Riflessioni

Mi rivolgo ai nonni.

quando incontrate i vostri nipotini, in un qualche momento di relax, recitate loro qualcuna delle poesie che da piccoli imparavate a memoria , senza per questo sentirvi oppressi!
Se non le ricordate, cercatele fra i vecchi libri di lettura finiti in soffitta o in libreria o in biblioteca. Sarà un buon motivo per uscire di casa e distrarvi per un paio d'ore.
Per non fare la figura dei patetici mettetela un po' sull'ironia, il messaggio di dolcezza, di freschezza, di amore arriverà a destinazione.
Se i vostri nipoti apprezzano vecchi oggetti di un tempo lontano, tipo orologi , lumi, aquiloni, vecchie monete, francobolli, balocchi, marchingegni vari o simili, perché non dovrebbero divertirsi ad imparare vecchie poesie? Così, come per gioco, senza impegno di doverle recitarle poi a scuola.
Anche le piccole cose servono per avvicinare i piccoli agli anziani, superando d'un balzo la distanza creata dagli anni che passano nello spazio di due generazioni.
Ricordo,solo in patte una facile e breve poesia che si trovava nel libro di lettura:

" Passano sul prato il nonno e il nipotini,
il nonno è tanto vecchio, il bimbo è piccolino
il nonno è tanto stanco,
Passano sul prato, dandosi la mano.
Il nonno dice:
"Presto andrò lontano
e più non tornerò."
E il bimbo;
"Nonno, ma ti scriverò!"

Una volta dai nonni i piccoli si aspettavano dolciumi: ora non è il caso, nessuno li degnerebbe: e allora? Dai nonni i piccoli si aspettano anche oggigiorno dei doni: stavolta potrebbe essere una poesia!
Quando ero sulla sessantina ebbi ospite per qualche giorno una mia nipotina di otto anni.
Non sapeva saltare alla corda e fu lieta di impararlo da me. Questione di minuti ma ancora oggi,
dopo vent'anni, si ricorda bene di quel giorno.
Siate certi che avete tutti un tesoro di esperienze e di amore da condividere coi nipotini: potrete farlo nel momento favorevole, che prima o poi arriverà.
Invito anche i nonni, che generalmente hanno più tempo dei giovani genitori, a condurre i nipotini fuori, di notte, per scoprire la bellezza del chiarore lunare, la bellezza delle lucciole e di giorno per ascoltare le voci della natura, prima fra tutte la voce dell'acqua , il chiocchiolio d'una fontanella, il mormorio di un torrente, o almeno di una cascatella d'acqua. Se proprio non è possibile portare
nipotini all'aperto giocate a far parlare l'acqua del rubinetto! E con l'acqua e comune detersivo schiumoso, rinnovate con loro la magia delle bolle di sapone: quelle non fanno sudicio, non fanno rumore, non disturbano in alcun modo, sono semplicemente belle e non costano fatica: Una qualunque cannuccia serve, anche il vuoto di una biro scarica. Ricordo che da bambine ci arrotolavamo una pagina di giornale o di quaderno: la carta si inzuppava ben presto d'acqua e andava sostituita, ma il gioco delle bolle ci teneva buone per delle belle orette!
Sempre a proposito della voce dell'acqua, ricordo una bella poesia (forse di Angelo Silvio Novaro): rende mirabilmente tutte le sfumature dei rumori creati dall'acqua che zampilla, è una mirabile piccola scala di suoni vari, resi con parole il cui suono si avvicina quanto possibile al rumore stesso dell'acqua.

A proposito di depressione
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Mi rivolgo ai nonni.
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