento manipolativo del sistema, al quale il terapeuta non crede. Anche se in realtà non ci credono nemmeno gli stessi attori coinvolti, lo si “evince” dal “registro” dove emerge chiaramente tale falsità. Per quello che riguarda l’anoressica e il rapporto con il terapeuta ella lo teme perché lo percepisce come una minaccia alla sua “leadership”, al suo potere “sintomale”. Tuttavia l’anoressica abbiamo detto che mette in campo un “rito” per sfuggire alla repressione che ella sente su di se. La patologia risponde però ad un campo più esteso del contesto familiare e alle sue dinamiche che la stessa sarà pronta ad abbandonare appena queste saranno risolte.Polarità semantiche:a differenza di altre polarità che contraddistinguono altri tipi  di patologie, ad esempio i fobici sono dominati dalla polarità Paura-coraggio. Qui prevale Vincente-perdente  che in subordine trova Volontà-Arrendevolezza. Si è vincenti in questi contesti se si esercita il controllo-potere. Perdenti e arrendevoli all’opposto. Il lettore potrà facilmente notare che queste due polarità non sono esclusive dei contesti familiari ma sono proprie della società. Per questo parlavamo di patologie estese. Per questo si parla di culture. In questo senso vi è tutto il discorso che ruota attorno al “self-emotion”. In pratica il fatto che le proprie emozioni significanti sono personali e volontarie. Se c’è capacità di dominare i propri sentimenti si è vincenti (volitivi,testardi,tenaci). Altrimenti se un individuo tende al fatalismo a lasciare che le cose “vadano come vadano” c’è arrendevolezza. In pratica debolezza. Nella nostra società quindi la volontà, il vincere, sono valori riconosciuti positivamente. Anche i loro opposti sono riconosciuti ma con una accezione negativa. Per questo l’anoressica si esprime attraverso un’enorme “volatività”. Lei è un “grumo” di volontà! In questo risiede quella sorta di fascino derivante dalla società. Nella nostra storia il potere, la vittoria,s ono da sempre presenti. Pensiamo alle rappresentazioni teatrali del maestro del teatro Inglese W.S. ai drammi, agli intrighi familiari, da lui rappresentati, nelle famiglie dei nobili regnanti. Ma anche nella storia concreta, assata e presente, della nostra società e del suo specifico culturale. Il che non vuol dire che sia presente solo all’interno del nostro sistema mondo.Vuol dire solo che è transitivo in una maniera specifica. Un altro aspetto affascinante è  che stiamo parlando, appunto, di polarità relazionali. Dunque? Dunque queste polarità sono comparative:se c’è un vincente c’è sempre un opposto, un contrario. La differenza che vi è tra questa e altre polarità pur interdipendenti è che in questa specifica polarità vi è una immediatezza che non si percepisce allo stesso modo nelle altre. Il soggetto che ha paura non si percepisce immediatamente come “costruttivo” del suo opposto. Come cioè costitutivo del suo opposto. Non percepisce direttamente il suo opposto,l’altro,come invece avviene per la polarità Vincente-perdente. In questo caso i due soggetti che esprimono le due posizioni sanno dell’esistenza dell’altro.

Un po’ di storia.

Abbiamo già detto che l’anoressia emerge fortemente negli ultimi decenni del secolo in America e colpisce in primo luogo le figlie dei ceti benestanti. Una patologia tipicamente femminile. Freud sosteneva che l’isteria fosse tipica appunto del genere femminile.A lcuni sostengono in questa prospettiva che l’anoressia sia l’erede dell’isteria. Come mai proprio in questi ultimi decenni la nostra società si trova con un disagio che è passato nel corso di quarant’anni ad assumere gli aspetti di una pandemia? L’anoressia è un processo di esemplificazione del “se” (di costruzione) nel nucleo familiare. Oggi notiamo che la psicopatologia si presenta differentemente rispetto a periodi storici precedenti. In questo senso questo è il frutto di modificazioni profonde avvenute nell’assetto socio-culturale delle società.Oggi l’anoressia assume e colpisce persone in maniera trasversale.

Nonostante ciò notiamo che la “moda” della magrezza, come ci dicono alcune ricerche, si accompagna ad un aumento di peso complessivo degli individui della società(aumento di peso nella popolazione media). In pratica questa considerazione estetica della magrezza non è stato presente in periodi storici antecedenti(vedi le produzioni artistiche del passato) e allo stesso tempo la nostra  società non ha mai conosciuto un fenomeno così esteso di aumento dell’obesità.

                                 L’apprendimento delle polarità.

L’apprendimento delle polarità avviene nel bimbo in funzione di processi specifici,indotti in genere dagli adulti.Il bimbo/a impara a modulare i suoi stati emotivi in funzione del suo gruppo di appartenenza(famiglia-società). In pratica questi processi portano a modificazioni continue del proprio stato motivo che il bimbo modula su quelli che vede agire nella vita quotidiana dagli altri,questi episodi sono costruite ininterrottamente dalle polarità semantiche del gruppo.Via,via,verranno modulate anche le “intenzionalità” del bimbo. Sappiamo che il bimbo è una tabula rasa e vive di intenzionalità non definite,indifferenziate.In questo senso le possibilità con le quali si possono interpretare le intenzioni dei bimbi/e sono molte. Infinite. L’adulto spesso sovrainterpreta  e il bimbo che ha bisogno dell’interlocuzione dell’adulto si adegua.Il sovrainterpretare è introdurre delle polarità. Spesso queste sovrainterpretazioni riguardano gli altri. In questo senso il bimbo che abbiamo detto non ha ancora intenzionalità definite modula e cresce definendo la sua com-posizione immediata sul timbro dell’adulto,cioè il suo posto all’interno del sistema. Abbiamo usato il termine immediato perché se il bimbo in questa fase occupa un ruolo predefinito da altri non possiamo però stabilire che questo sarà poi il posto effettivo che andrà a occupare una volta che il suo processo di crescita si evolve(attraverso l’identità e il proprio sé).

                                                  Bulimia (alcuni cenni)

Premettiamo che non si tratta di una presentazione esaustiva del pensiero dell’autrice(forse nemmeno veritiera) ma l’introduzione di alcuni tratti specifici del soggetto bulimico ci servirà ai fini del discorso Anoressico. I bulimici sono soggetti che presentano peculiarità specifiche:sono abnormi;hanno un sesso indefinito(rappresentano una sorta di terzo sesso). Vi è dunque questa polarità che sembra essere opposta all’anoressia……

Mentre il bulimico  è vissuto spesso come una presenza simpatica, gioviale, l’anoressica incute un timore “atavico” perché ella riesce a fare a meno del cibo, riuscendo a vincere l’istinto, lo stimolo, fondamentale per l’uomo nei secoli: la fame. Nell’anoressica e nel sistema in cui vive la competitività è altissima, tutto ciò che si muove in quel sistema è in funzione della competitività. Non è una  competizione  che si sviluppa sin dalla nascita, nel senso che spesso questi soggetti nei primi anni di vita “vengono confermati” ma è un processo che si sviluppa nel tempo. La relazione del qui ed ora contestualizza il sé. Vi è una costante attenzione al confronto, all’altro. La costruzione del sé è incerto, insicuro. L’anoressica ha difficoltà ha bisogno di conferme. Non riesce a valutare le proprie sensazioni, in particolare ha difficoltà a gestire situazione emotive. E’ confusa. Fortemente sensibile alle critiche l’anoressica è destabilizzata da esse. L’attenzione all’altro è data dal fatto che egli fa da “cornice ai confini del proprio sé”. Vi è in pratica un rifiuto della definizione che altri vorrebbero dare del proprio sé. Per questo si cerca l’opposizione. L’adeguarsi è un perdere, un morire. In realtà poi scopriamo che nella magrezza vi è un con-formarsi alla società. Il problema è conformarsi in maniera attiva…..ella ha una storia personale tracciata da atteggiamenti omologanti: brava a scuola, ordinata, prepara i pasti per i famigliari.

 Abulimia-anoressia: l’ultima cena

A questo punto sospendiamo l’esposizione di quella teoria per passare al bel libro di Recalcati. Di questo vorremmo solo dire brevemente alcune cose,per lasciare ai lettori il piacere di leggerlo. Per l’autore l’Anoressica è alla ricerca della “cosa”, un termine usato per definire quello che Binswanger definirebbe il suo “fondo”. In pratica la ricerca di un essere….. Recalcati afferma che l’anoressica pur guarendo non riuscirà mai  a trovare interamente “la cosa” In lei vi sarà sempre lo “scarto”, cioè un irriducibilità all’altro. Il Bulimico qua è visto come interdipendente all’anoressica, cambiano le modalità. Il Bulimico cerca di colmare il vuoto mangiando fino a vomitare.. cioè alla fine quel vuoto rimane sempre tale.

N.B :ripetiamo che questo scritto è una libera interpretazione e che può anche non corrispondere in modo assoluto o parziale al pensiero degli autori. Rimandiamo ai loro testi:Storie proibite,storie promesse

(V.Ugazio) 

Anoressia Bulimia:l’ultima cena (M.Recalcati ed.b.Mondatori.)

Diego Valeri