Riflessioni
A proposito di depressione
Chi sa spiegare perché tante persone soffrono di depressione? Perché proprio in Paesi che possono disporre di medici e medicine?
Molti scienziati studiano la nuova malattia provano a darne una spiegazione e a prescrivere nuove cure ma la malattia si impadronisce ancora di troppe persone sane e le riduce a stracci.
Parlo di questa malattia perché ne ho sofferto anch'io e metto volentieri a disposizione di chi è interessato all' argomento la mia esperienza.
Ogni malato di depressione è un caso non ripetibile, ognuno ha il suo modo di soffrire tale
malattia ma so che tutti vivono tempi più o meno lunghi di profonda angoscia, nulla è come prima, interessi, affetti, sono a zero come è a zero il malato. Sfortunato chi, come me , si rivolge per aiuto a persone assolutamente non qualificate che si autopromuovono capaci di curare mentre spingono il malato sempre più nel profondo della fossa tenebrosa della malattia e potrebbero condurli a prendere decisioni folli.
Coloro che ci amano cercheranno per noi, perché noi non siamo più capaci di decidere nulla,
e, pur mossi da sincero desiderio di aiutarci, potranno commettere errori ma perché ci amano, riconosceranno cha la strada intrapresa è sbagliata e cercheranno meglio le cure necessarie.
Possiamo guarire dalla depressione e proseguire la vita con partecipazione e non più come automi pieni d'angoscia.
Tanti, tanti auguri dal profondo del cuore a coloro che in questo momento sono malati di depressione: non commetterò l'errore di raccomandare loro: coraggio, tirati su!
Queste parole sono per loro come il sale su una piaga perché non POSSONO seguire il vostro consiglio. Come si può dire cammina! a una persona avvolta strettamente da funi che ne impediscono ogni movimento?
Limitiamoci a star loro vicini, creando situazioni nuove che ne riaccendano lentamente il piacere di sentirsi vivi.
Una volta la depressione era chiamata esaurimento nervoso, come ho sentito dire dall'illustre professore geriatra Antonini.
Ricordo che nel caso di persone giovani, la cui presenza in famiglia non era assolutamente necessaria , se le condizioni economiche lo permettevano, venivano mandate a "cambiare aria" di solito nella famiglia di qualche parente in un altro paese o città.
Una soluzione saggia, secondo me, poiché il male va curato in un ambiente assolutamente diverso, tra persone e luoghi che offrono "cambiamento" .
I poveri non avevano scelta e molte persone depresse, non essendoci cure adatte, finivano negli ospedali psichiatrici, qualcuna ci è rimasta per tutta la vita, Tra queste ricordo qualche giovane mamma, probabilmente colpita dalla depressione post-partum . che fu internata in un ospedale psichiatrico e lì trascorse l'intera vita.
Voglio spendere qualche parola riguardo a malati, soprattutto donne, sofferenti di depressione, che non vengono capiti dai familiari i quali li prendono per malati di mente, sulla soglia della pazzia, e che prendono frettolosi provvedimenti per toglierseli di torno facendoli internare.
Ricordo una giovane sposa e madre di umili origini che si era sposata con un avvocato. La situazione in casa era molto tesa e nascevano diverbi tra suocera e nuora. Un giorno ci fu uno scambio di reciproche accuse e la giovane, esasperata tirò contro la suocera il cartone di latte che teneva in mano, forse si trattava di una bottiglia: fu subito chiamata l'ambulanza e la giovane venne ricoverata nell'ospedale psichiatrico di S. Salvi.
Il marito firmò di assumersene la responsabilità e la sposina tornò a casa.
E se il marito non avesse firmato? E se la giovane avesse pensato che era meglio starsene in ospedale piuttosto che subire le angherie della suocera?
Credo succeda anche che talvolta una donna giovane approfitti di incidenti simili per rimanere "malata" a vita, scrollandosi di dosso ogni responsabilità, anche quella dei figli, perché non si sente la forza di tirar su la famiglia che aveva formata, scelta drastica che, secondo me, denota un estremo bisogno di grande aiuto medico, psichico e sociale.
Quando leggo sul giornale di giovani madri che si gettano dalla finestra o in acqua assieme ai figlioletti penso in quale stato di prostrazione e di disperazione abbiano compiuto quel gesto e sono sicura che prima nessuno ha immaginato il dramma, e tanto meno loro hanno parlato per chiedere aiuto.
Su di una diffusissima rivista cattolica, lessi la lettera di un medico: sua moglie, sposa e madre esemplare, devota, apparentemente serena,un mattino si alzò in silenzio ed uscì per andare a morire.
In ognuno di noi c'è un imperscrutabile abisso di cui nessuno, nemmeno noi, conosce la profondità.
Noi pensiamo di sapere ma sappiamo ben poco, quasi niente del mistero che si nasconde dentro di noi.
Ci rimane di essere pazienti, amorosi, solleciti verso le persone che soffrono per la fatica di vivere.
Talvolta la depressione arriva a mettere uno stop al nostro modo di vivere, a significare cambia!, così non puoi andare avanti! Ma se nessuno ci prende per mano e ci insegna a camminare per strade nuove, rimaniamo incatenati al vecchio stile di vita e restiamo nella sofferenza e quando questa diventa insostenibile, compiamo un gesto estremo.
Qualche persona depressa, che non si rende conto di quanto la malattia sia difficile da curare, si mette nelle mani di persone non qualificate ed anche di qualche ciarlatano, purtroppo. Io li capisco, dove si vede una lue, una possibilità di stare meglio, si va con fiducia. E' pericoloso, io ci sono passata, quelle persone possono solo aggravare il vostro male, statene alla larga. Andate dai migliori specialisti, rinunciate a cose meno importanti ma al loro aiuto non rinunciate, ne va della qualità della vita che nel caso di un depresso è spaventosa e dolorosa al punto che taluni decidono di farla finita.

 

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